lunedì 11 febbraio 2019

Viaggio della speranza Mandalay - Bagan, due giorni in sella con la Cina sul sellino


05 Febbraio 2019

Un autocarro con il cassone adibito a trasporto persone, viene a prendermi davanti all' ostello per portarmi, insieme agli altri viaggiatori, stipati come bestie, alla stazione degli autobus. Ci stá, diciamo sempre che preferiamo fare esperienza diretta di come vivono i locali, nel bene e nel male, eccoci accontentati!
Ci aspetta un autobus giallo, non dei piu moderni e confortevoli, anche un po maleodorante. Per questo trasporto, prenotato tramite il mio ostello, ho speso 10.000 kyats (circa 6€), la ragazza seduta vicino a me 9.000.  Siamo per lo piú stranieri, ma quando crediamo di avere occupato tutti i posti, il corridoio viene dotato di sgabellini extra e a pieno carico siamo pronti a partire.


La distanza tra Mandalay e Bagan é di appena 180 km, le strade non sempre sono asfaltate, si passa per i villaggi, per raccattare a bordo quanta piu gente possibile e cosí, dopo essere partiti in ritardo di 1 ora, inizia un estenuante viaggio a singhiozzo, con raccolta e rilascio passeggeri lungo la strada. Tengo d'occhio l' ora perchè temo che si arriverá ben oltre le 5 ore indicate al momento della prenotazione, invece, con gran sorpresa, le fermate, sono tutte parte di quelle tempistiche, e cosi con solo mezz' ora di ritardo eccomi nel regno di Bagan.


La stazione dei bus si trova a Nyaung U, la zona a nord, piu caotica e piu economica, poi c'è la vecchia Bagan, con gli hotel piú cari e per ultima New Bagan, più tranquilla e silenziosa, ma ben servita. Di tutti i passeggeri, siamo solo in due ad andare a New Bagan, quindi, dopo aver fatto scendere il prezzo del taxi da 12.000 kyats a 8.500, io e una giovane israeliana dividiamo la corsa. A Bagan il servizio Grab non é disponibile. Dopo poco ci si ferma alla dogana dove si paga il biglietto per l' accesso di 25.000 kyats ( 14€ ). Ben presto scopro che chi attraversa la dogana la mattina presto o la sera tardi, la troverá chiusa e come vedremo, potrá girare indisturbato per il sito, con una tassa in meno da elencare alle spese pro-governo birmane.


Il mio ostello cmq é molto carino, col giardino e tutte le porte bianche dei piccoli dormitori che vi si affacciano. Le stanze sono da 4 letti e i bagni sono esterni, come nei campeggi. Stranamente, mentre attraverso il giardino e varco la soglia della reception, nessuno mi saluta, nessuno mi sorride, ne pare interessato a distogliere lo sguardo dal cellulare. Non ho mai sentito un silenzio tale in un ostello, anche se é vero che lo spazio comune qui é esterno, ma la temperatura é decisamente estiva, ogni metro c'è una panca, eppure nessuno sembra intenzionato a socializzare. La mattina seguente arriva Una, una ragazza cinese parecchio strana, sembra un pó rappettara, un pó scimmiona, parla poco inglese e come quasi tutti i suoi connazionali, non é molto attenta alla forma.


Mi chiede di condividere l' affitto di un e-bike, uno scooter elettrico, al costo di 2.500 kyats a testa per tutto il giorno e partiamo alla scoperta dei templi vicino alla nostra area, andando un puó a caso, visto che ce ne sono ovunque. Basta prendere la strada principale, che é asfaltata e poi buttarsi nelle stradine di sabbia all' inseguimento delle pagode, che ci richiamano come sirene.


Ogni volta che chiedo a Una se ha preferenze, mi risponde nel suo stentato inglese, sempre la stessa cosa: " I follow you, you are the leader ". La sabbia dei sentieri spesso é poco battuta, perció bisogna fare attenzione a non scivolare, si incontrano pietre e buche, per raggiungere alcuni templi invece si passa in mezzo ad un' arida vegetazione coriacea e pungente, tipo Spinnifex australiano. A parte la polvere peró é un posto spettacolare, é incredibile avere la possibilitá di muoversi cosí liberamente, senza seguire un percorso predefinito, senza limiti, con quasi 2000 templi da visitare in una zona relativamente contenuta.


Nel primo tempio incontriamo Aung Aung, uno dei tanti ragazzi birmani, che tentano di vendere ai turisti i loro dipinti, realizzati con colori tenui e sabbia del fiume Irrawaddy su tele di cotone. É figlio di un professore che gli ha tramandato la storia del regno di Bagan, e mentre  ci troviamo davanti alla statua di Buddha, contenuta nel tempio, la condivide con noi. Pare che la maggior parte dei templi sia stata costruita tra il 1000 e il 1200 d.c., durante il primo impero birmano, se ne contavano allora 4300.


