martedì 10 gennaio 2017

Puno, il lago Titicaca e le pacco experience #puno #lago #titicaca #peru #uros #islas #flotante #islands #time #anger #mirador



Nel giorno della nostra partenza, Arequipa ci accomiata con un bel sole e 20 gradi, ma non ci fa comunque vedere il suo vulcano Misti alle spalle della cattedrale. E' pur sempre iniziata la stagione delle pioggie perciò ringraziamo di poter godere di queste belle mattinate di sole. Ci facciamo portare da un taxi al terminal terrestre dove ci imbarchiamo su un "San Cristobal del Sur" carico di locals alla volta di Puno, al prezzo stracciato di 20Soles (circa 6€), la spavalderia del risparmio svanisce in breve quando dopo mezz'ora non siamo ancora partiti. In realtà poi, il viaggio prosegue senza intoppi nè ritardi e riusciamo persino a strappare i due posti fronte strada al piano superiore.

Ci spaparanziamo comodi a guardare la strada che corre tra colline e montagne mentre qualche vigogna bruca incurante del nostro passaggio. I nostri compagni di viaggio sono silenziosi e tranquilli, molti sono bambini, anche piccoli, eppure nessuno frigna e la cosa ci lascia sempre molto basiti.
Ci arrampichiamo ancora ad altitudini importanti mentre superiamo file e file di camion e autocisterne, scortati incessantemente dai suv della policia che con i loro lampeggianti facilitano la guida ai numerosi bus che percorrono la tratta. Piano piano il sole tramonta e tra una fermata e l' altra nel nulla, chiamata a voce mentre si percuote il vetro del conductor, arriviamo finalmente a Puno.
Il lago lo abbiamo già avvistato da tempo e quando iniziamo ad avvicinarci alla città, ci accolgono una miriade di luci arancioni che dall' alto sembrano tuffarsi nelle acque nere del lago addormentato. Troviamo un ostello gradevole e dopo aver mollato gli zaini, facciamo una passeggiata lungo la via principale per rifocillarci. Alicio osa l' impensabile e ordina un cuy chactado, una cavia d' allevamento che gli arriva fritta e splattata sul piatto con tanto di testa e denti, io mi limito ad una normalissima trota alla plancha con contorno di verdure. L' altitudine si fa sentire e stanchi morti ci trasciniamo in ostello, sotto la pioggia battente, per svenire fino all' indomani. La mancanza di persiane ci fa svegliare presto e con piacere scopriamo che fuori ci attende il sole, quale condizione migliore per una gita sul Titicaca.
Ora, non è che io voglia far polemica sullo sfruttamento del turismo da parte della popolazione degli Uros che abitano le isole flottanti, nonostante poi neanche siano più Uros perchè si sono estinti un secolo fa, ma più comuni Aymarà, il 12% della popolazione peruana, però la visita alla loro comunità, così come è concepita oggi, sa un pò di pacco. Mi spiego, perchè incorrerei altrimenti nei fraintendimenti dei soliti buonisti che appoggerebbero la crociata in favore degli indigeni, dicendo che loro si devono pur sostentare e io questo non lo discuto: innanzi tutto ci si dirige all' imbarcadero per pagare la quota minima di 10 soles per il passaggio in battello e 5soles per mettere piede sulle isole.
L' imbarcazione costeggia una delle isole che si estendono in lunghezza sulla superficie del lago, è bellissimo vedere queste distese di giuchi che galleggiano cosparse da capanne fatte dello stesso materiale, lievemente rialzate per evitare malanni reumatici, in quanto la base è molle e fradicia, le imbarcazioni attraccate tutte fatte a mano, le torrette di avvistamento e le decorazioni che abbelliscono il tutto, attracca e veniamo accolti dalla presidentessa Uros, che dopo pochi minuti di convenevoli ci informa che pagando un supplemento ci porteranno con la loro imbarcazione a visitare la laguna, sennò possiamo restare a terra.

Peccato che lo spazio calpestabile, scopriamo successivamente, essere limitato a pochi metri circondati da capanne da cui non si esce. E ci tocca stare in attesa del rientro dell' imbarcazione con quelli di noi che sono salpati. Sotto il sole cocente, senza riparo e incazzati per la fregatura, in quanto credevamo che avremmo potuto gironzolare per l'isola, dopo circa un'ora risaliamo sul nostro battello e raggiungiamo la seconda, che pare essere la capitale. Anche qui siamo limitati al quadrilatero in cui ci permettono di muoverci per i successivi 40 minuti e l' alternativa alla noia è bere una birra calda, o mangiare al loro ristorante.
Il resto è inutile e snervante attesa di quei 40 minuti che sembrano eterni, se ti scappa la pipì la fai nel lago al prezzo di un sol, sennò puoi sempre comprare la loro artesania. A nulla serve cercare di anticipare il rientro tramite una imbarcazione tale e quale alla nostra che sta abbandonando l'isola, perchè pretendono gli ripaghi l' intera tratta! Chissene frega, ci sdraiamo sul pontile a prendere il sole e ad ammirare il panorama. E' chiaro che tutta la lamentela in questione non riguarda il denaro, che a conti fatti ci si può permettere di sacrificare, quanto invece la sensazione di essere presi in giro e trattati come portafogli viaggianti, quando si sarebbe potuta trasformare in una bella esperienza, educativa e accrescitiva. Il messaggio che passa invece è ignorante e dice solo dacci i tuoi soldi oppure spreca il tuo tempo, perchè alla fine questo è stato, 3 ore del nostro tempo buttate senza ricavarne nè un bel ricordo, nè un' insegnamento su uno stile di vita a noi sconosciuto, e se me lo concedete, il mio tempo è molto importante, è la cosa più preziosa che ho e lo voglio spendere in maniera costruttiva.Comunque, pazienza, ogni avventura ha la sua "esperienza pacco", poco male. Ce ne torniamo a terra e gironzoliamo ancora un pò per Puno pianificando le prossime mete del nostro viaggio. Mentre risaliamo una delle tante strade che portano alla plaza des armas, pensiamo a quanto sarebbe bello vedere la città e il lago dall' alto, ed effettivamente sarebbe strano che non ci fosse un mirador per poterne godere...

