giovedì 8 ottobre 2015

Que viva Mexico - iguanas, mar dei caraibi, tacos y margaritas



Jueves 8 de Octobre Dosmilayquince
Cancun, Manzana 26, Super Manzana Lote 13 24 27
Ore 5 (cinco) : 15 (y quince ) de la manana.

Fuori piove e dentro i condizionatori cantano.
Approfitto di questo momento di insonnia per cominciare il racconto di viaggio messicano che finalmente si sta compiendo.
Voy a empezar..
Pensiero n.1 del 06/10 ore 5:20 - " un aereo che parte alle 10:10 da Malpensa NON è un buon orario per due che vivono a Genova!"
Pensiero n.2 de lo mismo dia, poquito mas tarde: " ma che cccce frega, siamo in ferie!!!!


Dopo circa 10 ore e 15 di volo caratterizzato per lo più da sonno e posture assurde per conciliarlo, la città di Miami, FL. , primo porto di sbarco statunitense, ci accoglie con le mille formalità doganali americane, istituite senza ombra di dubbio, per instillare nel viaggiatore che ha disposizione meno di un paio d'ore per il connecting flight, la certezza matematica che rimarrà a terra, mentre il suo volo per Cancun stà pigramente sorvolando l' Atlantico. Neanche il timido ammiccamento di Mr. Miller, il simpatico addetto al controllo dei passaporti (corredato da registrazione delle impronte digitali) della cabina 58, che non nasconde il suo rammarico nell' aver appurato che Terry NON è mio fratello, mi distoglierà dall' ansia di vedermi con il naso schiacciato contro il vetro del gate chiuso, a fissare la coda del Boing 737 che si allontana dal suolo.
E invece no, abbiamo persino il tempo per un tramezzino al tacchino refrigerato che ci blocca le funzioni vitali!
Il viaggio è breve stavolta e alle 6 del pomeriggio circa siamo a destino.


Un viaggio in bus fino al terminal in centro e mi si presenta già il primo deja vù, i cubicoli di cemento squadrati che ospitano piccoli negozi di alimentari, agenzie di cambio e paccottiglia per turisti dal cattivo gusto, i pali della luce, i taxi scarcagnati che ingurgitano clienti, hanno un' assurda somiglianza con la Tailandia, l' unica differenza è che qui non hanno i tratti orientali..anche se poi non è sempre vero!
I tassisti discutono tra loro su dove potrebbe essere ubicato il nostro appartamento, pare che le informazioni che abbiamo non siano così dettagliate perchè indicano il quartiere, la zona ma non l' incrocio delle due strade che è il riferimento che necessitano, abbiamo già capito che orientarsi non sarà facile, poi uno di loro si "illumina" e partiamo fiduciosi verso Avenida Palenque, fine della corsa: Calle Primero de Mayo. Ci accolgono i latrati di un cane color caramello che ci mette in guardia dalla terrazza della casa che costeggia la lingua di cemento che attraversa il prato che conduce alle villas. La nostra è la 27. "Poco casino", dice il perro " de donde vienes y a donde vayas!" annusa l' aria impregnata di informazioni mentre ci allontaniamo dal suo campo visivo e pare che questo gli basti, perchè ai successivi passaggi si limita a riconoscerci e a starsene quieto sul tetto da cui troneggia.

Molliamo tutto e usciamo bramosi di stuzzicherie messicane, con tutti i dubbi del caso, riguardo al mangiare o meno dai negozietti che si affacciano sul marciapiede della avenida : no cose crude, non verdura malcotta, no frutta senza buccia, no acqua non confezionata, no ghiaccio. Dopo 300 metri siamo seduti sugli sgabelli di una tienda de Tacos a gustare il nostro primo "Takinn" di farina di mais cotto sul carbone, a base di queso filante, pomodori, insalatina, peperoncini lunghi e terribimente piccanti e tante altre prelibatezze che condiamo con salse dai nomi irripetibili, tutti immancabilmente vezzeggiativi. Accompagniamo il tutto con due bevande a base di frutti.

Strinati come cocchi facciamo ritorno satolli alla nostra camera. Nel silenzio della notte, qualche ora più tardi, esco fuori a dare uno sguardo al cielo messicano, costellato di tanti piccoli occhietti luccicanti che ancora una volta non so riconoscere, ma che mi allungano le labbra in un sorriso. Ci sono. Sono di nuovo in viaggio. Rientro e sono felice di non aver svegliato Terry. Questi sono momenti da non spiegare..
La mattina il sole accende di indaco il cielo sopra la nostra casetta, c'è un corridoio tra la camera e il bagno, senza soffitto, da cui si osserva un rettangolo di cielo limpidissimo, la piccola vichinga dentro di me scalpita per andare fuori ad esplorare,  quella grande la calma con maestria: "rilassati, abbiamo un mese di tempo per vedere tutto". Di comune accordo ce la prendiamo comoda.
La mattina dopo ci avventuriamo a prendere un autobus, e scopriamo la fantastica guida degli autisti messicani, mi chiedo il perchè di tanta scarsità di piloti autoctoni nel mondo dei rally..

Una bella passeggiatina lungo la strada principale che costeggia la zona hotelera, tra cartelli ansiogeni per Terry in cui si elencano le norme comportamentali da tenere nei confronti dei coccodrilli che potrebbero infestare gli acquitrini paludosi adiacenti al marciapiedi che stiamo percorrendo..mi guarda un pò perplesso come se si aspettasse che lo rassicurassi sul riconosciuto umorismo dei messicani, preferisco non enunciare la moltitudine di indicazioni ben peggiori incontrate nel mio peregrinare australiano, sia mai che un giorno esprima il desiderio di visitare anche quel mondo là..!

