martedì 5 febbraio 2019

Mandalay istruzioni per l'uso



Per la tratta notturna Yangon - Mandalay, di circa 9 ore, con sosta nel cuore della notte, compagnia di trasporto abbastanza basica, ma bus Vip, quindi sedili piú confortevoli, ho pagato 18.000 kyats (circa 10€), prenotando direttamente tramite la reception dell' ostello. Non mi é riuscito di dormire granché, anche perché il condizionamento era parecchio refrigerante, nonostante 2 richieste di renderlo piu umano. La soluzione sono le coperte a disposizione di ogni passeggero, ma si evince facilmente che non vedono la lavatrice molto spesso.
Verso mezzanotte ci si ferma in un' oasi autostradale, con piu luci di Las Vegas, chiamato Pioneer 115, a metá tra una mega caserma dei vigili del fuoco sempre operativa e un magazzino di Televisori anni 80.
Restare sul bus é vietato, bisogna tutti scendere, cosi le porte verranno chiuse per la mezz'ora della sosta e si farà a gara tra gli stranieri a trovare una panchina libera, mentre i locali si siederanno ovunque gli capiti. Cani di ogni taglia, malridotti e senza padrone, si aggirano per strada in cerca di qualche passatempo o di qualche resto di cibo.
C'é un gran vociare e muovere di mascelle sotto il tetto del ristorante, la strada per i bagni é una lunga peregrinazione mistica dove, purtroppo si assiste a scene che mai si potrebbero concepire, se non in Asia: le mamme calzanti scarpe, lasciano che i bimbi camminino a piedi nudi ovunque, non solo su asfalto e terriccio, ma pure nel putridume di acqua, urina e sporco delle latrine.
Finalmente si risale e il viaggio continua tra il buio dell' autostrada birmana.
Alle 5:30 si arriva a destinazione e si contratta un taxi per raggiungere l'ostello. Non resta che passare qualche ora sul divano della reception aspettando che faccia giorno.


Alle 8:30 salgo alla terrazza sul tetto, dove scopro che Mandalay ha delle imponenti e lunghe mura di mattoni, intervallate da bianchi portali, ornati di decorazioni in legno rosso e ponti che attraversano il fossato che le circonda.
Mi ricorda la cittadella imperiale di Hué visitata a Novembre in Vietnam.
Vesto pantaloni lunghi e freschi e una maglia con le spalle coperte, inutile portare shorts e top per un viaggio in Myanmar, non potreste visitare nessun luogo.
Un' altra ferrea regola é che in ogni tempio, pagoda, palazzo storico, si entra senza scarpe e neanche i calzini sono ammessi, il piede deve essere completamente a contatto con il suolo, che si tratti di piastrelle, terriccio, calce, polvere o pavimento pieno di cacca di piccione, ma ne parleremo a breve.


Esco con l' ombrello da sole e percorro il ponte che mi porta in fronte alle mura sud, il soldato che presiede la zona, mi avverte che devo arrivare alla porta nord per entrare, quindi intraprendo la passeggiata e osservo i lavori lungo il fiume.
Pago il biglietto di 10.000 kyats (meno di 6€) che comprende anche la visita ad un paio di attrazioni della cittá di Innwa e dura 5 giorni. Percorro il lungo viale alberato che porta al Palazzo, ai lati un muro traforato e non troppo alto protegge le abitazioni di alcune famiglie che vivono all' interno delle mura, subito spuntano le teste di 4 bimbetti sorridenti che mi salutano. 




Converso lungo la strada con una ragazza taiwanese in viaggio con la famiglia, molti asiatici sono in ferie in questi giorni per l capodanno cinese e ne approfittano per visitare i paesi vicini. Prima di entrare nel palazzo mi faccio attrarre da un gruppo di birmani che pranzano seduti in gruppo, vicino ad un monumento che commemora i re del passato. 





Oltre la strada vedo luccicare una bellissima pagoda decorata con un mosaico di specchi. Il palazzo mi accoglie con una bella scala, tolgo scarpe e calze e mi avventuro con cautela all' interno delle strutture, dove vivono, nidificano e cagano svariate colonie di piccioni. Andare a naso per aria non è consigliato in Myanmar! Comunque, l' architettura é molto bella, gli interni sono vuoti, ad eccezione di molte colonne rosse. 



É piacevole camminare senza fretta lungo questi viali delimitati dai palazzi con i tetti di legno, ogni tanto compare qualche struttura completamente diversa, tutta bianca , con obló o finestre verdi circolari, che si specchiano su piscine ormai vuote o putride.
Una torre di babele permette di osservare la cittadella dall' alto.