lunedì 9 gennaio 2017

Il nostro viaggio nel cuore delle Ande, lungo il Canyon del Colca, tra cammelidi, condor e malas noches #arequipa #canyon #colca #peru #condor #llama #vigunas #alpaca #mujeres #andes #soroche #maldaltura #vertigo #landscape #folklore

Alle 8 del mattino, un pulmino ci passa a prendere in ostello per portarci dritti nel cuore del Canyon del Colca, uno dei più profondi al mondo creatosi non per erosione come altri, ma da una faglia del terreno. Ci inerpichiamo su per le colline passando svariate tipologie di paesaggi, dalle distese rocciose, alle brulle pampas costellate di ciuffi di vegetazione, tra cui facciamo il primo avvistamento di Vicunas, selvatici cammelidi delle Ande che si contendono la zona con i Guanacos, più schivi e diffidenti.
Le razze di cammelidi domestiche invece, sono i Lama e gli Alpaca da cui gli Indios ricavano preziosa fibra tessile per indumenti. La loro docilità è affascinante e toccarne il manto morbido fa ritornare bambini. Il tempo minaccia pioggia per tutta la giornata e mentre continuiamo a salire i primi sintomi di Soroche, il mal d' altura, iniziano a manifestarsi: giramenti di testa, stomaco che gorgoglia e reclama di svuotarsi, vertigini e debolezza. Ci fermiano in un microscopico pueblo dove beviamo mate de coca, un infuso di foglie di coca per combattere lo stordimento e ci scambiamo racconti di viaggio con due nuovi amici milanesi, Filippo e Gaia che stanno spendendo il loro viaggio di nozze in Perù da cinque giorni prima di noi.
L' autobus prosegue salendo fino all' altezza massima di 4.910 metri dove anche il movimento semplice di scendere per scattare una foto si presenta arduo per quanto l' aria sia rarefatta. Lo sforzo di infilare la giacca per non bagnarsi diventa epico. Io avendo mal vissuto la tratta in bus da Ica ad Arequipa, nonostante viaggiassimo in un lussuoso e confortevole bus Cama, con tanto di sedili reclinabili di 160°, schermo privato, cuscino e coperta, ho preventivamente iniziato ad assumere il Sorochipill da ieri e la mia soffferenza si limita all'affaticamento nei movimenti, ma Puddy che per i Peruani è Alicio, non sembra passarsela ugualmente bene. Quando prende la sua capsula ormai è tardi.

Si aggiunga a ciò che arrivati a Chivay, la nostra base per la notte, si scofana il mondo al buffet che ci hanno propinato per pranzo, tra stufato di Alpaca, frittelle, riso e chissà cos'altro. Ci ritiriamo nel nostro hotel senza riscaldamento e ci infiliamo sotto le coperte per recuperare un pò le forze. Per cena facciamo una conoscenza un pò più approfondita dei nostri compagni di viaggio; ci sono una nonna, una mamma e una figlioletta peruviane che viaggiano insieme per il paese, una coppia di coniugi Cileni molto simpatici, una ragazza danese che ha vissuto a Cuzco per due mesi lavorando in un asilo, poi Angelica, peruana di mezz'età che viaggia sola e ama le danze tradizionali tra cui ballare sulle note de "El condor pasa", quando gli intrattenitori della serata la rapiscono dal tavolo e la bardano con sombrero, gonna piroettante e bolerino. Siccome siamo un poco disturbati prendiamo solo due sopas e due jugos de Pina y Papaya, ma nonostante ciò, Alicio vivrà comunque la sua peggior nottata della vita riducendosi ad un cencio grigiastro.
La levataccia delle 5:30 lo schernisce crudele dalla sveglia del cellulare e scommetto che maledice di trovarsi a 3.500 metri per provare ad avvistare i detestabili condor che molto probabilmente non si faranno nemmeno a vedere! Ci infiliamo sul bus con facce funeree mentre scopriamo che anche altri viaggiatori hanno visitato ripetutamente le rispettive latrine nella notte. Anyway, oggi c'è il sole che fa capolino tra la nebbia e la strada verso il Mirador Cruz del Condor è meravigliosamente verdeggiante e ricca di animali al pascolo.