Intanto qui fa il primo incontro ravvicinato con le Iguanas, che immobili e incomprensibili ci guardano oltrepassarle all' ombra degli alberi. Ci fermiamo a Playa de las Perlas dove c'è una fine sabbia bianca, degli ombrelloni di legno e paglia sparsi qua e la ad uso gratuito di chi vuole schermarsi dal caldo sole caraibico e il mare con l' acqua più calda che abbia mai sentito. Terry rimane a mollo per un numero di ore imprecisato. Mi si sdraia accanto rugoso come Benjamin Button all' uscita dall' utero!
Il pomeriggio prosegue tra sospiri di beatitudine, qualche capatina ad esplorare le casette che si affacciano sulla spiaggia, alcune con scivoli che dalla porta finestra della camera ti allungano fin dentro alla piscina, per gente che fatica a svegliarsi, altre con statue a grandezza naturale di Poseidone piazzate sul poggiolo del primo piano.

Sulle nostre teste piccoli pterodattili in miniatura si stagliano neri contro un cielo indaco, due venditori di mandarini e pepitos attraversano la spiaggia, i bambini mangiano in acqua empanadas e rape rosa. Gli alberi dai rami ritorti reggono le amache colorate. Si dondola.
Il silenzio impera fatta eccezione per un sottofondo di musica tradizionale messicana, molto piacevole, gentilmentelmente offerto dalla limpiadora dei servizi igienici alle nostre spalle, che adagiando il suo smart phone sul ripiano del lavandino di ceramica del cesso (ahhhh come mi piace inserire una parola "vulgaris" in mezzo alle altre!) dei disabili, crea inspiegabilmente una cassa di risonanza tale da allietare la piccola spiaggia!

Rincasiamo per darci una sistemata prima di affrontare la Cancun Turistica, quella dei beceri americani in vacanza con gli appetiti da soddisfare, grandi mangiate, clichè ignoranti sui costumi locali, baracconi danzerecci alcolici corredati di raggi laser e schiuma party, personaggi creati dalla vicina macchina da soldi hollywoodiana in giro per le strade a posare in cambio di spiccioli. Un altro deja vù, sono tornata a Patong (Thailand), lungo lo stroll dei locali notturni, dove centinaia di procacciatori vendono i ping pong show come ultima frontiera dello spettacolo per turisti, le palline da ping pong non sono le uniche protagoniste della questione..

Viaggiare è anche vedere come viaggiano gli altri, buttare un' occhio su cosa si aspetta la gente dai posti che sceglie come meta per qualche giorno all' anno. Poi decidere cosa ci si aspetta dal proprio e in quale modo spendere tempo e denaro.
Ci facciamo quindi servire un margarita all' aperto direttamente dalla capoccia del camarero, assaggiamo qualche altra tipicità, Terry è già andato dopo una Sol, birra simil corona della gradazione alcolica del 4,2%.
Il frastuono dei clubs lo risveglia dal torpore e come un bambino in un immenso parco giochi gira la testa in ogni direzione per fare indigestione di immagini e stramberie, gli alti volumi delle hits che hanno già accompagnato la nostra ormai conclusa estate, impazzano qui dove l' estate è alle porte..all we need is somebody to lean on! eeh ooh eeh ooh eeh ooh eeh ooh". Come due cyborg a corto di carica, il nostro corpo, da perfetto orologio qual'è, si ricorda che a casa nostra a quest'ora si spengono le luci e senza possibilità di opporsi inizia la fase dello spegnimento. Il seguente viaggio in autobus è tutto un ciondolare di teste su colli che vorrebbero abbandonarsi al tocco del cuscino, i miei occhi rifiutano di rimanere aperti e il mio cervello se ne frega se potrei risvegliarmi a Tulum una volta giunti al capolinea.

Fortuna che Terry conserva un briciolo di energie per localizzare la fermata più vicina al nostro incrocio e trascinandomi come un carrello della spesa con le rotelle storte, mi tira giù dall' autobus mentre gli verso addosso anche l' ultimo residuo di acqua rimasta nella bottiglietta privata del tappo, lui ignaro si tocca i pantaloni e si annusa le dita terrorizzato dalla possibilità di essere stato "spisciazzato" dal suo vicino sul bus. Non apro neanche gli occhi, vado a traino, un rimorchio di 56 chili, nella calura della notte messicana.



lunedì 23 marzo 2015

#Belgio#Bruges#Bergues#inviaggioconmammà!

Un anno è passato, spesso mi ritrovo a pensare a dove fossi l' anno scorso di questi tempi. Guardo magari la data sul calendario e mi ritrovo a pensare " l' anno scorso in questo giorno ero tra gli alberi di Karri nel Western Australia, oppure in questo momento un anno fa stavo guidando tra le colline fuori Adelaide. Non mi intristisce perchè so che  i tempi saranno ancora maturi e sto lavorando solo allo scopo di ripartire, ma nonostante ciò mi sono accorta di aver bisogno di staccare un pò prima di iniziare la devastante stagione estiva che impegna la ristorazione. 
Non mi ricordo neanche come ci sia arrivata, ma ho pensato che prima o poi mi sarebbe piaciuto visitare Bruges, ho subito visualizzato le immagini della grande piazza su google e mi era sembrato di riconoscere il campanile dal quale Antoine Beilleul suona il cosidetto "Carillon" e da cui fa la proposta di matrimonio ad Annabelle con la complicità del suo capo dell' ufficio delle poste Philippe Abrams nel film "giù al nord" di Dany Boon. 



