lunedì 16 gennaio 2017

La Bolivia vista dagli occhi occidentali, il Salar de Uyuni, grande meraviglia della natura #lapaz #bolivia #capitalcity #teleferico #uyuni #salar #salardeuyuni #desert #saltdesert #saltflat


La Paz..che dire, un ingorgo disordinato di automobili e persone, le persone inventano modi per guagagnare qualche boliviano, con bancarelle, carretti, a volte neanche quello. Commerciano pane in mezzo agli incroci che sanno di gasolina, lustrano scarpe con il viso coperto dai passamontagna per non farsi riconoscere da amici e familiari, per evitare la discriminazione in una società fin troppo povera e ignorante.
Le automobili, i taxi, le carrette, i micros con la scritta Dodge e le bardature colorate, girano e caricano, scaricano, senza sosta, inghiottono, schiacchiano e rigurgitano persone ad ogni ora del giorno e della notte, con il clacson sempre caldo di strimpellante premura.
La Paz, con le case di mattoni rossi mai finite, che sorgono dall' immondizia, pattugliate da ronde di cani randagi alla ricerca di sacchetti da profanare con i musi pulciosi e spelacchiati. La Paz delle Cholitas con le gonne a balze, le bombette e gli scialli, sempre cariche di fagotti colorati sulla schiena, trasportano viveri o bambini, le vedi sedute sui gradini, sui marciapiedi, su panchetti che scompaiono sotto i loro immensi culi a vendere gorditas, bebidas o agende.

 Le gambe grosse nelle spesse calze di alpaca, si incastrano in scarpette troppo strette e impolverate. La Bolivia è il loro regno e loro ne sono regine, vendono, comprano, trasportano, figliano, allattano e crescono. Nelle campagne arano, coltivano, mietono e camminano giorni eterni dietro ai lama e agli alpaca, sempre sole, instancabili. La Paz avrebbe bisogno di cure, di sanificazione, di un miracolo, invece ha un piano e due immense teleferiche da 150 milioni di dollari, che dal basso della valle in cui soffoca se stessa, la trascinano a El alto in colorate cabine rosse e gialle. La Svizzera gliele ha fornite. La faccia del presidente Evo Morales sorride sulle porte automatiche, mentre La Paz scorre sotto di noi, fatiscente e incompleta, dalla base fino alla cima, finestre senza vetri, tetti senza copertura, stracci appesi,bambini abbandonati al sonno nei cortili incolti, cani sdraiati sui tetti, guardiamo agghiacciati protetti dal guscio del nostro ovetto elettrico.
Nella notte ci allontaniamo a bordo di un bus cama che ci porta a sud, ad Uyuni, porta d'ingresso dell' immenso omonimo Salar, 10.500 km quadrati di deserto di sale che in questa stagione delle piogge diventa uno specchio lucido e riflettente, e tutto ciò che è sopra diventa sotto, in un magico effetto di infinita, imperturbabile grandiosa vastità.
Siamo una spedizione variegata formata da 3 coppie di svizzeri tedeschi, un brasiliano, un americano del Wisconsin bianco e biondo che si accompagna ad una giapponese trasferita a New York, noi, gli autisti e una guida, i nostri Land Cruiser, con le taniche e i viveri sui tetti partono alla volta di quella che sarà la più incredibile avventura di questo viaggio.
 Facciamo conoscenza con i nostri compagni di sedile con cui condivideremo la magia di questi 3 giorni, colazioni, pranzi e cene, nonchè camerate al limite del minimalismo alberghiero. Appena ci addentriamo nel deserto di sale sprofondiamo in un silenzio reverenziale, muti e sopraffatti, il lieve scroscio dell'acqua sotto le gomme, una quiete ipnotica delicatamente violata dalla voce sinuosa di Lana del Rey..will you still love me when i'm no longer young and beautiful? I know you will, I know you will, I know that you will..nessuno lo dice ma io credo che tutti stiamo pensando che non poteva esserci atmosfera migliore per accompagnare questo momento.
La jeep scivola sola e silenziosa su quest'immensa lastra di vetro, dove le nuvole bianche lasciano spazio a sprazzi di cielo azzurrissimo, si riflettono e si specchiano in questo immenso mare calpestabile, le zolle di sale sono esagoni perfetti, uniti tra loro, sotto il pelo dell' acqua, le distanze sono falsate, cielo e terra si toccano e non si riesce a capire dove finisce l'uno e comincia l' altro, persino fare una foto dritta diventa un'impresa, a 360° ci siamo solo noi, per km, persi in un mare di luce e azzurro, camminiamo su uno specchio che si sforma sotto i nostri passi per poi ricomporsi un attimo dopo, quasi volerci mostrare che in nessun modo potremo mai modificare questa immensa e perfetta bellezza creata dalla natura.Per ore viaggiamo in auto lungo il salar avendo l' impressione di essere sempre fermi nello stesso punto, poi il sole inizia a calare, il cielo si scurisce, l'acqua si alza e ci mettiamo in salvo su una lingua di terra che ci porta in collina, guidiamo su strade dissestate mentre l'oscurità ci avvolge fino a raggiungere le deboli luci del nostro alloggio per la notte, pietra e sale si fondono insieme per farci da giaciglio e da mensa, i granelli scricchiolano sotto i nostri piedi.
Dopo una doccia bollente siamo pronti per lasciarci andare ai sogni tra le nostre pareti di sale, realizzando finalmente che qui siamo arrivati, dopo averlo ammirato in fotografie scattate da altri, averlo sognato guardando filmati irreali, e aver pensato che mai avremmo saputo come raggiungerlo, come viverlo coi nostri occhi, mentre il sale ci incrostava gli scarponi e ci lasciava scie bianche secche e rigide da intirizzire gli orli dei pantaloni.
Un altro sogno è diventato realtà, ancora una volta abbiamo insistito per riempirci gli occhi di bellezza straordinaria, anche quest'anno facciamo preoccupare e stupire le nostre famiglie che aspettano nostre notizie tra facebook e skype per augurarci ancora buon appetito mentre loro vanno a dormire, vivendo attraverso di noi lo spettacolo impensabile che il mondo riesce ancora a regalare a chi vuole mettersi in viaggio per andarlo a scoprire. La vita è breve, ci se ne accorge pensando al poco tempo che abbiamo da dedicare alla scoperta, a quanto poco abbiamo visto finora e quanto ancora il mondo aspetta di mostrarci, solo per questo vale la pena mettersi in moto e non negarci lo splendore della natura.