Alle 7 ci fermiamo nel primo piccolo pueblo che ci accoglie lungo la ruta, dove intorno ad una fonte di pietra in mezzo alla piazza principale, al cospetto di imponenti montagne, alcune bambine ballano una danza propiziatoria in abiti tradizionali. L'ubicazione di questi villaggi, queste bianche costruzioni nel mezzo delle Ande, così imponenti e incombenti toglie il fiato dalla bellezza dei contrasti cromatici, antiche pietre, da cui sono state estratte cattedrali che si stagliano su cieli azzurri quando la nebbia si alza e lascia spazio al sole caldo, i colori esplodono sul petto delle donne andine nei maglioni fatti a mano, nei bardamenti dei lama candidi come la neve, che placidi accompagnano la vita della comunità, nei lunghi capelli corvini intrecciati e legati insieme da ponpon di lana. Meraviglie del Perù. Il mirador non ci regala sorprese rispetto ai pronostici, nonostante le correnti calde siano favorevoli al volo e la nebbia si sia posata sul fondo dell' orrido. Passeggiamo con gran fatica lungo i sentieri che costeggiano il bordo del rim, un drone ispeziona le gole senza successo, si ammira il panorama indescrivibilmente suggestivo.
Nonostante l' attesa non c'è traccia del condor e un pò abbacchiati torniamo ad occupare i nostri asientos sul bus, scambiando occhiate dispiaciute in direzione di Angelica che tanto ci aveva sperato con la danza propiziatoria della sera prima, quand' ecco che Jesus el conductor, se para en el medio de la calle al grito de "Condoooooor". Balziamo sulla carreggiata armati di cameras e assistiamo all' arrivo e alla vuelta del gallinaccio sopra le nostre teste, unici testimoni dell' imponenza della sua apertura alare. Gira e gira, tra il cielo bianco e la montagna di fronte a noi, ne arriva un secondo, e poi un terzo, il maschio con la cresta che lo distingue dalla femmina, l' adulto col piumaggio nero ad esclusione del collo e del bordo delle ali che lo distingue dal piccolo, sotto gli otto anni di età perchè ancora interamente marrone.

Angelica ha lo sguardo fiero e annuisce soddisfatta mentre tutti le rivolgiamo un prevedibile "el condor pasò"! Io e Puddy saltiamo il pranzo e ci prepariamo alla discesa ad altitudini più consone, tra distese verdi e zone brulle dove le torrette di pietre degli andini la fanno da padrone, tramandando fino a noi, antichi culti e reverenziali forme di saluto alle montagne che ci hanno accolto regalandoci ricordi indimenticabili.

domenica 8 gennaio 2017

La Penisola di Paracas, le Isole Ballestas e la Riserva Naturale #islas #ballestas #reserva #natural #paracas #peru #lobosmarinos #backpackers #viaje #latinoamerica


Il nostro terzo giorno peruano si apre con il primo spostamento in bus del viaggio, un Uber ci porta al terminale Perubus di avenida Mexico e partiamo alla volta di Paracas, la penisola che dal deserto si protende in mare. Cinque ore di viaggio tra panorami sabbiosi e rocciosi ci separano da quell'istmo di povertà a cui la sorte ha regalato una riserva marina di interesse internazionale, utile a sostentare gli abitanti che non ne vogliono più sapere di fare i pescatori.

E allora ecco manifestarsi i soliti caroselli di taxi strombazzanti in cerca di turisti da scarrrozzare per pochi soles, le "guìas", le guide bilingue che cercano di venderti il pacchetto del tour all'offerta più conveniente e tutti quegli intermediari non autorizzati che cercano di innestarsi nel settore a danno delle agenzie e che puntualmente vengono allontanati dalla polizia locale.
Dopo una rapida ispezione al molo, capiamo che il tour alle isole Ballestas è l'unica ragione a trattenerci in loco, la cittadina è poco curata, tra edifici fatiscenti, strade polverose non asfaltate, baracchette che vendono souvenirs e una fila di sedie e tavolini di plastica con alle spalle cucine microscopiche e improvvisate che offrono tutte le stesse proposte di pescado y mariscos sotto tetti di paglia. Ci mettiamo in moto per comprare i nostri due posti sulla lancia per la mattina successiva che ci porterà in mezzo al mare e ed entriamo in contatto con le dinamiche del commercio peruano: i tours sono uguali per tutti, agenzie e venditori clandestini, bisogna solo trovare quello disposto a trattare maggiormente sul prezzo. La spuntiamo davvero bene con il proprietario di un' agenzia, tra lo sguardo esterrefatto dei suoi collaboratori che ci mostrano i loro blocchetti delle prenotazioni a prezzi molto più elevati di quello che gli abbiamo strappato. Lui ridacchia imbarazzato, loro gli intimano scherzosamente di andarsene a casa che gli rovina la piazza. In quanto a noi, por favor, acqua in bocca con gli altri turisti!

Dopo aver a lungo vagato incerti alla ricerca di un ristorante che potesse chiamarsi tale, la cena questa volta é a base di ottima carne, "anticuchos" spiedini di cuore, "chuletas" il taglio della carne del maiale sopra le costine, e "pollo asado" tutto cotto sulla grande plancia alla brace e impreziosito da salsa chimichurri, e una bella Cusquena dorada per facilitare il boccone.
La mattina successiva il trauma bussa alle nostre porte con una levataccia alle 6:50 del mattino per la colazione e la partenza. Ci portiamo dietro uno zaino di ottimismo che verrà disilluso due ore dopo quando seduti sulla lancia verso le Ballestas una coltre densa ed umida ci avvolgerà congelando le nostre spoglie estive.