Poi mentre i pensieri si perdevano tra le rimembranze delle varie scene comiche , ho pensato ad una ragazza che avevo conosciuto in Australia nel 2010 mentre mangiavo pane e nutella aspettando di vedere il tramonto su Uluru. Ci eravamo messe a parlare di film francesi e il suo compagno mi aveva detto che lei abitava proprio in quel paesino dove girarono la pellicola. Avevamo fatto pure una foto insieme ma ci eravamo scordate di scambiarci le mail, anche in occasione del nostro secondo casuale incontro, cosa degna di nota in un paese grande come l' Australia, ad Airlie beach mentre stavo prenotando una gita in barca a vela nelle Whitsunday Island. Lei mi aveva raccontato di aver sorvolato la barriera corallina in deltaplano, ma mi è sempre rimasto il rimorso di non averle prestato troppa attenzione in quell' occasione, perchè troppo presa a capire di più sulla mia imminente traversata. 


Pochi giorni dopo mi arriva un' offerta ryanair sulla casella di posta e tra altre 4 o 5 mete c'era pure Bruxelles distante un centinaio di chilometri dalla mia meta. L' ho presa al volo e ho iniziato a guardare la cartina per pianificare un itinerario: un giro di 8 giorni in cui percorrere in treno le distanze tra la capitale del Belgio, Gent, Bruges, Anversa, sforare in Olanda ad Amsterdam, Eindhoven e richiudere il giro con Liegi e Namur.
Eppure qualcosa non mi tornava..io mi ricordavo che il film era ambientato in Francia, mentre Bruges è inequivocabilmente in Belgio, ma devo aver soprasseduto essendo la regione di Calais confinante. Questa mattina infine, cercando informazioni sul popolo Ch'ti di cui Philippe Abrams ha tanto timore dopo la visita al pro-zio della moglie che glielo dipinge come inospitale e ignorante, scopro l' arcano. La cittadina non è Bruges ma Bergues! Li per li mi prende lo sconforto, ma poi scopro che le due mete distano solo 80 km una dall'altra!
Nulla è perduto, posso ancora vedere la torre campanaria, andare alla ricerca della patatiniera e provare a recapitare la foto alla mia "amica" francese.
Ma le parole su questo prossimo viaggio non sono ancora terminate..la settimana scorsa, in preda alla follia ho chiesto a mia madre di venire con me! Le ho comprato il biglietto, che per qualche strana ragione ho pagato meno del mio (!!) e da quel momento ho iniziato a pensare di aver fatto la cazzata più grossa degli ultimi 2 anni. Da ora in poi la mia preparazione sarà tutta volta a far si che sia un' esperienza positiva per entrambe, una possibilità per conoscerci meglio e rafforzare un rapporto limitato a quello di madre-figlia.
Ho ben impresso nella mente la mia cena in ostello a Sorrento  nello stato del Victoria, in compagnia di madre e figlia polacche che conversano amabilmente sulla possibilità di viaggiare attraverso il Nullarbor o dirigersi invece verso il traffico di Melbourne. Se ci riescono le altre, perchè noi non dovremmo? 


lunedì 16 febbraio 2015

#terremotoemozionale#maschere#ilfuggitivo#sgomento#dubbio#certezze#disorientamento#avantitutta!!



Il momento è difficile, è come se mi fosse tremata la terra sotto i piedi e sia lì in contemplazione inerme di quello che mi è crollato intorno mentre stò piano piano accertandomi che io sono rimasta in piedi, tale e quale a com'ero, cioè..no..no tale e quale no, perchè dopo un avvenimento imprevisto atto a portar scompiglio, non può necessariamente tutto restare come era, no, quindi diciamo che, accertatami che io non sia crollata come le macerie che restano di alcune mie presunte certezze, muovo i primi passi per cercare di tornare alla normalità.
A questo servono i terremoti emozionali?


Forse tu sei li che costruisci e fabbrichi coi pensieri senza renderti conto che stai ignorando qualche elemento fondamentale e allora qualcosa ti deve scuotere, ti deve distogliere per farti capire che stai tralasciando qualche particolare. Me lo immagino così, come se fosse un gesto estremo dell' universo che ha provato a mandarti segnali più blandi, che tu ovviamente non hai colto e allora ha dovuto ricorrere a qualcosa di drastico per smuoverti dal tuo torpore o dal tuo instancabile lavorio mentale.
Il terremoto che mi ha mandato l' universo si è concretizzato sotto forma di carta stampata e si chiama "Le 5 ferite".
Cosa sono queste 5 ferite? Pare che siano le cause che ci impediscono di essere quello che veramente siamo, i condizionamenti della nostra esistenza.


Fino a ieri pensavo che dipendessero esclusivamente dalle nostre esperienze vissute e da traumi inflitti in tenera età. Oggi scopro che probabilmente non è così, ma anzi,  che a seconda della ferita da curare, la nostra anima scelga nel momento della nascita, il corpo che ci ospiterà più consono alla ferita stessa. Pare infatti che il nostro aspetto fisico, che a differenza della mente non sa mentire, racchiuda in sè i segni, le posture, ma soprattutto le fattezze del condizionamento che ci portiamo dentro. E non solo, sceglierà una precisa famiglia in cui farci nascere dove uno o entrambi i genitori avranno quella medesima ferita da curare.
Inutile dire che da oggi guarderò le persone che conosco e che incontro con occhi e una consapevolezza diversi.