Negli anni, alcuni movimenti tellurici hanno contribuito al crollo di quasi la metá dei templi e nonostante l' Unesco abbia tentato di iscrivere Bagan nei siti protetti, il governo militare si é sempre opposto, preferendo ristrutturarli a proprie spese e con materiali non idonei o comunque piú moderni, in contrapposizione con l'architettura originale. L' ultimo disastroso terremoto, che condivide con Amatrice la data nefasta del 24 agosto 2016, ha ulteriormente diminuito il numero dei templi a circa 1900.


La fiorente Bagan, per mano del re che la fondó, vanta inoltre la conversione dello Sri Lanka alla religione Buddhista ed ebbe infine il suo declino alle porte del 1300, quando fu raziata e conquistata dai mongoli, per aver rifiutato di rendere omaggio al potente Kublai Khan.
L' implacabile sole delle ore piu calde della giornata sfianca Una, che bardata come fosse inverno per evitare l' abbronzatura, si ritira in ostello a riposare, mentre io approfitto per andare a salutare e pranzare con Keiko, la mia amica giapponese conosciuta a Yangon. Ci diamo appuntamento a Kuala Lumpur per la fine del mese, dove sta facendo un master di due anni in agricoltura e tecniche di piantagione, se cosi si può tradurre.


Alle 16, io e Una siamo di nuovo in strada per trovare un tempio con la terrazza accessibile, dove assistere al tramonto. La maggior parte dei templi hanno ormai l' accesso chiuso alle aree superiori, quindi bisogna selezionare con cura le informazioni, che ricaviamo tramite le segnalazioni di precedenti viaggiatori su maps.me. Il primo giorno non siamo granché fortunate, perché il sole tramonta dietro gli alberi e non ci regala un effetto particolarmente memorabile, ma ci divertiamo comunque a prendere parte ad un saluto di gruppo, filmato dal drone di un simpatico inglese di nome Nick.


La mattina dopo sperimentiamo le basse temperature mattutine della piana arida di Bagan, per recarci nella zona piú antica, dove sorgono i monumenti piú imponenti, scoviamo un complesso interessante dove giocare a fare le modelle tra le rovine e ricominciamo, come ogni giorno, ad insozzarci i piedi di terra, polvere e cacche di piccione. Siamo sole anche al tempio successivo, dove 3 bambini allegrissimi giocano e scivolano lungo la balaustra dello scalone che porta alla terrazza.


Mi siedo a guardarli mentre mangio le mie ginevrine alla viola, comprate a Genova prima di partire, incuriositi vengono a sbirciare dentro al sacchetto. Ne prendono una manciata e poi i maschietti giocano a fare i pagliacci e ci fanno ridere, mentre la bambina bellissima mi prende per mano e mi conduce su per le scale. Quando ormai siamo diventati amici li saluto per tornare allo scooter e mentre mi allontano, capisco che vogliono altre ginevrine di zucchero, cosí gli lascio l' intero sacchetto, con il permesso del papá che sorride divertito.


Altrove abbiamo un alterco con un detestabile cinese per avergli spostato i sandali dall' ingresso del tempio, poi guidiamo tra le baracche per raggiungere una zona remota affacciata sul fiume, dove non c'è traccia di turisti. Questo spot me lo ha passato in segreto Bugra, il ragazzo turco conosciuto a Mandalay e si rivela veramente un gioiello. Seguendo il gps arriviamo ad una coltivazione di cavoli dove lavorano alcune donne.


A gesti ci facciamo capire e ci indirizzano lungo uno sterrato ripido, alla fine del  quale troviamo un tempio. Un bimbo monaco ci corre incontro per accoglierci e ci guida lungo una grotta scavata nella sabbia, dove, con il suo maestro va a meditare. Grazie alle sue chiavi possiamo visitare un tempio bianco, circondato da alberi fioriti e uno di mattoni rossi che conserva un grande buddha seduto in meditazione, con le dita rivolte al terreno, da cui assorbe energia per sopperire alla mancata alimentazione.



Sulle pareti e sul tetto sono ancora visibili le decorazioni originali. Passiamo per uno stretto arco che ci riconduce all' aperto e seguiamo il piccolo monaco lungo una scala che porta alla collina. Li c'é il tempio piu bello di tutti, con una scala che porta alla terrazza superiore da cui contemplare il fiume.



Il piccolo monaco mi invita a fare il giro intorno allo stupa in cima al tempio, Una, terrorizzata dal poco spazio per il camminamento, non viene. Lasciando il villaggio incontriamo tante famiglie, bambini bellissimi e donne sorridenti che ci salutano. Una piccolina stupenda, con in braccio un cagnolino ci saluta e ci manda baci.