Ci incurviamo sotto un asciugamano per cercare di mantenerci caldi, mentre lui no, il capitano del Mesiah III si cristallizza al comando del mezzo, ardito e fiero, diritto nella sua divisa bianca inamidata, rimane ancorato al suo timone e anche bagnato dall'acqua, stoicamente non batte ciglio. Tradito dall'infame clima di Gennaio riesce comunque a condurci in questo tour cieco tra le isole portando a termine la spedizione contro ogni pronostico:"Oh Capitano, mio Capitano!".
Seppur poco limpido, lo spettacolo marino che offrono le isole Ballestas è quello di una natura primordiale ed incontaminata, tra rocce erose dal mare in grotte e archi, dove le colonie di leoni marini, pellicani e volatili della costa, riportano ad un mondo inesplorato dal genere umano.

Incuranti della nostra presenza los lobos marinos dormicchiano sulle rocce, sguazzano nell' acqua limpida e lanciano latrati dalla spiaggia su cui si riproducono nei primi due mesi dell' anno. I pinguini di Humbold ci guardano scivolare sull' acqua dall' alto delle rocce dove sono stipati, le sule volano disposte a freccia compiendo geometrie sopra di noi, alcune si lasciano andare in volo e qualcuno di noi viene "colpito"!
Non è una casualità, fino a qualche anno fa, l'abbondante guano depositato sull'isola, prezioso per l'edilizia, veniva raccolto e commerciato a terra.
Visti i limiti nell'osservazione, non ci affanniamo troppo a cercare di ammirare il Candelabro, una figura che viene annoverata tra le più conosciute delle linee di Nazca, l'unica visibile dal mare, neppure ne possiamo indovinare l'ubicazione. Tornati al molo riprendiamo colore e partiamo per la parte del tour terrestre dove anche qui una densa nebbia bassa ingloba tutto e non ci permette di avvistare i fenicotteri rosa mentre si cibano dei loro gamberetti preferiti che danno la colorazione al loro piumaggio, l'anno scorso in Messico a Celestùn una giornata particolarmente piovosa ci impedì di avvistarli, e quest'anno ad una latitudine e ad una longitudine diversa il risultato resta invariato.
Sigh! In compenso in alto il cielo è sgombro e iniziamo a rosolarci grazie anche alla sabbia del deserto. Giungiamo alla Playa Roja, l'unica spiaggia in Sudamerica che presenta un caratteristico ed inusuale manto sabbioso di colore rosso, le cui alghe ricche di collagene sono utilizzate nella cosmetica mondiale, e a guardarci bene col nostro colorito, siamo tra i pochi a fare concorrenza alla spiaggia. Sostiamo per il pranzo in una baia vicina e rubiamo qualche panoramica meravigliosa da un mirador sovrastante, colori accesi e vitali, il giallo del deserto e il blu dell'oceano che si rincorrono rubandosi spazio a vicenda, una lotta scandita dal corso del tempo.

Tutto intorno è libertà, uno spazio infinito in cui un piccolo essere umano non trova collocazione.
Concludiamo la giornata di esplorazione affacciati dalla scogliera opposta alla Cattedrale, un gigantesco monolite eroso dagli elementi naturali, la cui forma richiamava quella di una chiesa cristiana, ma che si è disgregata in acqua durate l'ultimo terremoto. La guida dice che forse a Gesù "no le agradaba".
La fine del tour coincide perfettamente con la nostra ripartenza verso l'interno del Paese. Da qui in poi abbandoneremo definitivamente la costa e l'estate e utilizzeremo quella parte di zaino destinata al nostro armamentario invernale.
Dopo una traversata notturna lunga quanto quella di Mosè nella Terra Promessa, il mattino successivo a bordo della Cruz del Sur approdiamo ad Arequipa, la ciudad blanca, non tanto per il colore dei suoi edifici come tutti pensano, che sono bellissime ex case in stile spagnolo, con tanto di corti e fonti al suo interno, ma perchè appunto era stata scelta dai conquistatori bianchi come loro dimora.
La conformazione della piazza centrale, sempre denominata Plaza des Armas, come a Lima, e come in tutte le ciudad a venire suppongo, è sempre la stessa: la fonte al centro, circondata da giardini fioriti, alberi a delimitare il quadrilatero, e la strada che lo separa dalla cattedrale, e dai palazzi coi portici sui restanti tre lati. Qui ci si riunisce, si passeggia, si parla di politica, si guardano i bambini dondolarsi sulle catene che circondano la fontana.

martedì 3 gennaio 2017

Del secondo giorno a Lima tra croci, catacombe e scherzi da prete #Lima #cerrosancristobal #sancristobal #perù #mirador #view #landscape #barriochino #chifa #cebiche #pescado #travel #backpackers #adventure #travelblog #tripforlife #inka #Rìmac #suburbio #paseodelosenamorados #amor #poesied'amore #paseo #micaelavillega #sanfrancisco #catacombe #ossa #skull&bones #bones


Signori, ho perso gli occhiali. Neanche un giorno e già mi arrendo a guardare il mondo carente di diottrie. Un paio perso a Melbourne, uno a Lima, potrei quasi iniziare a pensare di farlo consciamente, tipo " io coleziono farfalle e tu? - Io perdo occhiali all' estero!". Comunque..Durante il nostro secondo giorno limeno, dopo un' interessante visita al mercato centrale, ci concediamo un ottimo pranzo nel barrio Chino. Di per se il quartiere non si differenzia da un qualsiasi altro Chinatown del mondo, ma qui la cucina ha subìto più che un influsso dal paese ospitante, infatti i Ristoranti Chifa propongono piatti della cultura peruviana.