Ma non è questo il punto su cui volevo soffermarmi oggi; chiaro che se scrivessi un blog generico su riflessioni e scoperte che si fanno giornalmente potrei cercare di aprire un dibattito sul tema. Ma no, questo blog è incentrato su di me, quindi parlerò di quello che ho tristemente appurato sulle mie ferite.
E non c'è voluto neanche tanto visto che la triste scoperta si è palesata appena a pagina 8!
Ora, c'è da spiegare che ad ognuna di queste 5 ferite che ci portiamo appresso, corrisponde una maschera che indossiamo per ingannare gli altri e noi stessi, un comportamento dietro il quale ci nascondiamo per non sentirci vulnerabili e per evitare di soffrire ancora a causa di questa ferita.
Procedendo nella lettura della prima ferita, ovvero il RIFIUTO, mi sono riconosciuta nella descrizione di alcuni comportamenti, pensieri e sensazioni, ho riscontrato anche qualche analogia fisica, ma la scossa vera e propria l'ho percepita quando ho appreso la maschera che indossa chi soffre di questa ferita: il fuggitivo.


Non stò qui ad elencare tutti gli atteggiamenti in cui mi sono ritrovata mentre procedevo nella lettura, perchè nessuno mi conosce così bene da potermi dare un riscontro, e questo perchè se indosso una (o più) maschere è proprio per celare quella che sono. Dico solo che per molte ore, tutti i miei progetti che sto pianificando e sui quali mi sto concentrando sono scomparsi, lasciando spazio ad un grosso vuoto fatto solo di sgomento e disorientamento.
Ovviamente è facile indovinare che le domande che mi sono rivolta fossero tutte atte a scoprire se la mia voglia di cambiare paese non sia un realtà una fuga dalle situazioni che non voglio affrontare. La risposta sembra piuttosto semplice. Quello che ne consegue è cercare di capire quindi se continuare ad assecondare la fuga o rimanere cercando di prendere di petto la situazione.
Il fatto è che comunque, fuga o non fuga, in Italia di questi tempi non è che si stia proprio bene.


Quindi, mi sono detta, mi sta bene interfacciarmi con le mie ferite e lo farò sicuramente da ora in avanti, ma continuerò a portare avanti il mio progetto, che servirà a tentare di avere una vita lavorativa e monetaria migliore (se va come mi immagino) e ad insidiarmi in un paese non avendo più messo in valigia le sopracitate maschere!


#Sydney#Australiaday#26thjanuary#stairwaytoheaven#meritocrazia#partediqualcosa#paradisiterrestri#quelcheilmondofagirar


16597
Sono i chilometri che separano Genova da Sydney.
Perchè Genova è la mia casa, perchè Sydney lo sarà. E io ho deciso così.



Naturalmente metto in preventivo qualche km di scarto, vale a dire che se non sarà Sydney ma Brisbane, o Cairns o Perth o una qualsiasi altra città, va bene lo stesso, l' importante è che sia Australia!
Tutta questa eccitazione è determinata dal fatto che ho ricevuto una mail di risposta davvero piacevole e positiva dal famoso australiano citato nel post precedente. Cosa che mi ha fatto avanzare di un gradino sulla scala ideale che stò salendo per arrivare al mio obiettivo. La mia personale "stairway to heaven", come cantavano i Led Zeppelin.
Perchè l'ultimo proclamo che mi sono sentita fare diceva propriò così: ".. stavolta, se Australia dev'essere, voglio entrarci dalla porta principale!", alludendo al fatto che non ho intenzione di rientrare nel paese come turista e poi trovare clandestinamente qualcosa da fare, sperando che si tramuti in una reale possibilità permanente. Non voglio arrivare in Australia da Italiana fuggiasca e disillusa come tanti che ho incontrato nel mio ultimo viaggio, che ti parlano solo di zero prospettive e di alto tasso di suicidi. Io non vivo così, io non sono da un colpo al cerchio e uno alla botte. Io sono da carte in regola e tirarsi su le maniche.
E adesso sto scrivendo questo post con quel giusto sottofondo musicale.


Gli interrogativi di questi giorni, una volta che la consapevolezza di aver osato è stata ripagata, sono molti, ovvio, alcune sono domande lecite da farsi quando ci si rende conto di trovarsi davanti ad un possibile grande cambiamento, forse il PIU' grande. Altre invece sono solo paure, freni o rimasugli delle vecchie paure, che forse neanche sono le mie, ma mi sono state trasmesse dalle mie frequentazioni più strette o dalla famiglia.
E' vero, una mail sono solo un mucchio di parole una in fila all' altra, magari ben spese, ben strutturate, ma di fatto non sono una certezza. Il fatto è che forse anche le parole di incoraggiamento bastano per cambiare vita e per decidere che si è sulla strada giusta. Dopotutto è questo che mi piace dello stile australiano di prendere la vita: positività, apertura, benevolenza. Una bella differenza rispetto al mugugno a cui siamo abituati da questa parte del pianeta!
Adesso ho appena  buttato giù un progettino per offrire i miei irrinunciabili servigi al paese che più di tutti vorrei abitare, e speriamo che il mio australiano trovi il modo per darmi una mano a concretizzarli, oltretutto mentre scrivo ricorre la giornata dell' Australia day, commemorazione del primo insediamento europeo di Port Jackson nel 1788, ora parte del porto di Sydney, a cui attraccò la prima flotta di 11 navi giunta dalla Gran Bretagna guidata del Capitano Arthur Philip. Una giornata in cui, oltre a riunirsi per festeggiare il proprio paese e la propria cultura, gli Australiani consacrano i personaggi annuali che hanno contribuito alla crescita e al miglioramento del paese, ma danno anche il benvenuto agli immigrati che sono diventati cittadini australiani.