mercoledì 11 gennaio 2017

L'epico attraversamento della frontiera, gli esorcismi radiofonici e primo contatto con la popolazione boliviana #frontiera #desaguadero #frontera #perù #bolivia #borders #confinedistato #polizia #immigrazione #lapaz #elalto #gisela #minivan #bolivianos #soles #esorcismo #religiousrock


Lasciamo Puno con un' altra bellissima giornata di sole, diretti al terminal zonal dove i micros (minivan) aspettano di riempirsi per partire verso le loro destinazioni, il nostro va a Desaguadero, città di confine tra il Perù e la Bolivia lungo la sponda sud-est del lago Titicaca. La giornata è splendida, calda, il cielo azzurrissimo con nuvole bianche panna. Il micro è lanciato sulla strada dritta che costeggia il lago, tra campi coltivati, mucche al pascolo e donne Aymana con il loro tipico cappello a bombetta. Gli zaini sono al sicuro sul tetto.

Disaguadero ci stordisce con il suo casino di bancarelle per strada, le sue carrette da trasporto, che se non fai attenzione ti travolgono, il fango per terra. Ci avviciniamo al ponte che divide i due stati, un primo cartello sopra le nostre teste, all'ingresso del ponte ci ringrazia per la visita al Perù, il secondo, al termine, ci da il benvenuto in Bolivia. Cerchiamo di districarci per capire cosa fare per passare la frontiera, chiediamo informazioni ad una poliziotta peruana che ci manda oltre il ponte. Un brutto edificio che divide a metà la strada fangosa verso la Bolivia è strabordante di gente in fila di cui non si vede la fine. Chiediamo ad un poliziotto boliviano se ci troviamo nel posto giusto, ma lui, trovandoci sprovvisti di timbro di uscita, ci rimanda al di là del ponte dall' ufficio immigrazione del Perù.

Iniziamo a innervosirci e torniamo dalla poliziotta peruana che questa volta ci indica la struttura. Breve coda in cui compiliamo il modulo di uscita in cui indichiamo chiaramente che ci stiamo recando in Bolivia, arriva il nostro turno, l'impiegato timbra i passaporti e torniamo all' infinita coda boliviana, sotto il sole, vestiti come se dovessimo scalare l' Everest, con gli zaini in spalla. Io cerco di fare "l' italiana" inserendomi a metà della fila, ma Puddy mi riprende severamente, perciò accetto di mala voglia di passare le successive 3 ore procedendo di pochi millimetri alla volta.