Ecco che allora andare a cena al cinese sarà come accomodarsi in una comida casera peruviana, che offre menù misti per poter assaporare più proposte allo stesso tempo. Attraversata Avenida Abancay, arteria trafficata del centro storico di Lima, saltiamo fuori fermata su un autobus a "cielo aperto" diretti al Cerro de San Cristobal, un mirador sulla città da cui svetta una grande croce bianca, postavi la prima volta a metà circa del 1500 da Francisco Pizarro come simbolo di protezione cristiana. Fu oggetto e memoria dei grandi scontri tra spagnoli e indigeni per la riappropriazione di Lima e fu sostituita e rimpiazzata ancora e ancora e ancora del corso della storia.

Per arrivare al cerro si attraversa il fatiscente ma tradizionale quartiere di Rìmac, sulla ala destra dell' omonimo fiume, un tempo il principale quartiere cittadino, con l' imponente Alameda de los descalzos. In epoca coloniale pare che questo giardino al suo stato originale, fosse adorno di fontane e alberi che servivano non solo a donare un pò di frescura ai passeggiatori, ma anche ad occultare scappatelle, amoreggiamenti e inciuci proibiti. Le tresche della città de los Reyes venivano consumate qui tra cui anche la più famosa tra il Vice Re Manuel Amat y Juniet e la fascinosa Micaela Villega. La storia narra che la donzella, attrice e ballerina molto in voga sul finire del 1700, sebbene pratica delle arti seduttive e conscia del suo ascendente sull' altro sesso, si fece turlupinare come una fessa dallo scherzo della luna nel pozzo.

 Mi spiego meglio: il Vice Re astuto volpone navigato, per ingraziarsi la capricciosa donzella e farla cedere alle sue lusinghe, aveva fatto costruire un paseo con fontane e vasche e l' aveva invitata a fare una passeggiata. Durante il corteggiamento la giovane, che nonostante il presumin aveva un terzo dell' età del Vice Re, tronfia del suo fascino e dell' ingenuità tipica della sua età la spara grossa e promette la sua mano all' uomo solo se questi le metterà la luna ai suoi piedi. Niente di più facile per un sessantenne consumato dal desiderio: riflesso della luna nell' acqua della vasca, avvicina i palmi delle mani alla sfera e hop..la gnucca vicino al bordo vede la luna ai suoi piedi.

Dalla base della collina il pullman inizia a salire tra case abbarbicate una sull' altra in un dedalo di viuzze strette, sulla destra si avvista la prima delle 14 croci di questa via crucis estenuante che porta alla sommità del cerro. Man mano che saliamo ci rendiamo conto di quanto sia enorme, infinita, a perdita d' occhio la città di Lima. Una distesa di costruzioni monotono tra cui spicca un' arena, un grande ponte, qualche altra costruzione di notevoli dimensioni. Il sole è ustionante. Si può dire che in questa giornata siamo passati dalla vetta più alta della cristianità al fondo più oscuro dell' interramento religioso, visitando le catacombe di San Francisco, grande ossario risalente a quando il Perù non contemplava i cimiteri come luoghi di sepoltura.
Erano le chiese e i conventi infatti, i siti adibiti alla tumulazione dei corpi e chi vi dice che siamo tutti uguali di fronte alla morte mente, perchè anche nel lutto ci si divide in classi sociali, perciò alla medioalta veniva riservata una zona, alla quale il ceto più basso non poteva ambire. Sgattaioliamo dalla visita guidata per soffermarci da soli nelle catacombe, trovando anche una certa arte e simmetria nella disposizione delle ossa o di un teschio forse volutamente posizionato come guardasse verso di noi. Rapida visita al ristorante in cui abbiamo pranzato ieri alla ricerca degli occhiali smarriti ma niente. Si prosegue in bus verso Barranco, una lunga passeggiata costeggiando il Pacifico ci conduce dopo svariati chilometri al paseo de los enamorados di Miraflores mentre il sole tramonta in acqua e diffonde una tiepida luce arancione.

E parte il paragone-cazziatone: impossibile non notare la calma che pervade il parco e i suoi occupanti, lontano dal traffico e dai taxi che suonano ad ogni forma umana che vedeno muoversi su un marciapiedi, impossibile non accorgersi che i bambini, anche di età diverse giocano tutti insieme, pattinano, vanno in bici, si arrampicano sui giochi, si rincorrono, rotolano giù dalle collinette erbose, nessuno piange, nessuno fa il prepotente, una gioia mai molesta e chiassosa. nello stesso ambito e tempo i cagnolini giocano coi cagnoni, nessuno ringhia, nessuno abbaia, nessun padrone urla o insegue o sgrida o strattona.
Padri a spasso con figli piccoli per mano in pace, parlano calmi e si divertono delle ingenuità dei bimbi, nessuna madre iperprotettiva, frustrata, distrutta o isterica. Così, al parco, così sugli autobus stipati come carri bestiame, così per strada. Centinaia di donne con bebè al seguito, nessun vagito, nessun pianto a dirotto, dai più piccoli ai più grandi...perchè? Qual' è il segreto di questa calma? Come si impara questa accettazione pacifica? Il sudamerica insegna più che la storia delle antiche civiltà, mostra più che il degrado e la vita guadagnata fino all' ultimo soles dei vecchi che caricano pesi enormi con le facce cotte dal sole e le mani che non si chiudono più dall' artrite. E siamo a Lima, non ancora in mezzo alle Ande dove la vita è dura davvero...