Quando ormai sono le 4, tentiamo l' ingresso ad Ananda, uno tei templi piú grandi, dove la guardia sorveglia l' ingresso. Una, non ha il biglietto, quindi teme di essere fermata, ma come previsto nessuno le chiede niente ed entra indisturbata. Questo complesso ha un' architettura molto particolare e dettagliata e il suo colore bianco splende violentemente contro il blu del cielo, mentre i raggi di un sole ormai tendente al tramonto, incendiano il suo stupa dorato sulla sommitá.

Anche questa giornata é finita, perció rientriamo per pianificare la partenza dell' indomani. Ho intenzione di fermarmi a Monywa, lungo la strada per Mandalay, al costo di 6500 kyats ( quasi 4€ ), ma come vedremo, la sorte deciderá diversamente...

mercoledì 6 febbraio 2019

Mandalay part 2: l' antica capitale Mingun via fiume, il tramonto sull' U bein bridge e la poesia del libro piú grande del mondo




4 Febbraio 2019

Questa mattina alle 8, io e Bugra ci siamo incontrati sul tetto dell'ostello per la colazione, dopodiché abbiamo chiamato un Grab, i taxi economici che si usano in Asia del Sud, per farci portare al molo dove prendere il battello per Mingun delle 9, l'unico della giornata, almeno per noi stranieri. La mattina fino alle 9 fa freschetto di questa stagione, ma il resto della giornata é caldo secco. Ci siamo fermati sulla sponda del fiume Irrawaddy, dove molte imbarcazioni colorate si stavano rifornendo di merci. Una lunga coda di persone aspetta di fare il ticket per salire a bordo e siccome l' orario si avvicina, molti hanno iniziato a dubitare di riuscire a imbarcarsi, ma guardandosi intorno era facile capire che essendo una coda solo per stranieri, non sarebbe partito nessuno finché l' ultimo biglietto non fosse stato venduto.
Prezzo stranieri 5000 kyats a/r.


Ben oltre le 9:30, una parte di noi viene mandata poco piu avanti, verso una barca, un ungherese perde le staffe per il ritardo, ma subito ci viene detto di scendere lungo il ripido pendio di terra battuta che porta all' asse di metallo che fa da passiera per salire sul battello. Prudentemente si cerca di non scivolare e ci si appoggia al corrimano di bambu tenuto alle due estremitá da due ragazzi dell' equipaggio. Il ponte dell' imbarcazione é pieno di sdraio di legno dove ci accomodiamo.


Poi finalmente la crociera ha inizio. Il panorama sul fiume é molto bello, qualche piccola lancia di legno ci viaggia accanto. Sulla sponda destra c' é una lunga lingua di sabbia con qualche barca attraccata, qualche capanna e piu avanti, un macchinario che estrae la sabbia dal fondo del fiume e lo risputa verso la terraferma. Sulla sponda sinistra alcune donne fanno il bucato, qualche contadino lavora nelle coltivazioni di cavoli, qualche bue ara la sabbia limacciosa.


Attracchiamo a Mingun e sulla sponda ci sono gia le donne con vestiti coloratissimi che ci aspettano per vendere la loro merce e gli uomini seduti a cassetta su carrozze trainate da mucche, con la scritta taxi fatta a mano. Ci mettiamo di nuovo in coda per pagare la tassa di ingresso di 5000 kyats. L' unico battello per il ritorno é alle 13.
Dopo una breve salita incontriamo una pagoda bianca, io e Bugra ci perdiamo a fotografare e dietro la pagoda scopriamo una scalinata che degrada sulla spiaggia fiancheggiata da 4 file di statue bianche. In fondo alla scala due grandi leoni bianchi stanno di guardia. Il blu del cielo e l' intensitá del sole fanno risaltare lo scenario.


Pochi passi oltre la pagoda si vede gia spuntare sulla destra il Pahtodawgyi, ovvero la base di un' immensa pagoda che avrebbe dovuto misurare 150 metri d' altezza, ma che fu abbandonata a causa di un terremoto che la fece collassare in piu punti. Le grandi crepe che si aprono lungo tutta la struttura e sopra i portali sono peró talmente belle da renderla una attrazione molto affascinante.


I due lati della strada maestra di Mingun sono un susseguirsi senza fine di bancarelle dove si vendono casacche, gonne e cappelli di legno, oltre a tantissime marionette appese agli alberi che girano sotto le fronde.
Sula sinistra, quel che resta di un leone di pietra gigante, solo il sedere con la coda ben visibile. Qualche passo ancora e incontriamo una campana enorme.


Stupidamente ne io ne Burga abbiamo ricordato di informarci a dovere sulle attrazioni di Mingun e cosi, manchiamo di visitare uno dei motivi per cui entrambi siamo in Birmania: Hsinbyume Pagoda, un tripudio di bianche onde, rappresentanti le sette catene montuose che salgono verso il Monte Meru, che nella mitologia Buddista si trova al centro dell' universo. Mangiamo invece un gelato insapore e torniamo con anticipo sulla sponda del fiume per risalire sul battello. Ovviamente ce ne accorgiamo a sera inoltrata e ci intristiamo per tutta la cena.