Il giorno dopo decido di noleggiare uno scooter per raggiungere Amarapura, dove sorge uno dei piú grossi monasteri della zona e pare che vedere le migliaia di monaci che pranzano insieme sia una grande attrazione, io arrivo tardi, perché mi hanno comunque consigliato di visitare il posto, ma non mi sono sentita molto a mio agio, a girare armata di macchina fotografica tra le capanne dei monaci, mentre stendono i loro abiti, lavano le loro ciotole o passeggiano. Giustamente loro mi guardavano incuriositi, i bambini, salutavano, ridacchiavano e continuavano a giocare tirandosi l'un l' altro una pietra legata ad un lungo filo avvolto intorno al tronco di un albero.
Sono andata via dopo pochi minuti, senza scattare foto, perché braccare le persone mi fa pensare ad un safari fotografico, per il quale, ancora, non nutro interesse.
Ho viaggiato lungo una bella strada, mentre gli scooter che mi sorpassavano portavano intere famiglie, il padre alla guida, un figlio seduto davanti a lui tra le sue gambe, la moglie dietro seduta di traverso e il piu piccolo in braccio alla mamma.
Tutti mi guardano e mi sorridono, i ragazzi torcono il collo per ossevare la occidentale che guida come loro, vestita con la gonna, il longyi come loro, maschi e femmine. Attraverso il fiume Irrawaddy lungo un bel ponte, la collina sulla mia destra é piena zeppa di pagode bianche e dorate, non ne ho mai viste cosi tante insieme. Ricordo di aver letto da qualche parte che un giorno, il Buddha Siddharta Gautama, durante la meditazione fece un sogno e quando si sveglió predisse che ci sarebbe stato un giorno, il piú grande regno buddista in queste terre. Che fosse veggente o che il Myanmar abbia deciso di ricoprire questo ruolo, il risultato é davvero affascinante e imponente.


Ma non é tutta meditazione e rispetto: spesso nei templi gli altoparlanti diffondono musica popolare ad alto volume, si vendono abiti e souvenirs e pure cibo. I cani vanno dove vogliono, cosí come i piccioni e la gente parla ad alta voce.
Salendo lungo la collina mi fermo ad una specie di accademia buddista con una bellissima pagoda salmone incastonata di tante statuette, la cima dorata é circondata dal volo di uno stormo di piccioni che brillano nel sole.


Salendo lungo la strada supero un portale sorvegliato da due grossi rospi di pietra, i cordoli bianchi e rossi lungo i lati mi fanno sembrare in un circuito di motogp. La vista degrada fino al fiume in un tripudio di pagode. Quella che visito ha al suo interno due grandi buddha dorati, la gente si inchina fino a terra con le mani giunte, veccbi, famiglie con bimbi bellissimi, coppie giovanissime, che vengono a pregare mano nella mano.
Se il mio primo fidanzatino mi avesse condatta in chiesa al primo appuntamento, avrei sicuramente preso fuoco, oltre che la fuga!
Mentre proseguo la strada vedo un uomo seduto su un alto ponteggio di legno, che a mano Scrive con la cazzuola sul muro fresco una frase o una parola in birmano, tutti i muri che costeggiano la strada sono decorate di iscrizioni tonde ed eleganti come é la lingua del paese, diversa dal thai, dal cambogiano, dal vietnamita.
Salgo una scala ripida che mi porta alle grotte, che contengono ognuna una statua dorata di buddha, gli specchi di fronte aumentano l'effetto moltiplicante, le piastrelle colorate sui muri e sul pavimento in tinte pastello mi ricordano i miei giocattoli plasticosi di quando ero bambina.



Compro qualche mandarino poi scendo dalla collina, mi fermo ad un banchetto lungo la strada che vende occhi di drago, un frutto simile al litchi con un nocciolo lucido e liscio come un bulbo oculare, per chiedere indicazioni, ma la signora crede che voglia  comprate e mi riempie un sacchetto, dicendo "one thousand", rispondo "five hundred" e acconsente dopo solo due tentativi, poi mi conferma che sono sulla strada giusta. É piu complicato qui rispetto al Vietnam, viaggiare con un mezzo privato, le poche indicazioni sono solo in birmano e l' applicazione maps.me, pur funzionando offline, scarica la batteria del cellulare molto velocemente e non posso rischiare di rimanere senza supporto, quando mancano ancora diverse ore al tramonto. In prossimitá di Innwa mi imbatto in una grande struttura quadrata, forse un tempio, forse la base di una pagoda, con grandi nicchie riccamente decorate sulla facciata, forse é stata abbandonata prima della fine, forse si é distrutta piano piano.