lunedì 2 gennaio 2017

Capodanno in volo e Lima primo giorno #partenza e #arrivo #Lima #Perù #newyear #2017 #capodanno #travel #backpackers #hostalima #primogiorno

Viaggiare\Volare in date anomale è curioso, perchè ti spetti di ritrovare in un contesto atipico le usanze canoniche che vivresti a terra. Volare la notte di capodanno rende lecito domandarsi se l' equipaggio dell' aereo avrà previsto il brindisi di mezzanotte o se il volo è una cosa talmente seria da non farsi distrarre da simili abitudini popolari. Ebbene quale occasione migliore per scoprirlo se non essere seduti su un aereomobile in partenza da Madrid alle 23.55 del 31\12?
Il capitano intanto è italiano, i passeggeri sono imbarcati e tutto è pronto per la corsa sulla pista, l' annuncio dalla cabina arriva direttamente da lui, il pilota che ci informa che tenterà di collegarsi con Radio Madrid che trasmette direttamente dalla porta del sol per la tradizionale scampanata di mezzanotte, intanto le hostess con il carrello iniziano a distribuire alle fortunate prime 8 file, tra cui la nostra, bicchierini di Cava, il metodo classico spagnolo, gli altri, ahimè, brinderanno quando l' aereo avrà raggiunto la posizione orizzontale. Sfigati! Ecco la radio che gracchia e diffonde il countdown di questi ultimi momenti del 2016 per tutto l' aviòn, le campane risuonano e noi brindiamo e festeggiamo con chicchi d'uva bianca insieme a tutto l' equipaggio, mentre l' aereo inizia la sua corsa e si alza in volo, il cielo di Madrid è illuminato dalle esplosioni dei fuochi d' artificio simili a fiori che sbocciano e si appassiscono nella frazione di un secondo.
Tutto il resto, mi stupisce e inorgoglisce dirlo perchè non mi è mai successo, è sonno profondo, interrotto anche quasi con un certo fastidio, dal pasto un paio di ore più tardi e dalla colazione servita due ore prima dell' atterraggio. Qualora uscisse fuori che AirEurope narcotizza i suoi passeggeri tramite le bocchette dell' aereazione vi informo già da ora che io non testimonierò contro!
Lima ci accoglie nebulosa verso le 6 del primo giorno del nuovo anno, un nuovo timbro sul passaporto è la cosa più eccitante del risveglio dopo 12 ore di poltrona. Siccome siamo backpackers raggiungiamo il primo spiazzo da cui passano i combi e ci infiliamo sul primo van scassato da cui ci viene urlato "La paz, La paz, Ejercito, Mirafloooores" insieme ai locals e attraversiamo i malfamati quartieri che portano all' oceano. Lo strillone è secco, segnato in volto e gli manca metà della parte superiore dell' orecchio, il suo ruolo è urlare in direzione dei pedoni sul marciapiede le destinazioni battute dal pullmino, aprire la porta scorrevole per farli accomodare, registrare dove devono scendere e riscuotere il pagamento di 4 soles che però alla fine diventano 4.50 perchè oggi è festivo. Non importa se fai 100 metri o 25 minuti di viaggio come nel nostro caso, la tariffa non cambia.
Tanto le fermate sono approssimative perchè gli autisti seguono la loro rotta e molte volte non conoscono neanche molto bene tutte le vie dei vari quartieri. Alejandro l' autista si premura di conoscere la nostra provenienza e di darci il benvenuto in Perù come primo contatto della nostra lunga avventura, il suo fiato alcolico e la sua guida fanno da contorno al teatrino che ci regala ogni volta che incrociamo una ragazza per strada o scorge una coppietta intenta in effusioni vicino ad un palo. Arriviamo accaldati e sudati al nostro hostel aiutati dalla scorta di un poliziotto in motocicletta che ospitalissimo vuole darci il suo contributo, non sono neanche le 8 e tutti dormono dopo i bagordi del capodanno. Ci apre un ospite in calzette e faccia assonnata, ci accomodiamo dentro aspettando l' arrivo di Juan che si rivelerà un pozzo di informazioni e gentilezza.

Raggiungiamo il centro di lima in bus troppo vestiti, dopo aver consumato un Caldo de Gallina al mercato tra banchi di frutti colorati e vere e proprie "reinas de la venta"(regine della vendita), ci facciamo stregare dai bambini peruviani, che sono tantissimi, bellissimi e socievoli. Una coppia di genitori incontrati al banco dove abbiamo mangiato ci accompagna lungo il viaggio in bus, raccontandoci un pò di meraviglie del Perù che andremo a visitare e dandoci il suo indirizzo per questi giorni di permanza a Lima, qualora avessimo voglia di andarli a trovare.