Prima di questo peró, ritorniamo a Mandalay, ci aggiriamo tra i profumi e i colori del mercato dei fiori e pranziamo con insalate tipiche birmane, a base di mango, papaya, foglie di the e altre delizie.
Passeggiamo sul lungo fiume guardando le mura sud del palazzo reale e sostiamo in ostello per un' oretta, prima di raggiungere la provincia di Amarapura e U Bein bridge, il ponte in Teak piú lungo del mondo, costruito 2000 anni fa per collegare le rive del Lago Taungthaman.


Scendiamo dal nostro tuk tuk pagato 8000 kyats a/r e ci dirigiamo sulla riva fangosa, dove condividiamo una barca (20.000 kyats) con una coppia di signori cinesi molto simpatici. Il barcaiolo rema fino al centro del lago e si affianca ad altre barche colorate, il sole inizia a calare e osserviamo affascinati lo spettacolo delle silhoutte di persone e monaci che attraversano il ponte.


La luce del sole diventa sempre piu morbida e colora di arancione le acque calme del lago. Qualche barca ci sfila davanti regalandoci scatti bellissimi. Poi mentre il sole svanisce tra i pilastri e tutto prende una colorazione blu e viola, chiediamo al nostro barcaiolo di portarci piu vicino, in modo da evitare il traffico di quelli che tornano indietro, limitandoci la visuale.


Ci facciamo depositare sull' altra sponda e percorriamo anche noi le assi scricchiolanti del ponte. Mentre felici il nostro Min Min ci riporta al Tuk Tuk, diamo un passaggio ad un ragazzo francese del nostro ostello che ha perso i suoi amici e ci ha riconosciuto.


La sera ceniamo con Ines, una mia compagna di stanza Portoghese e ci diamo nuovamente appuntamento pervl' ultima colazione insieme prima della partenza di tutti e tre per localitá diverse. Io sono diretta a Bagan, ma prima faccio una visita alla Khutodaw Pagoda, anche chiamata il libro piu grande del mondo, e ora spiego perché: un' iscrizione presente nel sito riporta che gli insegnamenti del Buddha consistono in 1774 capitoli e paragrafi.



Ebbene, l' eremita Ukhan Ti, nel 1913, li scolpí in 729 lastre di marmo, ciascuna custodita in una piccola pagoda bianca con la cima dorata, per proteggerle dalle intemperie. Camminare tra le pagode é quindi un po come passeggiare tra le pagine di un libro, una esperienza molto poetica idealmente, per chi come me ama perdersi tra ció che le parole scritte sanno evocare.

martedì 5 febbraio 2019

Mandalay istruzioni per l'uso



Per la tratta notturna Yangon - Mandalay, di circa 9 ore, con sosta nel cuore della notte, compagnia di trasporto abbastanza basica, ma bus Vip, quindi sedili piú confortevoli, ho pagato 18.000 kyats (circa 10€), prenotando direttamente tramite la reception dell' ostello. Non mi é riuscito di dormire granché, anche perché il condizionamento era parecchio refrigerante, nonostante 2 richieste di renderlo piu umano. La soluzione sono le coperte a disposizione di ogni passeggero, ma si evince facilmente che non vedono la lavatrice molto spesso.
Verso mezzanotte ci si ferma in un' oasi autostradale, con piu luci di Las Vegas, chiamato Pioneer 115, a metá tra una mega caserma dei vigili del fuoco sempre operativa e un magazzino di Televisori anni 80.
Restare sul bus é vietato, bisogna tutti scendere, cosi le porte verranno chiuse per la mezz'ora della sosta e si farà a gara tra gli stranieri a trovare una panchina libera, mentre i locali si siederanno ovunque gli capiti. Cani di ogni taglia, malridotti e senza padrone, si aggirano per strada in cerca di qualche passatempo o di qualche resto di cibo.
C'é un gran vociare e muovere di mascelle sotto il tetto del ristorante, la strada per i bagni é una lunga peregrinazione mistica dove, purtroppo si assiste a scene che mai si potrebbero concepire, se non in Asia: le mamme calzanti scarpe, lasciano che i bimbi camminino a piedi nudi ovunque, non solo su asfalto e terriccio, ma pure nel putridume di acqua, urina e sporco delle latrine.
Finalmente si risale e il viaggio continua tra il buio dell' autostrada birmana.
Alle 5:30 si arriva a destinazione e si contratta un taxi per raggiungere l'ostello. Non resta che passare qualche ora sul divano della reception aspettando che faccia giorno.