Il mio desiderio è che il prossimo anno sia anch'io una nuova cittadina a cui dare il benvenuto, anche se il solo fatto di poter celebrare il 26 gennaio in Australia vorrebbe dire tante cose.:P
Mi sono ricordata poi, mentre facevo questo pensiero, che prima di partire avevo visto una pagina Facebook australiana, in cui gli immigrati che trasferendosi nel paese rosso avevano avuto una seconda chance, potevano caricare un video in cui ringraziavano pubblicamente il paese. Era stato molto emozionante per me vedere tante persone, di razze e religioni e culture diverse che si dichiaravano felici non solo della loro scelta, ma anche di sentirsi parte di qualcosa. Questo concetto ha molta presa su di me, non mi riferisco al patriottismo, infatti la cieca devozione e convinzione degli americani mi fa rabbrividire, e in quanto ad essere fieri di essere italiani, non mi arrischierei a fare sondaggi in giro! Tralascio volutamente la insana devozione islamica che di questi tempi crea panico e scompiglio.
Essere parte di un grande paese, giovane ma funzionale, frizzante e curioso e soprattutto aperto a nuove idee, a nuove sperimentazioni, credo mi farebbe essere fiera di abitarlo.
L'Australia non è il paradiso, questo è bene che si sappia, non si pensi di partire verso un luogo dove tutto è possibile col minimo sforzo perchè intanto lavoro ce n'è. Il principio non è quello, anche perchè se così fosse si sarebbe già riempito di gentaglia e schiene dritte, che è quello che poi è successo in Italia.


Ti sondano, ti sorvegliano, ti controllano, te e il tuo conto in banca e le tue credenziali, perchè tu presentandoti alla loro porta garantisci di chiedere asilo in cambio di accrescere il benessere del paese. Alcuni lo vedono come un brutale affronto, ma non lo è, se per un attimo lasciamo da parte le accuse di perbenismo interessato e i giudizi sterili. Vogliono essere sicuri, che tu realmente contribuisca alla crescita del paese e siccome di furbi è pieno il mondo cercano di smascherarli prima di avergli dato la libertà di beneficiare della loro ricchezza ed equità. Nè ho visti molti tornare a casa, gente che si credeva di andare a fare la bella vita, con stipendi triplicati rispetto a quelli italiani, belle case, panorami da favola e rispetto, senza aver dimostrato neanche di sapersi rifare il letto. Non è che arrivi li e la gente fa a pugni per offrirti un lavoro e una sistemazione.
Da nessuna parte è così, a parte Terminus (Walking dead 4° serie), peccato che poi l' intento è quello di scuoiarti per farne salsiccie!


 Non è impossibile, bisogna solo avere la possibilità di dimostrare di aver voglia di fare, perchè nei paesi sani, quelli che se lo meritano costruiscono il loro avvenire, gli altri restano indietro.
Chiaramente ci vuole anche un pò di culo, non a tutti capita il privilegio di poter dimostrare il loro valore, ma è anche vero che a volte le occasioni bisogna crearsele, e questo non vale solo per l' Australia. Tutti sappiamo che se vogliamo ottenere qualcosa dobbiamo lottare, imporci e crederci. Il lavoro non arriva se stai sdraiato ad aspettare. Capisco che provenendo da un paese come il nostro si faccia fatica a credere che possa esistere la meritocrazia, ma basterebbe mettere il naso fuori dall' Italia per scoprire che non troppo lontano da noi le cose funzionano diversamente: Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Scandinavia. Non c'è bisogno di fare 16.000 km per accorgersi che l' impegno paga. Quello che frena tanti italiani a mettere il naso fuori è la paura, è il rischio, l' incertezza della riuscita. Ma come diceva Merlino a Semola, il garzone che poi avrebbe estratto la spada dalla roccia nell' omonimo film Disney "..non star solo ad aspettar ciò che per caso puoi trovar, se metti buona volontà il mondo tutto ti darà, però se tu non rischierai, nulla mai rosiccherai..."


venerdì 23 gennaio 2015

#siricomincia#cambiamenti#newbeginning#progetti#consapevolezze#percezioni#opportunities#testadicapra#