Appena mi addentro nel prato antistante, mi vengono incontro u  gruppo di bambini vestiti con colori sgargianti. Sono tutti a piedi nudi e mi balzellano incontro ricordandomi che alla base della scala devo togliermi le scarpe. Guardo la terrazza alla cima delle scale, é piena di pietre franate e sotto il portale c'é un sentiero di terra..come si puó pensare d avventurarsi li a piedi nudi? Tolgo le scarpe e la bimba piu grande, non perdendo la sua serenitá mi fa capire che devo darle 200 kyats per lasciare le scarpe, la prendo in giro, lei sa che non ci casco, lascio le scarpe e salgo le scale. Sto attenta a dove metto i piedi ma é un' impresa.


Anche pensare di rimettere le calze sui piedi sporchi lo é. Faccio qualche foto, fin dove riesco ad arrivare, poi, come in equilibrio sulle uova, ridiscendo la scala. Mi siedo e ora i bambini sembrano volermi rivendere le mie stesse scarpe. Mi metto a ridere, loro pure, e facendogli il solletico gli proibisco di chiedere soldi un' altra volta, loro si divertono e mi vogliono stare tutti vicini, é una sensazione bellissima. Poi un maschietto ha un' idea bellissima, grida "photo!", e tutti gli altri si mettono a ripetere tutti insieme "photo photo photo", d' accordo dico, allora stringiamoci tutti! Allungo il braccio e tutti si pigiano per entrare dentro lo schermo, tranne la piú grande, lei é solida e sicura di se, tiene sulla spalla il suo ombrellino e sorride, bellissima e giá grande.


Si é fatto tardi, ormai sono le 3:30, il telefono é al 20% e dovrei ancora arrivare al pontile, prendere una barca e arrivare a Innwa, il tramonto é poco prima delle 18, perció mi conviene tornare a Mandalay. Davanti all' ostello c'é questo viaggiatore che ho  visto stamattina in terrazza a fare colazione, dalla faccia mi sembra italiano, e per questo non ho avuto voglia di avvicinarlo. Anche lui mi riconosce e finge di fare l' autostop. Gli chiedo dove sia diretto, gia sapendo che non va in nessun posto. Lo faccio salire e lungo il tragitto ci presentiamo, é turco , si chiama Bugra e sta viaggiando da alcuni mesi. Ha iniziato col Nepal, poi si é spostato in Thailandia dove ha fatto il volontario in un monastero e poi é arrivato in Myanmar. Sulle prime sembra un pó snob, ma la conversazione é fluida e piacevole. Facciamo un  giro per la Pagoda che abbiamo raggiunto in cima alla collina dopo infiniti tornanti. Ci posizioniamo per il tramonto e intanto continuiamo a chiacchierare.
Iniziamo a prendere confidenza e rilassandosi la sua espressione cambia. Va a finire che scendendo dalla collina andiamo a cercare un posto dove mangiare. Uno ci piace molto e sono molto carini ma non parlano inglese e il menú é incomprensibile.


A malincuore ci spostiamo nel locale a fianco, un bbq cinese, dove ordiniamo diversi piatti scegliendo tramite le foto e ordiniamo birra Myanmar, esclusivamente in bottiglia per vedere se sotto il tappo abbiamo vinto un premio in denaro.
Dopo diverse ore di conversazione piacevole, satolli, allegrotti, ma ancora poveri ce ne torniamo in ostello dandoci appuntamento per l' indomani quando partiremo dal pontile sul fiume Irrawaddy diretti a Mingun, dopo una breve e pittoresca crociera.

sabato 2 febbraio 2019

Ultimo giorno a Yangon e night bus per Mandalay


01 Febbraio 2019

Scrivo dal bus delle 20:30 diretto a Mandalay che ho preso al volo dopo oltre due ore di coda, a causa del tremendo traffico di Yangon, c'é da dire che anche il tassista, povero caro, ci ha messo del suo a prolungare l'agonia..piccino, lui continuava a scorrere il dito sullo schermo, ma google maps gli indicava quella strada li e prendendone un' altra si sentiva insicuro, l' unica volta che ha provato ha pure allungato!
Il Myanmar, come gli altri paesi asiatici non fa eccezione in quanto a guida alla belin di cane, ma su tre corsie che si sono inventati, lui finiva sempre in quella che rimaneva ferma, mentre le altre marciavano! Ogni tanto cercavo di spronarlo dicendogli, visto che era indiano, che avrebbe dovuto guidare come avrebbe fatto Bahoobaali, se solo avesse avuto una licenza da tassista, ma a parte farlo entusiasmare per qualche minuto, la sua guida non ha subito miglioramenti.
In ogni caso, pur vincendo il premio per peggior driver dell' anno, mi ha consegnato davanti al bus con ben 6 minuti di anticipo!