Alle 8:30 salgo alla terrazza sul tetto, dove scopro che Mandalay ha delle imponenti e lunghe mura di mattoni, intervallate da bianchi portali, ornati di decorazioni in legno rosso e ponti che attraversano il fossato che le circonda.
Mi ricorda la cittadella imperiale di Hué visitata a Novembre in Vietnam.
Vesto pantaloni lunghi e freschi e una maglia con le spalle coperte, inutile portare shorts e top per un viaggio in Myanmar, non potreste visitare nessun luogo.
Un' altra ferrea regola é che in ogni tempio, pagoda, palazzo storico, si entra senza scarpe e neanche i calzini sono ammessi, il piede deve essere completamente a contatto con il suolo, che si tratti di piastrelle, terriccio, calce, polvere o pavimento pieno di cacca di piccione, ma ne parleremo a breve.


Esco con l' ombrello da sole e percorro il ponte che mi porta in fronte alle mura sud, il soldato che presiede la zona, mi avverte che devo arrivare alla porta nord per entrare, quindi intraprendo la passeggiata e osservo i lavori lungo il fiume.
Pago il biglietto di 10.000 kyats (meno di 6€) che comprende anche la visita ad un paio di attrazioni della cittá di Innwa e dura 5 giorni. Percorro il lungo viale alberato che porta al Palazzo, ai lati un muro traforato e non troppo alto protegge le abitazioni di alcune famiglie che vivono all' interno delle mura, subito spuntano le teste di 4 bimbetti sorridenti che mi salutano. 




Converso lungo la strada con una ragazza taiwanese in viaggio con la famiglia, molti asiatici sono in ferie in questi giorni per l capodanno cinese e ne approfittano per visitare i paesi vicini. Prima di entrare nel palazzo mi faccio attrarre da un gruppo di birmani che pranzano seduti in gruppo, vicino ad un monumento che commemora i re del passato. 





Oltre la strada vedo luccicare una bellissima pagoda decorata con un mosaico di specchi. Il palazzo mi accoglie con una bella scala, tolgo scarpe e calze e mi avventuro con cautela all' interno delle strutture, dove vivono, nidificano e cagano svariate colonie di piccioni. Andare a naso per aria non è consigliato in Myanmar! Comunque, l' architettura é molto bella, gli interni sono vuoti, ad eccezione di molte colonne rosse. 



É piacevole camminare senza fretta lungo questi viali delimitati dai palazzi con i tetti di legno, ogni tanto compare qualche struttura completamente diversa, tutta bianca , con obló o finestre verdi circolari, che si specchiano su piscine ormai vuote o putride.
Una torre di babele permette di osservare la cittadella dall' alto.


Il giorno dopo decido di noleggiare uno scooter per raggiungere Amarapura, dove sorge uno dei piú grossi monasteri della zona e pare che vedere le migliaia di monaci che pranzano insieme sia una grande attrazione, io arrivo tardi, perché mi hanno comunque consigliato di visitare il posto, ma non mi sono sentita molto a mio agio, a girare armata di macchina fotografica tra le capanne dei monaci, mentre stendono i loro abiti, lavano le loro ciotole o passeggiano. Giustamente loro mi guardavano incuriositi, i bambini, salutavano, ridacchiavano e continuavano a giocare tirandosi l'un l' altro una pietra legata ad un lungo filo avvolto intorno al tronco di un albero.
Sono andata via dopo pochi minuti, senza scattare foto, perché braccare le persone mi fa pensare ad un safari fotografico, per il quale, ancora, non nutro interesse.
Ho viaggiato lungo una bella strada, mentre gli scooter che mi sorpassavano portavano intere famiglie, il padre alla guida, un figlio seduto davanti a lui tra le sue gambe, la moglie dietro seduta di traverso e il piu piccolo in braccio alla mamma.
Tutti mi guardano e mi sorridono, i ragazzi torcono il collo per ossevare la occidentale che guida come loro, vestita con la gonna, il longyi come loro, maschi e femmine. Attraverso il fiume Irrawaddy lungo un bel ponte, la collina sulla mia destra é piena zeppa di pagode bianche e dorate, non ne ho mai viste cosi tante insieme. Ricordo di aver letto da qualche parte che un giorno, il Buddha Siddharta Gautama, durante la meditazione fece un sogno e quando si sveglió predisse che ci sarebbe stato un giorno, il piú grande regno buddista in queste terre. Che fosse veggente o che il Myanmar abbia deciso di ricoprire questo ruolo, il risultato é davvero affascinante e imponente.


Ma non é tutta meditazione e rispetto: spesso nei templi gli altoparlanti diffondono musica popolare ad alto volume, si vendono abiti e souvenirs e pure cibo. I cani vanno dove vogliono, cosí come i piccioni e la gente parla ad alta voce.
Salendo lungo la collina mi fermo ad una specie di accademia buddista con una bellissima pagoda salmone incastonata di tante statuette, la cima dorata é circondata dal volo di uno stormo di piccioni che brillano nel sole.