E' passato un bel pò di tempo dall' ultimo post in cui promettevo, o meglio, mi auguravo grandi cambiamenti e novità, ed effettivamente, non posso negare che non ci siano stati.
Se riguardo indietro agli ultimi 8 mesi, da quando sono rientrata dal mio viaggio illuminante, ho cambiato non meno di 4 posti di lavoro. Non perchè mi trovassi male, ma perchè tutto ha portato ad un' evoluzione e quindi, dalle terrazze sul mare sono passata al ristorante per la Genova bene e i calciatori e infine mi sono spostata in collina, dove l' ambiente è più popolare, ma c'è soddisfazione, voglia di crescere e fiducia nelle altrui capacità.
Ma i cambiamenti non riguardano solo il piano lavorativo, tutto dentro di me è diverso, io sono diversa e percepisco quello che mi sta intorno e che mi vieni incontro in un modo diverso.
Non so cosa sia successo, ma è successo, Come spesso è accaduto nella mia vita, ho semplicemente cambiato strada da un giorno all' altro. O forse così credo io. Il fatto è che magari il cambiamento si insinua dentro di noi lentamente, grazie a diversi fattori, chessò..letture che ci cambiano la prospettiva, esperienze lavorative che si ripetono e che non siamo più disposti ad accettare, una maggior consapevolezza del nostro valore e della qualità del nostro impegno. Qualunque sia il motivo che fa scattare questa inversione di marcia, o meglio la percorrenza di questo nuovo tragitto, io ho sempre l' impressione che avvenga dall' oggi al domani e la percezione del cambiamento, che è sempre migliorativa, mi dà una gran soddisfazione!


Quindi: nuovo posto di lavoro, nuovi colleghi, nuovo ruolo da conquistarsi sommato a nuova consapevolezza di sè e del proprio valore, nuova fiducia in quello che si è e che sarà, uguale ambizione!  Ma di quell' ambizione che si traduce in " E ora? Che c'è da conquistare ora? Qual' è la prossima tappa? ". Tutto ciò pensato e bramato con l' impaziente curiosità di chi sente di avere le stelle dalla sua parte e l' universo come rampa di lancio! Si perchè ho scoperto, non mi ricordo più come e quando, che l' universo mi sorregge per diritto di nascita, il perchè non lo so, ma mi sta bene così! A questo punto, è ora di ottenere, perciò..nell' ordine, oltre ad aver messo in piedi un bel numero di idee e progetti da realizzare, a cui sto già lavorando, oggi, per sfruttare proprio tutte le possibilità, ho anche scritto un paio di mail .
Una ad un certo signore Australiano, che qualche mese fa, proprio qui .. http://ligurinengland.blogspot.it/2014/07/dietro-le-quinte.html,
mi promise un aiutino non da poco e una a Pat, dell' English course che si teneva al Saint John Cathedral di cui invece parlavo in un altro post
http://ligurinengland.blogspot.it/2014/05/matecheerslolloveterrific.html
E alla fine ho svelato quello che gli amici ormai sottolineano con "ma non queti mai?" che significa che si esasperano LORO del fatto che IO non riesca a starmene qui a Genova, tranquilla , a fare la mia vita, il mio lavoro, il mio tran tran, senza avere sempre in testa questi tormentati desideri di fuga oltreoceano. Che poi..magari oltreoceano non saranno, bisogna anche rendersi conto che una volta nella vita ti può capitare di avere una liquidazione da sputtanarti per tre mesi dall' altra parte del mondo, e ancora grazie se ce l' hai avuta questa opportunità, coi tempi che corrono, aggiungerei!
Passi che ne avevi bisogno, passi che te lo sei meritato con quello che è successo, ma vale sempre il detto " errare è umano perseverare e diabolico" , e benchè io con certe entità abbia sempre trovato un certo feeling, riconosco che il mio ritorno in terra australiana sarà possibile solo previa certezza di vedersi concretizzare un possibile trasferimento con tutti i crismi: lavorativo, abitativo e affettivo.
Quello a cui ambisco per cominciare è ovviamente il primo, che di conseguenza mi darebbe la possibilità di realizzare il secondo. Per il terzo non ho fretta e aspettative..ora che ho imparato ad apprezzare il tempo che trascorro con me stessa, mi sembra che i "love affair" siano solo una scocciatura, o comunque situazioni di cui non sento la mancanza.


Un' altra cosa voglio correggere del post precedente e che leggendolo mi ha fatto rabbrividire: la mia ultima frase diceva : vi invito a tenermi d' occhio, nella speranza che possa davvero darvi in breve tempo, grandi soddisfazioni!
Scordatevelo! Le soddisfazioni le devo solo a me stessa, poi, se qualcuno di voi sarà contento per me, mi riempirà di gioia e orgoglio. Si verbalizzi che sono e rimango una testa di cazzo e se sono qui con entusiasmo e fiducia e non piegata in un angolo ad aver paura della mia ombra è anche grazie a questo. E non dimentico certo chi ha contribuito a ricordarmi quella che sono!

Alla prossima iniezione di energia! ;)