Fa già un caldo tremendo, la Plaza Mayor, assolata, ci ricorda la sua omonima di Mèrida con il suo fulcro centrale tra panchine, palme e la fontana dei delfini, posta al km 0 rispetto alla Panamericana nord e alla Panamericana sud (le strade che portano agli estremi confini del paese) e circondata dai più importanti palazzi della città, la cattedrale, il palazzo del Gobierno e quello della Municipalità con i loro portici. Un folto gruppo di uomini e donne percorrono il quadrilatero intonando una cantilena tra balli e pestassi di scarponi. Gli uomini indossano pantaloni con una toppa sul sedere, stivali alti, una mantella e una maschera con un viso disegnato sotto un grande cappello con lunghe piume di pavone, le donne invece camicie bianche e gonne arancioni e nere, cappelli scuri e un piccolo mantellino. Al termine di ogni strofa dal centro si alzano le braccia di alcuni uomini che fanno roteare le raganelle o tric trac, quei medievali strumenti musicali che si vedono durante le feste popolari o alcune funzioni religiose in meridione. Nel cortile del palazzo del gobierno si sta svolgendo il cambio della guardia accompagnato dalle note della banda, come ogni giorno tra le 11:30 e le 12, nella grande cattedrale dagli immensi portali e soffitti decorati è in corso la messa, mentre la gente visita il bel presepe allestito nella campata ovest. Lungo la calle che porta alla chiesa di San Francisco una donna dà da bere aranciata ad un lama seduto a terra, i piccioni eseguono ripetuti voli circolari intorno alla fontana di fronte alla facciata barocca dell' antico convento dei francescani, nella chiesa Domenicana una donna canta infinite strofe di una canzone eucaristica e noi ci infiliamo in un ristorante per locali ad assaggiare Tamalito, Cebiche de Pescado, Cabrito con arroz y Yuca e Chicarron de Pescado, accompagnati da refrescos de Maracuja.

Accaldati e rintronati torniamo in ostello dove Puddy si concede una siesta mentre io gironzolo lungo in Paseo che costeggia il pacifico.
Lo raggiungo per cena, quando passeggiamo nel parco 28 di Junio sgranocchiando un' enorme frittella croccante cosparsa di quel che sembra un miele all' arancia e sorseggiamo Inka cola a cui siamo già definitivamente assuefatti! Aiuole verdi, gattini, bambini che giocano tutti insieme, genitori sorridenti, cagnetti che si fanno le feste, il primo giorno di Lima l' orribile, come fu ribattezzata da uno dei suoi cittadini illustri, non è stato poi così male!

lunedì 28 novembre 2016

#wanderlust



Eccoci di nuovo..eccomi. Di Nuovo. Sempre lo stesso "problema" che si ripresenta. Sempre la stessa soluzione. Prevedibile per me, o per chi come me sostiene che nella fuga sia racchiusa l' essenza della libertà. Quella di andare per prendere fiato. Chi non ce l'ha il "problema", non capisce, ma è proprio il fiato che ti manca, quando stai fermo. Assurdo no? Stai fermo e ti manca il fiato, inizi a muoverti e ti si riempiono i polmoni, torni a respirare e tutto sembra più leggero, a partire dal tuo petto, dietro cui si alloggiano i polmoni.

Chi non lo prova non lo sa, quanto può uccidere non avere un momento per risalire in superficie a prendere aria. Cosa voglia dire cercar di tener duro perchè sai che da quel determinato giorno potrai tornare riprendere fiato. Chi non ne soffre non lo sa, quanto sia dura non sapere quando potrai riprendere fiato. Vedono solo una smania ossessiva ingiustificata. Perchè non ne sono affetti loro. E non capiscono.
E tu soffochi, ma di aria ce n'è a sufficienza. E tu affoghi, ma non c'è acqua intorno a te.
Conosci la cura ma aspetti, come se provassi una colpa a somministrartela. Come se dovessi chiedere il permesso.."posso prendere la medicina ora?". Cerchi una giustificazione per meritartela. Diventi triste, assente, rassegnata e affranta. Così ti riduci, ad esserne affetta. Così ti riduci se non ti decidi ad ascoltare i tuoi bisogni. Puoi provare a convincerti che il lavoro ti distrarrà, che puoi resistere, che è meglio mettere da parte ancora qualche soldo, ma sai che quelli che hai ti bastano, sai che volendo potresti partire in qualunque momento e questa porta aperta davanti a te, che è la tua gabbia, ti imprigiona più che se fosse chiusa, perchè hai l' impressione di poterla lasciare quando vuoi.

Ma come vedi sei ancora qui, che cerchi scuse e compromessi per poterla varcare ancora.
Convinciti! Sei malata! nessuno te ne può fare una colpa. Non è una tua scelta aver contratto un virus, l' hai preso e basta. O forse ce l' avevi già dentro. Non negarti la cura. Anche se avrà qualche controindicazione. Si sa, i vaccini debellano, ma non risolvono il problema e non sono mai del tutto innocui.
Curati! Mettiti in marcia. Chi vuole vederti star bene, ti dice così. Chi vuole essere sicuro che la cura funzioni fa il percorso insieme a te.

venerdì 25 novembre 2016

Breve storia della ricerca del posto di lavoro migliore al ritorno da #GranCanaria e conseguente ripresentarsi del #wanderlust #lavoro, ricerca del #worktime #job #restaurant #waitress