Salendo lungo la strada supero un portale sorvegliato da due grossi rospi di pietra, i cordoli bianchi e rossi lungo i lati mi fanno sembrare in un circuito di motogp. La vista degrada fino al fiume in un tripudio di pagode. Quella che visito ha al suo interno due grandi buddha dorati, la gente si inchina fino a terra con le mani giunte, veccbi, famiglie con bimbi bellissimi, coppie giovanissime, che vengono a pregare mano nella mano.
Se il mio primo fidanzatino mi avesse condatta in chiesa al primo appuntamento, avrei sicuramente preso fuoco, oltre che la fuga!
Mentre proseguo la strada vedo un uomo seduto su un alto ponteggio di legno, che a mano Scrive con la cazzuola sul muro fresco una frase o una parola in birmano, tutti i muri che costeggiano la strada sono decorate di iscrizioni tonde ed eleganti come é la lingua del paese, diversa dal thai, dal cambogiano, dal vietnamita.
Salgo una scala ripida che mi porta alle grotte, che contengono ognuna una statua dorata di buddha, gli specchi di fronte aumentano l'effetto moltiplicante, le piastrelle colorate sui muri e sul pavimento in tinte pastello mi ricordano i miei giocattoli plasticosi di quando ero bambina.



Compro qualche mandarino poi scendo dalla collina, mi fermo ad un banchetto lungo la strada che vende occhi di drago, un frutto simile al litchi con un nocciolo lucido e liscio come un bulbo oculare, per chiedere indicazioni, ma la signora crede che voglia  comprate e mi riempie un sacchetto, dicendo "one thousand", rispondo "five hundred" e acconsente dopo solo due tentativi, poi mi conferma che sono sulla strada giusta. É piu complicato qui rispetto al Vietnam, viaggiare con un mezzo privato, le poche indicazioni sono solo in birmano e l' applicazione maps.me, pur funzionando offline, scarica la batteria del cellulare molto velocemente e non posso rischiare di rimanere senza supporto, quando mancano ancora diverse ore al tramonto. In prossimitá di Innwa mi imbatto in una grande struttura quadrata, forse un tempio, forse la base di una pagoda, con grandi nicchie riccamente decorate sulla facciata, forse é stata abbandonata prima della fine, forse si é distrutta piano piano.


Appena mi addentro nel prato antistante, mi vengono incontro u  gruppo di bambini vestiti con colori sgargianti. Sono tutti a piedi nudi e mi balzellano incontro ricordandomi che alla base della scala devo togliermi le scarpe. Guardo la terrazza alla cima delle scale, é piena di pietre franate e sotto il portale c'é un sentiero di terra..come si puó pensare d avventurarsi li a piedi nudi? Tolgo le scarpe e la bimba piu grande, non perdendo la sua serenitá mi fa capire che devo darle 200 kyats per lasciare le scarpe, la prendo in giro, lei sa che non ci casco, lascio le scarpe e salgo le scale. Sto attenta a dove metto i piedi ma é un' impresa.


Anche pensare di rimettere le calze sui piedi sporchi lo é. Faccio qualche foto, fin dove riesco ad arrivare, poi, come in equilibrio sulle uova, ridiscendo la scala. Mi siedo e ora i bambini sembrano volermi rivendere le mie stesse scarpe. Mi metto a ridere, loro pure, e facendogli il solletico gli proibisco di chiedere soldi un' altra volta, loro si divertono e mi vogliono stare tutti vicini, é una sensazione bellissima. Poi un maschietto ha un' idea bellissima, grida "photo!", e tutti gli altri si mettono a ripetere tutti insieme "photo photo photo", d' accordo dico, allora stringiamoci tutti! Allungo il braccio e tutti si pigiano per entrare dentro lo schermo, tranne la piú grande, lei é solida e sicura di se, tiene sulla spalla il suo ombrellino e sorride, bellissima e giá grande.


Si é fatto tardi, ormai sono le 3:30, il telefono é al 20% e dovrei ancora arrivare al pontile, prendere una barca e arrivare a Innwa, il tramonto é poco prima delle 18, perció mi conviene tornare a Mandalay. Davanti all' ostello c'é questo viaggiatore che ho  visto stamattina in terrazza a fare colazione, dalla faccia mi sembra italiano, e per questo non ho avuto voglia di avvicinarlo. Anche lui mi riconosce e finge di fare l' autostop. Gli chiedo dove sia diretto, gia sapendo che non va in nessun posto. Lo faccio salire e lungo il tragitto ci presentiamo, é turco , si chiama Bugra e sta viaggiando da alcuni mesi. Ha iniziato col Nepal, poi si é spostato in Thailandia dove ha fatto il volontario in un monastero e poi é arrivato in Myanmar. Sulle prime sembra un pó snob, ma la conversazione é fluida e piacevole. Facciamo un  giro per la Pagoda che abbiamo raggiunto in cima alla collina dopo infiniti tornanti. Ci posizioniamo per il tramonto e intanto continuiamo a chiacchierare.
Iniziamo a prendere confidenza e rilassandosi la sua espressione cambia. Va a finire che scendendo dalla collina andiamo a cercare un posto dove mangiare. Uno ci piace molto e sono molto carini ma non parlano inglese e il menú é incomprensibile.