giovedì 14 agosto 2014

#IO#SENTIRE#AMORE#POWEROFLOVE#FERTILITA'#PROGETTI#AMBIZIONI#NONMETTERTICONUNARAGAZZACHEVIAGGIA#OROSCOPE


Mi piace quello che sono. Mi piace come sono.
Sono capace di sentimenti forti, perchè mi piace SENTIRE.
E in giorni come questi sono un fiume in piena di pensieri e parole scritte, e fra qualche ora, quando sarà il momento di andare al lavoro, forse sarò un fiume in piena anche di parole dette.
Non è un elogio a me stessa che voglio fare, quanto al sentire. All' amore.
L' amore io da un pò di tempo, non so più cos'è.
Non l'ho provato più da tanto tempo e non ne sento la mancanza. Il corteggiamento, il batticuore, l' attesa del vedersi e l' emozione del contatto non mi appartengono più e tuttosommato non li rimpiango nè sento di averne la necessità. Ma questo non fa di me una persona anafettiva, perchè di continuo scopro che c'è così tanto amore in me, dentro e intorno da non ricordare di aver vissuto un giorno senza, e inevitabilmente, come una macchinina telecomandata, come un aereo col pilota automatico, vado dove c'è amore.
E allora lascio il posto di lavoro bello in apparenza, ma avaro e deludente, per la piccola famiglia allargata, accogliente e generosa, dove se hai un valore c'è chi lo sa apprezzare e se cadi hai la possibilità di rialzarti e dimostrare che sai reggerti in piedi.
Sono in questi momenti, in cui apro gli occhi, che riesco a vedere chiaramente le persone che ho intorno da quanto tempo è che stanno li, ad aspettare di essere guardate e viste da me. E ora che le vedo resto a osservarle con attenzione, senza dimenticare quanto hanno fatto per me e quanta pazienza hanno avuto e avranno, perchè io adesso sono così: senza certezze e senza una direzione chiara da prendere, ma con i miei mille progetti da realizzare.

Vi capita mai di avere quei periodi illuminanti in cui le idee vi sbocciano in testa una dietro l' altra da non riuscire a stargli dietro? Mille progetti nascono da piccoli pensieri, sensazioni o discorsi. Sono talmente fertile da ricordare in questo momento che l' oroscopo aveva anticipato proprio questo..eh già..ora che ci penso diceva proprio così : " Sul British Medical Journal ho letto che negli Stati Uniti circa l’1 per cento delle giovani incinte sostiene di essere vergine e di aver concepito un bambino senza avere rapporti sessuali. Non è possibile, giusto? Tecnicamente no. Ma se ci fosse un modo per sfuggire alle leggi della natura, nelle prossime settimane ad accorgervene sareste proprio voi, Arieti. Sarete così eccezionalmente fertili, così inclini a generare nuova vita, che qualsiasi cosa potrebbe farvi germogliare. Probabilmente basterebbe un sogno più vivido del solito, un’idea accattivante, un’avventura eccitante o un incontro esotico." Mamma mia..sono allibita e la cosa bella è che nel frattempo si è aggiornato e il prossimo dice che.." Se un contadino pianta gli stessi semi nello stesso campo anno dopo anno, le sostanze nutritive del terreno si esauriscono. Per esempio, la lattuga consuma molto azoto. Nella stagione successiva è meglio piantare fagioli o piselli, perché restituiscono l’azoto al terreno, e l’anno dopo la lattuga crescerà benissimo. Questo sistema si chiama rotazione delle colture, e lo nomino tua metafora operativa per i prossimi dieci mesi. La tua produzione creativa sarà particolarmente abbondante, se pianterai nuove “colture” in un terreno fertile, dove è più probabile che crescano rigogliose."
Cioè..non so se capite..10 mesi! Non una settimana di fertilità creativa dove ogni mia idea potrebbe concretizzarsi, ma 10 mesi!! Ebbene, la cosa che continua a colpirmi di più, dopo aver presso atto che da qui a Giugno prossimo tutto quello che toccherò si trasformerà in oro, è un particolare fondamentale: il terreno deve essere fertile, dice proprio così, fate bene attenzione.. La tua produzione creativa sarà particolarmente abbondante, se pianterai nuove “colture” in un terreno fertile, dove è più probabile che crescano rigogliose. ovvero..non qui! E' scritto bello chiaro! E ho la pelle d' oca perchè in questi giorni di fermento mi è capitato anche di condividere i miei progetti, o più che altro queste nuove ambizioni e la frase finale, dopo aver con voce sognante descritto i miei piani come si li potessi vedere chiaramente è stata in ogni caso " ma non qui, l' Italia non si merita niente, no..all' estero!"
Detto ciò, con l' augurio che queste non siano solo chiacchiere o entusiasmi di breve durata, vi invito a tenermi d' occhio, nella speranza che possa davvero darvi in breve tempo, grandi soddisfazioni!


domenica 3 agosto 2014

#quartodeimille#garibaldi#monumento#spedizionedeimille#genova#marsala#liguria#sicilia#1860#italiaunita#regnodelleduesicilie#borboni#vecchiamaniera#ricordi#infanzia#mamma#krapfen#panna



La scorsa settimana ho iniziato un secondo lavoro, tutte le mattine dalle 11 alle 15 lavoro al bar del monumento di Quarto dei Mille, da cui nel 1860 partì la spedizione di Garibaldi  verso Marsala, per annettere il Regno delle due Sicilie, in mano ai Borboni, a quello che poi sarebbe divenuto lo stato italiano. Dalla terrazza del bar riesco a vedere Sturla e il ristorante dove lavoravo la scorsa estate, e pure Boccadasse dove lavoro adesso la sera, ho tutti i "miei posti" sott' occhio! Quando l' ho raccontato giovedì a cena al mio amico Matte, lui si è girato verso Giadina, la sua compagna e le ha detto " lo vedi che chi vuole lo trova lavoro?", apostrofando il mugugno generale di cui parlavo qualche post fa, questo mi ha inorgoglito parecchio.


Questa storia dello scoglio dei mille poi mi è iniziata a turbinare in testa tra immagini che credevo di vedere e voci che pensavo di sentire..cioè, non è che sono pazza e sento e vedo cose che non ci sono, però spesso mi succede di immaginarmi delle situazioni, vivere delle scene che per vari motivi non posso aver vissuto e a volte è così vivida l' immagine, o così forte in me l' immedesimazione che penso di sapere esattamente cosa devono aver provato o addirittura inteso i protagonisti con gesti ed espressioni. Vabbè si, un pò pazza magari lo sono...fatto stà che sto pensando di andare a Marsala.