Mandalay non era contemplata nel mio plan come prima meta dopo Yangon, volevo procedere piano piano a salire, in modo da fare tappe da 5 ore al massimo, ma stamattina, cercando una sistemazione a Ngwe Saung, localitá di mare molto apprezzata, ho scoperto che le poche proposte ancora disponibili in booking.com erano molto care e con recensioni poco lusinghiere. Ho provato allora a cercare a Pyay, in zona centrale, ma la storia non cambiava e cosi anche a Bago, verso est.


Keiko ha detto che puó essere a causa delle festivitá per il capodanno cinese, che si protraggono fino al 6 febbraio, perció Mandalay era l'unico posto con abbondanza di sistemazioni economiche con valutazioni alte. Ho prenotato per due notti, giá che restare a Yangon comportava spostarsi in un altro ostello perché il mio era anch'esso completo. Sono uscita in strada a camminare a naso in su per Pansodan Street, dove si trovano tutti i palazzi di epoca coloniale piu belli della cittá. Effettivamente, anche se alcuni sono piuttosto malandati, la suntuositá dello stile britannico non ha perso il suo fascino, anzi, si puó dire che scolorendo e ricoprendosi di patina scura e radici, ne abbia persino guadagnato!


I Birmani mi guardano straniti mentre cerco di immortalare la decadenza di alcune di queste vecchie glorie, affacendandosi intorno al mercato dove vendono mandarini e pomodorini. Oltrepasso una zona di uffici, dove la gente fa la coda davanti a sportelli, ricavati nel muro come nicchie nella pietra. Un vecchio signore batte su una vecchia macchina da scrivere, documenti sotto compenso.
Attraverso il parco dove tutti siedono sul prato a prendere il fresco o all' ombra dell' obelisco al centro di una piattaforma, vengo intervistata da due studentesse che mi regalano un braccialetto e regalo un cuoricino ad un bambino moccicoso.


Mi avvicino alla Sule Pagoda, che si trova al centro di una rotonda circondata dal traffico, attraversare é sfidare la sorte, arrivare illesi sull'altra sponda é sintomo di buon Karma! Lungo la base si trovano l'ingresso Nord e il Sud, mentre gli ingressi Est e Ovest sono soprelevati, raggiungibili da due scale e passerelle che attraversano la strada dall' alto, in tutta sicurezza. Probabilmente riservate a possessori di cattivo Karma!
Una volta in salvo si puó sbirciare dentro gli antri che circondano il perimetro basso, dove prestano servizio fattucchiere e stregoni, che per 7000 kyats ( 4€ ) offrono lettura della mano e del quadro astrologico.


Mi sembra divertente perció acconsento ma solo per 5000 kyats (2,90€) .
Con le minime informazioni su data e luogo di nascita, l' astrologa inizia a scarabocchiare di segni e simboli quell' incrocio di linee e righe che noi avremmo usato per giocare a tris..poi mi gira i palmi verso l'alto e mi riempie la vita di insospettabili veritá:  ho il cuore grande, sono stata bene educata dalla mia famiglia, nella mia vita i soldi entrano ed escono (peró!), secondo lei lavorativamente non mi ammazzo di fatica, il matrimonio in età avanzata é la scelta giusta per me ( eh cara mia, forse gli uomini li possono ingannare sull' età, ma non un' altra donna, per di piú avrá notato che non porto anelli, né mi trovo in compagnia ).
Lei avrebbe finito qua con la lettura delle mani, ma sotto la mia pressione aggiunge che se ho tanti soldi posso perderne altrettanti, perció non é bene che io abbia piú del necessario e poi non mi devo fidare di nessuno che mi chiede soldi, perché potrebbe essere male intezionato (questo me lo diceva sempre anche mia nonna e di sicuro non era una veggente!)
Passiamo alla lettura degli scarabocchi: il 2019 sará un anno fortunato per gli affari di cuore, lunedi, mercoledí, giovedí e sabato i miei giorni fortunati, cosí come le persone nate in quegli stessi giorni sono buoni amici e partner. Sono felice e sana, ma ognitanto ho la febbre, troppo cibo non mi fa bene e spesso ho mal di stomaco, devo ricordarmi di mangiare regolarmente e non saltare i pasti ( si, questo lo faccio spesso ), il rosso, il blu e il verde sono colori fortunati ma non il nero (doh!) peró un solo capo alla volta mi é concesso.