A malincuore ci spostiamo nel locale a fianco, un bbq cinese, dove ordiniamo diversi piatti scegliendo tramite le foto e ordiniamo birra Myanmar, esclusivamente in bottiglia per vedere se sotto il tappo abbiamo vinto un premio in denaro.
Dopo diverse ore di conversazione piacevole, satolli, allegrotti, ma ancora poveri ce ne torniamo in ostello dandoci appuntamento per l' indomani quando partiremo dal pontile sul fiume Irrawaddy diretti a Mingun, dopo una breve e pittoresca crociera.

sabato 2 febbraio 2019

Ultimo giorno a Yangon e night bus per Mandalay


01 Febbraio 2019

Scrivo dal bus delle 20:30 diretto a Mandalay che ho preso al volo dopo oltre due ore di coda, a causa del tremendo traffico di Yangon, c'é da dire che anche il tassista, povero caro, ci ha messo del suo a prolungare l'agonia..piccino, lui continuava a scorrere il dito sullo schermo, ma google maps gli indicava quella strada li e prendendone un' altra si sentiva insicuro, l' unica volta che ha provato ha pure allungato!
Il Myanmar, come gli altri paesi asiatici non fa eccezione in quanto a guida alla belin di cane, ma su tre corsie che si sono inventati, lui finiva sempre in quella che rimaneva ferma, mentre le altre marciavano! Ogni tanto cercavo di spronarlo dicendogli, visto che era indiano, che avrebbe dovuto guidare come avrebbe fatto Bahoobaali, se solo avesse avuto una licenza da tassista, ma a parte farlo entusiasmare per qualche minuto, la sua guida non ha subito miglioramenti.
In ogni caso, pur vincendo il premio per peggior driver dell' anno, mi ha consegnato davanti al bus con ben 6 minuti di anticipo!


Mandalay non era contemplata nel mio plan come prima meta dopo Yangon, volevo procedere piano piano a salire, in modo da fare tappe da 5 ore al massimo, ma stamattina, cercando una sistemazione a Ngwe Saung, localitá di mare molto apprezzata, ho scoperto che le poche proposte ancora disponibili in booking.com erano molto care e con recensioni poco lusinghiere. Ho provato allora a cercare a Pyay, in zona centrale, ma la storia non cambiava e cosi anche a Bago, verso est.


Keiko ha detto che puó essere a causa delle festivitá per il capodanno cinese, che si protraggono fino al 6 febbraio, perció Mandalay era l'unico posto con abbondanza di sistemazioni economiche con valutazioni alte. Ho prenotato per due notti, giá che restare a Yangon comportava spostarsi in un altro ostello perché il mio era anch'esso completo. Sono uscita in strada a camminare a naso in su per Pansodan Street, dove si trovano tutti i palazzi di epoca coloniale piu belli della cittá. Effettivamente, anche se alcuni sono piuttosto malandati, la suntuositá dello stile britannico non ha perso il suo fascino, anzi, si puó dire che scolorendo e ricoprendosi di patina scura e radici, ne abbia persino guadagnato!


I Birmani mi guardano straniti mentre cerco di immortalare la decadenza di alcune di queste vecchie glorie, affacendandosi intorno al mercato dove vendono mandarini e pomodorini. Oltrepasso una zona di uffici, dove la gente fa la coda davanti a sportelli, ricavati nel muro come nicchie nella pietra. Un vecchio signore batte su una vecchia macchina da scrivere, documenti sotto compenso.
Attraverso il parco dove tutti siedono sul prato a prendere il fresco o all' ombra dell' obelisco al centro di una piattaforma, vengo intervistata da due studentesse che mi regalano un braccialetto e regalo un cuoricino ad un bambino moccicoso.


Mi avvicino alla Sule Pagoda, che si trova al centro di una rotonda circondata dal traffico, attraversare é sfidare la sorte, arrivare illesi sull'altra sponda é sintomo di buon Karma! Lungo la base si trovano l'ingresso Nord e il Sud, mentre gli ingressi Est e Ovest sono soprelevati, raggiungibili da due scale e passerelle che attraversano la strada dall' alto, in tutta sicurezza. Probabilmente riservate a possessori di cattivo Karma!
Una volta in salvo si puó sbirciare dentro gli antri che circondano il perimetro basso, dove prestano servizio fattucchiere e stregoni, che per 7000 kyats ( 4€ ) offrono lettura della mano e del quadro astrologico.