Chi l' ha detto che la ricerca del lavoro a casa è più semplice che all' estero? Nessuno lo dice! Infatti è proprio per insoddisfazione che si tenta la fortuna fuori. L'unica facilitazione in casa è che si parla la propria lingua e quindi ci si può presentare a 360° ad un eventuale datore di lavoro, ma in realtà ho scoperto ultimamente che parlare la stessa lingua non sempre è sinonimo di comprendersi!
Questo è quello che mi è successo al mio ritorno da Gran Canaria. Innanzi tutto c'è da capire perchè  sono tornata. Il motivo principale è che la stagione si è rivelata essere quella sbagliata: poche offerte di lavoro e tutti che mi rimandavano ad Ottobre quando la stagione sarebbe stata nuovamente alta. Oltre a questo, quando lasciai Genova, avevo da poco iniziato una collaborazione saltuaria con un ristorante sul lungomare di Pegli che ammettendo di essere un locale stagionale mi garantiva avrei avuto impegno fisso da Maggio a Ottobre con tanto di contratto. I Proprietari mi avevano cercano via messaggio alle Canarie per conoscere le mie intenzioni e io in tal modo sollecitata, per evitare di perdere anche quella certezza,avevo deciso di rientrare. Salvo poi ricevere un' offerta di compenso più bassa di quella formulata prima della partenza accompagnata da un retorico " pensaci un pò!". La mia risposta "posso anche pensarci ma non sono interessata" li aveva convinti a liquidarmi gli appena due giorni lavorati dal mio rientro e a salutarmi con un "ci sentiamo!". Mi chiedo ancora a volte se non gli sia successo qualcosa di gravissimo perchè dal 30 aprile io giuro di non aver più sentito niente e nessuno!
E' iniziata così la lunga epopea della ricerca del posto giusto: sono passata da una focacceria lagher dove non era previsto il pasto ai dipendenti, ne tantomeno una pausa, il che significa che dalle 17 a chiusura, ogni giorno intorno alle 00:30 - 01 andavi avanti e indietro come una macchina a servire aperitivi, poi pre-teatro, poi cena, poi post-teatro, poi qualsiasi malaugurato avventore colto da languorino di mezzanotte. Durata della mia sopportazione, due settimane.
Passo successivo, Trattoria sottocasa, molto alla buona, ma comoda, peccato che dopo le sei ore di prova mi sono stati messo in mano trenta euro, in nero, con la scusa che non erano riusciti a fare la registrazione del mio nominativo all' Inps. Salutati a due mani e a mai più rivederci.
Quarto tentativo, tanto perchè ormai non mi dispiaceva l' idea di rimanere vicino a casa, vengo contattata da un ristorante pizzeria ben quotato nel quartiere. Al telefono vengo lusingata e vezzeggiata per il mio ottimo curriculum. Dopo il servizio però, per evitare il ripetersi dell' ultima retribuzione, faccio presente la mia richiesta ma non ritengono di potersela permettere, o che sia giustificata per il lavoro che offrono, in poche parole, vogliono la professionalità ma  a basso costo.
Ormai è diventata una missione, i miei curriculum arrivano ovunque, parlo con titolari rassegnati che lamentano di imbroccare solo delusioni assumendo personale poco qualificato e con poca voglia di lavorare, per contro c'è da dire che pretendono di pagare il minimo sindacale, che è anche meno del peggio che ci si può prospettare, ma come sempre tutelato dal contratto nazionale del lavoro .
Mi chiamano da Eataly per lavorare in turni di 4-6 ore, mi chiamano da Bogliasco per servire i giocatori della Sampdoria, alla fine scelgo di lavorare per uno chef stellato e quindi ritorno a Boccadasse, nel piccolo borgo marinaro dove ci sono più ristoranti che abitanti, precisamente nel locale che mi accolse una settimana dopo il mio rientro dall' Australia, quando dissi "faccio la stagione qui e poi riparto", prima di ricominciare a saltabeccare per altri 4 locali vezzeggiata da complimenti, che sono una droga che ti inchioda i piedi al suolo, da collaborazioni ben retribuite, innamoramento, progetti di vita e confusione. Beh ora sono qui, la proposta iniziale di un contratto stagionale si è invece risolta con un contratto indeterminato e ancora una volta mi faccio odiare da chi lo vorrebbe e non ce l'ha, mentre cerco di spiegargli che col determinato a quest'ora sarei in viaggio con le spalle coperte dalla disoccupazione per almeno due anni! e vabbè! Lamentati!
Eh no che non mi lamento, ma a ottobre inizio a patire, inizia a venire umido e io ho voglia di mettere lo zaino sulle spalle, ho voglia di camminare, di vedere, di scoprire. Ho voglia di crescere ancora un pò, e anche il mio planisfero reclama nuovi traguardi, nuove puntine colorate a riempire un pezzo di mondo inesplorato.  Un corso di Pasticceria poi annullato mi porta a Padova e quei 5 giorni che avrei dovuto passare tra glasse e creme li spendo nell' amata Venezia, su e giù per i ponti e per le Calli. Sembra sufficiente a tirar fiato, ma dopo una settimana sono i nuovo li in piedi sul divano che a naso in su scandaglio il planisfero in cerca di una meta, skyscanner diventa la mia ossessione ogni momento libero dal lavoro, finchè alla fine anche Terry, che ormai si è evoluto in Puddy, capitola e mi da il benestare! Ok..andiamo! Si prenotano i voli dopo una serrata ricerca su più fronti per scovare l' offerta giusta, il prezzo migliore, la tratta più umana e alla fine, nella notte del 16 Novembre alle 01:17, il volo per Lima ha due passeggeri in più!