Frutta e verdura vanno bene ( ma va?!) le rose mi portano fortuna, ci sono buone possibilità di lavoro all'estero (io non le ho chiesto niente in merito)  ho avuto un recente incidente che potrebbe portare ad un' operazione poco impegnativa, non avró molti figli, quando mi chiede se ne ho giá, scuoto la testa e si lascia andare ad un " oh my god" costernato, e comunque lei é indiana perció é abbastanza scontata la reazione! In ogni caso secondo lei avró al massimo un figlio, o magari solo qualche nipote. Nel 2020 faró un gran viaggio e quando le chiedo dove, ci pensa un pó e mi risponde " forse in Asia", ma non mi da altre alternative. É l' ora di andare, il consulto é finito, cambieró lavoro nella seconda metà dell' anno e sarà una scelta vincente, qualcosa di completamente diverso che prevederà l' uso del computer ( se finisco di nuovo seduta ad una scrivania mi impicco!). Comunque la mia vita dopo i 45 sará grandiosa, perció tanto vale aspettare.
Per sfidare il fato riattraverso la strada ed entro dall' ingresso Ovest della pagoda, previa scala, lascio le scarpe ed esco nel piazzale, non proprio pulitissimo, dove una specie di gallina d' oro appesa ad una carrucola trasporta piccoli fogli d'oro in direzione di un budda dentro una nicchia, sotto pagamento di 1000 kyats, ovviamente.


Giro un pó, scatto qualche foto ai bambini presenti, finché una viaggiatrice indiana mi segue col suo teleobiettivo in maniera troppo rude e mi fa scappare tutte le occasioni di avvicinarli amichevolmente. Mi siedo sui gradini all' ombra sperando che se ne vada, ma arriva un monaco a chiedermi di fare una foto con lui e lei ne approfitta ancora. La semino lanciandomi nel giro completo della pagoda e mi siedo vicino ad una ragazza birmana che mi spiega come ingraziarmi il budda per avere buona sorte e protezione per la mia famiglia.


Sotto sua indicazione mi reco all' altarino del martedì, giorno in cui sono nata, devo bagnare le spalle al budda per 5 volte, non la testa perché senno si raffreda e io devo invece solo rinfrescarlo: una volta per i genitori, una per il mio maestro/mentore, una per il mio Dio, una per i monaci e una volta per la pace.
Siccome il martedi rappresenta il numero 8, devo sciacquare il leone, simbolo del martedì, per 8 volte, elencando un ugual numero di comandamenti, simili a quelli del cristianesimo, tra cui non uccidere, non desiderare il partner altrui, non mentire, non rubare. I restanti prevedono: mangiare solo la mattina e non carne per rispetto agli animali, non bere alcolici, non danzare quindi non andare nei locali perché poi bevi e danzi rendendoti ridicolo, non sederti in una posizione soprelevata rispetto ad un monaco..


I primi 3 bastano per il giorno in cui si effettua la preghiera, non per tutta la vita, ego te absolvo e le indulgenze quindi, valgono anche per i buddisti!

giovedì 31 gennaio 2019

Yangon, treni, bella gente e cultura



Che giornata meravigliosa! Ieri sera con Christine avevamo deciso che oggi saremmo andate alla stazione per prendere un treno che viaggiasse lungo la periferia di Yangon, quando mi sono svegliata l'ho trovata pronta e dopo aver fatto colazione eravamo pronte a partire.


Si è aggiunta Keiko, con un suo connazionale giapponese, molto pratico della cittáa che ci ha fatto da cicerone guidandoci per le stradine di Yangon, molto pittoresche e colorate. Cosí mentre lui camminava, noi lo seguivamo, chiacchierando e osservando tutto ció che avevamo intorno: palazzi, negozi, gente che in mezzo alla strada cucinava e costruiva baldacchini.


Abbiamo subito notato che pur essendo soleggiato, non è umido e la temperatura é gradevole e fresca. Abbiamo attraversato una strada e camminato lungo un portico fino a vedere dall' alto di un ponte la stazione e le rotaie con alcuni vecchi trani giapponesi in attesa.
Il nostro treno non si é fatto attendere molto, abbiamo comprato un biglietto per 200 kyats andata e ritorno per tutto il giorno.