Mi sembra divertente perció acconsento ma solo per 5000 kyats (2,90€) .
Con le minime informazioni su data e luogo di nascita, l' astrologa inizia a scarabocchiare di segni e simboli quell' incrocio di linee e righe che noi avremmo usato per giocare a tris..poi mi gira i palmi verso l'alto e mi riempie la vita di insospettabili veritá:  ho il cuore grande, sono stata bene educata dalla mia famiglia, nella mia vita i soldi entrano ed escono (peró!), secondo lei lavorativamente non mi ammazzo di fatica, il matrimonio in età avanzata é la scelta giusta per me ( eh cara mia, forse gli uomini li possono ingannare sull' età, ma non un' altra donna, per di piú avrá notato che non porto anelli, né mi trovo in compagnia ).
Lei avrebbe finito qua con la lettura delle mani, ma sotto la mia pressione aggiunge che se ho tanti soldi posso perderne altrettanti, perció non é bene che io abbia piú del necessario e poi non mi devo fidare di nessuno che mi chiede soldi, perché potrebbe essere male intezionato (questo me lo diceva sempre anche mia nonna e di sicuro non era una veggente!)
Passiamo alla lettura degli scarabocchi: il 2019 sará un anno fortunato per gli affari di cuore, lunedi, mercoledí, giovedí e sabato i miei giorni fortunati, cosí come le persone nate in quegli stessi giorni sono buoni amici e partner. Sono felice e sana, ma ognitanto ho la febbre, troppo cibo non mi fa bene e spesso ho mal di stomaco, devo ricordarmi di mangiare regolarmente e non saltare i pasti ( si, questo lo faccio spesso ), il rosso, il blu e il verde sono colori fortunati ma non il nero (doh!) peró un solo capo alla volta mi é concesso.


Frutta e verdura vanno bene ( ma va?!) le rose mi portano fortuna, ci sono buone possibilità di lavoro all'estero (io non le ho chiesto niente in merito)  ho avuto un recente incidente che potrebbe portare ad un' operazione poco impegnativa, non avró molti figli, quando mi chiede se ne ho giá, scuoto la testa e si lascia andare ad un " oh my god" costernato, e comunque lei é indiana perció é abbastanza scontata la reazione! In ogni caso secondo lei avró al massimo un figlio, o magari solo qualche nipote. Nel 2020 faró un gran viaggio e quando le chiedo dove, ci pensa un pó e mi risponde " forse in Asia", ma non mi da altre alternative. É l' ora di andare, il consulto é finito, cambieró lavoro nella seconda metà dell' anno e sarà una scelta vincente, qualcosa di completamente diverso che prevederà l' uso del computer ( se finisco di nuovo seduta ad una scrivania mi impicco!). Comunque la mia vita dopo i 45 sará grandiosa, perció tanto vale aspettare.
Per sfidare il fato riattraverso la strada ed entro dall' ingresso Ovest della pagoda, previa scala, lascio le scarpe ed esco nel piazzale, non proprio pulitissimo, dove una specie di gallina d' oro appesa ad una carrucola trasporta piccoli fogli d'oro in direzione di un budda dentro una nicchia, sotto pagamento di 1000 kyats, ovviamente.


Giro un pó, scatto qualche foto ai bambini presenti, finché una viaggiatrice indiana mi segue col suo teleobiettivo in maniera troppo rude e mi fa scappare tutte le occasioni di avvicinarli amichevolmente. Mi siedo sui gradini all' ombra sperando che se ne vada, ma arriva un monaco a chiedermi di fare una foto con lui e lei ne approfitta ancora. La semino lanciandomi nel giro completo della pagoda e mi siedo vicino ad una ragazza birmana che mi spiega come ingraziarmi il budda per avere buona sorte e protezione per la mia famiglia.


Sotto sua indicazione mi reco all' altarino del martedì, giorno in cui sono nata, devo bagnare le spalle al budda per 5 volte, non la testa perché senno si raffreda e io devo invece solo rinfrescarlo: una volta per i genitori, una per il mio maestro/mentore, una per il mio Dio, una per i monaci e una volta per la pace.
Siccome il martedi rappresenta il numero 8, devo sciacquare il leone, simbolo del martedì, per 8 volte, elencando un ugual numero di comandamenti, simili a quelli del cristianesimo, tra cui non uccidere, non desiderare il partner altrui, non mentire, non rubare. I restanti prevedono: mangiare solo la mattina e non carne per rispetto agli animali, non bere alcolici, non danzare quindi non andare nei locali perché poi bevi e danzi rendendoti ridicolo, non sederti in una posizione soprelevata rispetto ad un monaco..


I primi 3 bastano per il giorno in cui si effettua la preghiera, non per tutta la vita, ego te absolvo e le indulgenze quindi, valgono anche per i buddisti!