Allora mi sono messa a ristudiare la storia della spedizione dei mille e passo passo mi sono segnata su un libricino tutti i luoghi toccati da Garibaldi e i suoi, comprese le date. Ora, avendo tempo e soldi, sarebbe bellissimo prendere un battello e cercare di fare la stessa tratta, ma purtroppo, a parte che non partirebbe certo dallo scoglio di Quarto,e poi, di far tappa a Talamone e Porto Santo Stefano, a meno di non dirottare la nave, non se ne parla! E comunque da Genova le imbarcazioni che partono si fermano a Palermo, quindi niente da fare..la spedizione è già bella che andata in vacca! Allora ho pensato al treno, quanto mi piacerebbe fare un viaggio di notte che attraversa tutta l' Italia, dormire nelle cuccette e svegliarmi attraversando la costa campana, poi entrare col treno in un battello e vedere la Sicilia che si avvicina dal ponte della nave..ma anche così oltre a perdere tempo, la spesa è comunque superiore che prendendo un' aereo Genova-Trapani e allora mi sto convincendo che è inutile cercare di resistere al progresso.
Certo, mi piacerebbe avere abbastanza soldi a disposizione da partire da Genova in macchina o in moto e piano piano scendere per vedere come cambiano i panorami e gli accenti, (e i sapori!) ma ahimè, non sono nata ricca possidente e tutte le belle esperienze me le devo guadagnare..fanculo!
Mi piacciono le cose alla vecchia maniera, ebbene si, hanno un chè di poetico che si sta perdendo e questo mi rende triste,  quando un prodotto buono, viene convertito in scala industriale, perchè tutti ne vogliono e ne devono godere, ecco che cambia e io divento triste. Attenzione, non è perchè non è più elitario o sconosciuto il mio rammarico, è solo che il sapore cambia perchè una cosa che prima veniva fatta a mano perchè sopperiva a una richiesta contenuta, diventando desiderio di molti subisce un processo diverso, e ci saranno macchine che faranno il lavoro al posto di mani, e alcuni ingredienti cambieranno per ottimizzare le spese, visto che bisognerà rientrare di quelle sostenute per l' acquisto delle macchine..quando un luogo che era poco frequentato inizia ad essere conosciuto e si riempe di gente, perde il suo fascino e io divento triste. Quando le piccole botteghe, i ristorantini, gli alberghetti, le spiaggie, gli spettacoli, i libri, i musicisti, i cibi, i formaggi, le cose tipiche i paesi diventano più grandi, si perde quel sapore "del piccolo", quel pregio del "fatto a mano", e io divento triste. La cosa che mi rende più triste in assoluto è sapere che ci saranno sapori che non gusterò più, perchè non si faranno più così, perchè costa ormai troppo farli alla vecchia maniera, perchè chi li faceva non c'è più e chi gli è subentrato crede di essere più furbo e cancella per sempre una tradizione, o perchè la sua motivazione non è la passione ma è il denaro. E tutto diventa piatto e inconsistente, tutto insapore e piatto perchè costa troppo continuare a renderlo unico. Ma è quell' unicità che ci ricorda quello che siamo stati, ed è l' omologazione del prodotto che ci rende senza memoria. Quanti di noi ricordano momenti d' infanzia grazie ai sapori? Non è mortalmente triste quando metti in bocca qulacosa che ricordavi con un preciso sapore per poi scoprire che non è più lo stesso? Non è una terribile sconfitta scoprire che un posto dove andavi con piacere non esiste più?
Quando ero piccola, ogni tanto con mia mamma si andava in centro, in realtà, finchè non ha ripreso a lavorare perchè ormai eravamo grandi, mia mamma ci ha sempre portato molto in giro a me e a mia sorella, non eravamo sempre in casa come i bambini di adesso, anche se i cartoni animati li conoscevamo tutti e le sigle le sappiamo cantare per intero ancora adesso, mia madre compresa!
Quando da Piazza De Ferrari scendevamo in via Luccoli per vico del Fieno, si andava proprio a sbattere contro la vetrina di un bar con le piastrelle gialle, che aveva sul banco un enorme vascone d' acciaio pieno zeppo di bianchissima panna montata. Io adoravo quel posto, anche perchè, non riconoscevo mai il vicolo e quando mi trovavo davanti quella vetrina era sempre una sorpresa. Quella visione sublime di quel vaso di panna mi faceva felice e ogni volta mia mamma mi dava la gioia di comprarmi un krapfen che mi facevo imbottire fino a scoppiare, era talmente pieno che l' apertura del krapfen non era mai a 45°, ma ad angolo retto! Quando più grande, da sola sono ripassata di li, forse ancora un paio di volte sono riuscita a godere di quel piacere, anche se il fatto che non fosse più la mamma a comprarmelo ne modificava già in parte il ricordo, il sapore era sempre quello, ma non era lo stesso. Poi un giorno mi è venuta voglia di dolcezza, di tornare a quei ricordi e a quell' entusiasmo che si ha da bambino e che a tutti ci piacerebbe rivivere, ma il bar non c'era più, o forse aveva venduto ad altri, non ricordo, fatto sta che il vascone di panna non c'era più, e con lui i miei ricordi.