Il treno ha le panche sui lati della carrozza, cosí in mezzo ci sono tanti venditori di frutta e verdura con tutte le loro ceste e Keiko ha comprato un mango verde dal sapore stranissimo, un pó dolce e molto aspro. Era terribile da mangiare perché a tratti era buono ma per lo piú ti faceva strizzare la bocca e gli occhi da quanto era acidulo..un'esperienza davvero ridicola!


Sul treno abbiamo notato che la gente del Myanmar usa mettere in faccia una crema di color giallo chiaro, fatta con estratti naturali, per proteggere la pelle dal sole, é tremendamente caratteristica, quasi tutti hanno il volto pitturato, i bambini soprattutto, e Keiko, quando siamo scese dal treno, ha pensato bene di farsi pitturare il volto da alcune donne, mentre io facevo foto ai bambini affacciati alle finestre di un treno in attesa e gli regalavo cuori di stoffa, e Christine girava per la stazione a fotografare una vecchia radio rossa in legno.


Essendo quasi ora di pranzo abbiamo deciso di ritornare a Yangon e abbiamo fatto un altro bellissimo viaggio tra verdure, frutta e bambini bellissimi. Le persone qui sono amichevoli e super ben disposte. Scese dal treno sono stata avvicinata da un ragazzo di Mandalay, a nord, dove ci sono i templi piú belli e visitati del Myanmar, cbe si complimentava per i miei tatuaggi. Portava in mano una scatolina di plastica forata con dentro un microscopico coniglietto bianco.


Ovviamente Keiko é andata in visibilio, cosi ci siamo fermate a parlare con lui e ci siamo scambiati i contatti per quando ci troveremo a Mandalay e Thurain, questo é il suo nome, ci ha promesso di farci da guida.
Ci siamo fermate in un localino lungo la strada, con le tipiche seggioline da bambini all' aperto, e Keiko ha ordinato per tutte una zuppa tipica birmana chiamata Muhinga, con spaghettini e cipolline, davvero deliziosa.
Abbiamo pagato 600 kyats a testa, circa 34 centesimi. Sedute sulle micro sedie abbiamo conversato a lungo sulle differenti culture dei nostri paesi e ivi ho scoperto che le geishe camminano con i piedi rivolti verso l'interno, perché il kimono che indossano non permette loro grandi movimenti e nel tempo, il loro incedere é diventato simbolo di grande eleganza. Cosi anche le ragaze in generale, imitano seppur lievemente la loro andatura.


Abbiamo cosi proseguito fino al mercato dove ci siamo messe alla ricerca del miglior negozio di Longyi, la gonna tradizionale che vestono uomini e donne, esclusivamente in cotone. Abbiamo scoperto proprio accanto alla zona dei ristoranti, al piano strada, un minuscolo bugigattolo sotto una scala, con una giovane venditrice molto carina e professionale, che con pazienza e simpatia ci ha mostrato tutte le texture presenti. La prima  a comprare, come sempre é stata Keiko, io e Christine abbiamo prima voluto scandagliare tutto il mercao prima di riconoscere che il suo negozio era il migliore.


Durante una pausa rinfrescante abbiamo consumato un succo di ananas fresco io, un caffé freddo Keiko e un pseudo Nesquik per Christine, che in Asia é conosciuto come Milo ed é sempre a marca Nestlé. Sul resto di 200 Kyats ho scritto il mio nome e fatto firmare con i loro ideogrammi le mie nuove amiche, cosí nel corso della giornata abbiamo collezionato gli autografi di altre persone con cui ci siamo intrattenute a parlare.



Siamo quindi tornate sui nostri passi e insieme alla ragazza delle Longyi, abbiamo trovato il suo vecchio padre, che abbiamo iniziato a chiamare "PAPA", al quale abbiamo strappato un prezzo ancora piu basso e che dopo svariate foto insieme ci ha accompagnato lungo la strada per raggiungere la Shwe dagon pagoda.
Felici e sorridenti dalla bellissima conoscenza abbiamo raggiunto il tempio, dove si entra con le scarpe in mano.


Lunghi gradoni costeggiati da due coccodrilli di cemento e svariati negozietti portano all' ingresso, ma dietro richiedta del pagamento di una tassa turistica di ben 10.000 kyats, quasi 6€, ci siamo indignate e abbiamo fatto dietro front, convinte di non dover pagare per visitare un luogo di culto! Questo é sacrosanto..in nessun tempio si paga l' ingresso in Asia, anzi, spesso ho letto in altri paesi che chiedere soldi per la preghiera manda dritti dritti all'inferno!


Siamo tornate all' ostello per salutare Christine che partiva e io e Keiko abbiamo bevuto un paio di birre locali veramente buone. Mentre brindavamo, tra un "kampai!" e un "salute!", ho scoperto che Cin Cin é una parola giapponese che indica il membro maschile, perció mai urlarlo a squarciagola in un bar! D' altro canto mentre Keiko traduceva il tutto al suo amico Ono, il vecchio giapponese pratico di Yangon, lui ha ripetuto svariate volte Suka Suka, che significa "lo so!" cosi gli ho suggerito di non proferire tale parola in pubblico in un locale italiano e siamo andati a pari!


Come spesso accade in mia presenza, si finisce a parlare di tatuaggi, visto soprattutto lo stile tipicamente manga che mi porto addosso e che i giapponesi apprezzano particolarmente e Ono mi ha raccontato che anticamente, cinesi e giapponesi usavano tatuare la gente per apporre su di loro un marchio diffamatorio. Persone colpevoli di reati, che venivano tatuate differentemente in relazione al loro crimine. Esistevano diversi stadi di punizione; per esempio chi si macchiava di un reato veramente grave veniva marchiato dal collo alla vita, percio ció simboleggiava l' uccisione del corpo, mentre avere la fronte tatuata, era sinonimo di una punizione più lieve. Le braccia venivano tatuate con tante linee quanti erano i reati. Molto tempo dopo, avere tatuaggi ha cambiato il suo significato ed é stato preso a modello dalla Jakuza, la famosa mafia giapponese, per dimostrare forza e sopportazione del dolore. Persino i fori ai lobi delle orecchie era poco popolari perché rappresentavano una violazione del proprio corpo. Tutt'ora in giappone ci sono bagni termali interdetti alle persone tatuate, perché essendo essi ad appannaggio della jakuza, la gente non ama trovarli in luoghi tanto intimi quanto sono i bagni termali, dove ci si reca per rilassarsi ma anche per concludere affari.
Io e Keiko abbiamo infine deciso di uscire per cena e siamo incappate involontariamente in una manifestazione religiosa che occupava un' intera strada, cospara di tappeti e una lunga passerella adorna di petali di rosa.


Su un palco un religioso buddista recitava strofe che la gente, seduta in preghiera ripeteva fedelmente, é stato molto interessante soprattutto perché la ragazza a cui abbiamo chiesto lumi ci ha detto che si svolge una volta all' anno ed é molto sentita. Il monaco ha poi sfilato tra la folla prostrata sotto un ombrellino bianco e in fretta la strada é stata sgombrata dai tappeti e spazzata dai petali.
Poco piu avanti ci siamo sedute in ristorante dove abbiamo gustato altri piatti tipici, serviti da un simpatico ragazzo di nome Meikhant, che ci ha tenuto compagnia, finché un' altro bacarozzo ha fatto la sua comparsa vicino a Keiko.
Finora questo si é rivelato il segnale decisivo per abbandonare il campo e sto iniziando a pensare che si tratti di scarafaggi telecomandati...si potrebbe pensare di utilizzarli anche noi in Italia per allontanare i clienti piú stoici che si attardano al tavolo..se non fosse che da noi tripadvisor é ormai cosí determinante..!

mercoledì 30 gennaio 2019

Genova - Milano - Phu Quok - Yangon


29 Gennaio 2019

Eccomi di nuovo all' alba di una partenza, un bagaglio sempre piu piccolo ad ogni nuovo viaggio, una paura sempre piu grande finchè non é il momento di andare..poi il gelo si trasforma quando ormai non c'é piu tempo, e lascia spazio alla curiositá.
Colazione sul mare, a Sturla, in dolce compagnia, con il sole che illumina le onde e il cielo indaco che ritaglia i contorni dei palazzi..le teste immerse nei pensieri mentre gli occhi si fissano verso l'infinito ad inseguire recenti ricordi..poi é l' ora del treno..intercity 666 direzione Milano.


Prendo con calma la navetta per Malpensa mentre cerco di catturare ancora qualche raggio di sole, prima di chiudermi nel mondo artefatto dell'aereoporto e delle sue luci sempre a giorno.
Check in in 4 minuti, controlli in anticipo e mi imbarco. Il volo scorre tra film e testa che ciondola, qualche turbolenza mi fa sudare freddo ma alle 11 del giorno dopo atterro a Phu Quok, Vietnam, per lo scalo tecnico, dove l' aereo si riempie di anziani e famiglie italiane di ritorno dalla vacanza all inclusive Alpitur.


Ridecolliamo e finalmente é il mio turno di scendere. Faccio comunella con due toscani che in una settimana voglio fare il grosso delle tappe che io copriró in 28 giorni, limite massimo del tempo concessomi dal visto che ho pagato 50 dollari, compilando il form online del sito governativo.
Li saluto e mi dirigo davanti all' uscita 3 della struttura degli arrivi, dove ferma il bus YTB rosso, che per 500 kyats mi porta a pochi metri dal mio hostello.
Si chiama Merchant 501 e pare sia costruito in un edificio coloniale storico, é molto carino dentro, quindi mi sistemo e faccio subito conoscenza con Keiko dal Giappone.


Mentre parliamo di vino, di tannini e Arena di Verona, arriva una nuova ospite, Christine da Hong Kong chre si appassiona al nostro discorso e prende parte attivamente alla conversazione. Keiko dopo un' ora e una manciata di ginevrine alla violetta raggiunge nella lobby un suo connazionale per cenare, mentre io e Christine usciamo per perlustrare la zona alla ricerca di qualcosa di commestibile.


La strada non é molto illuminata e sotto il marciapiede rialzato, ci sono banchetti di uova, verdure e pollo cotto su spiedini di legno. Ci fermiamo nel posto che ci sembra piu accettabile tra i pochi incontrati e ci viene incontro una ragazzina con le guance coperte da una crema di colore giallo a base di estratti naturali. Ci mostra un menú in inglese molto poco descrittivo, cosí ordiniamo indicando la foto di un pollo agrodolce
in bocconcini posta sopra la cucina aperta ( perche dire a vista avrebbe reso un' immagine troppo elegante) , accompagnato da una ciotola di riso bianco.


Come sempre in Asia le bevande non sono contemplate, ma ci portano una tazza di brodo, che non potendo dividere, rimane integra.
La cena termina quando Christine, voltandosi vede sul pavimento una blatta gigante che la punta e corre verso la sua seggiolina. Io per fortuna ho gia finito da un pezzo, perció paghiamo e alziamo le tende. Sulla strada del ritorno si paralizza inorridita, facendo sobbalzare anche me, a causa di un rattone che sbuca da una mattonella bucata. La prendo per mano, attraversiamo la strada semi buia e raggiungiamo in fretta l' hostello.


 Ora che siamo al sicuro possiamo conversare amabilmente con gli altri ospiti senza sentirci lo stomaco aggrovigliato dalla vista della fauna locale.
Per oggi é tutto..domani, con la luce del giorno sarà tutto nuovamente interessante.

sabato 26 gennaio 2019

Breve presentazione di una nuova avventura #newtrip #flying #travelblog #travellingbear #readytogo




26 Gennaio 2019

Io e Cesare siamo pronti a ripartire, torniamo in Asia dopo un break durato 50 giorni, tra festeggiamenti natalizi e troppe visite osteopatiche per alcune discopatie alle vertebre cervicali.
Abbiamo tentennato non poco, troppo doloranti per sentirci in forma per affrontare un altro lungo viaggio, preoccupati per la situazione politica e repressiva attuale della Birmania, contrari a fingere di non sapere cosa accade, mentre ci immaginavamo a vagare entusiasti tra immense e innumerevoli Pagode. Poi ci siamo posti la questione sotto un altro punto di vista:” ..ma il tuo fine, o Cesare, non era quello di portare un messaggio di amore universale in giro per il mondo? La Birmania ha bisogno di amore, tanto amore..!” E così ci siamo decisi, abbiamo fissato la data e nel giro di pochi giorni saremo di nuovo in viaggio. Destinazione Yangon..o Rangoon. Per lasciare un segno in terra birmana del suo messaggio di amore, in questo periodo così cupo della storia dell’umanità, Cesare mi ha trasformato in una sartina instancabile..o più realisticamente in una cucitrice non retribuita di piccoli cuori di stoffa e nastrini, ripieni di ovatta, che immaginiamo di regalare lungo il cammino e di lasciare come ex voto in luoghi di culto, dove possano parlare all’anima delle persone. Cesare è un gran sognatore, ma qualcuno ci ha detto che il pensiero positivo fa miracoli e noi vogliamo crederci, che non costa niente e scioglie quelle fastidiose tensioni interne che ci attanagliano lo stomaco e ci spingono a lasciare le sicurezze di casa per perderci nel mondo alla ricerca di risposte.
Se avrete voglia di seguirci anche in questa avventura ci farà senz’altro piacere e se ci dedicherete un pensiero (positivo) o un saluto ogni tanto, ci renderà anche più felici e fiduciosi in noi stessi.
Per ora vi salutiamo, per ritrovarci tra qualche giorno, pronti a scoprire un nuovo orizzonte.