Poi lui inizia a bestemmiare per il caldo e l' assurdità della condizione disumana a cui tutta questa gente è costretta per una formalità da pochi secondi. Finalmente arriva il nostro turno, l' addetta inserisce i dati del modulo d' entrata nel computer, apre i passaporti per apporre il timbro di ingresso e strabuzza gli occhi, scuote la testa e dice "no no no". L' ufficio immigrazione peruano, invece di apporre sui moduli e sui passaporti il timbro di uscita, ha apposto quello di entrata, quindi ora abbiamo due entrate in Perù in date differenti e nessuna uscita!
Ci informa che dobbiamo tornare oltre il ponte a correggere l' errore. Ci infiammiamo, terrorizzati dall' idea di altre 3 ore di coda, protestiamo, intimiamo, ma lei ci garantisce che con il timbro giusto salteremo la fila. Parto con i passaporti, Alessio tiene gli zaini, volo oltre il ponte, schivando carretti e mamacitas, me ne sbatto della coda e vado diretta allo sportello di quel mentecatto che è riuscito a non accorgersi che stava usando il timbro sbagliato e mi faccio mettere sui passaporti quello di uscita.

Ricorro oltre il ponte, raggiungo Puddy che si sta facendo le sue ragioni con i poliziotti boliviani, anche un pò imbarazzati e ritorniamo dentro gli uffici, supero la coda anche con una certa prepotenza, passo sotto la catena sradicando i paletti che la tengono in piedi e lancio i passaporti sotto il vetro del gabbiotto dell' addetta, che finalmente annuisce e timbra l'ingresso in Bolivia. Raccattiamo la nostra roba e di gran carriera, cerchiamo i bus diretti a La Paz. Non ci sono strade, solo gettate di fango rosso, con crateri e pozze, tra palazzi iniziati e mai finiti, con mattoni e griglie di ferraccio a vista, cani randagi che cercano cibo, spazzatura abbandonata a mucchi e bancarelle di acqua, bevande, merendine e cioccolate. I bus li troviamo, scassati, graffiati, logori, con il tetto pieno di sacche e scatoloni e fagotti colorati, all' interno gente stipata tra forniture di carta igienica annuali, borse, bastoni e qualsiasi accessorio per la casa. Occupiamo due posti in fondo, continua a salire umanità, sempre più carica, con bimbi legati alla schiena e sacche, borse, pacchi..iniziamo a pensare che il viaggio sarà eterno e ci vorrà tutta che il trabiccolo riesca a muoversi, così stipato.
Mi viene la curiosità di chiedere alla nostra vicina di posto se ci sono altri mezzi per raggiungere la capitale, lei risponde che ci sono i micros, ma costano 20 bolivianos (ovvero circa 3€), evidentemente per lei un prezzo altissimo, ci lanciamo giù dalla carretta prima che ci inglobi definitivamente, restituiamo i biglietti al conducente che ci ridà i soldi e gli zaini. Percorriamo un' isolato di terra rossa e spazzatura e palazzi lasciati a metà e troviamo i micros che stanno riempiendosi per La Paz, carichiamo gli zaini sul tetto e saliamo davanti a fianco al conducente. Nel delirio di code, timbri sbagliati e fughe da bus fagocitanti, abbiamo scordato di cambiare un pò di pecunia nella nuova valuta, grave ingenuità, l'autista però accetta il pagamento in soles al corretto cambio di 10soles per 20bolivianos.


Intanto ci godiamo il viaggio ignari dei momenti di terrore che vivremo a La Paz, una bellissima bambina ci tiene compagnia tutto il viaggio, ci da la manina, fa le foto con noi, si mangia le nostre gallette e poi quando non ne vuole più me le appoggia smangiucchiate sulla spalla. La strada è bella, unica lingua di asfalto tra prati di pecore e vacche e asini al pascolo, con le montagne innevate in lontananza, il cielo blu, tra banchi di nuvole più o meno minacciose, ogni tanto piove un pò, ogni tanto il sole illumina il panorama. L'autista sintonizza le frequenze su una specie di Radio Maria, ma peggio, ascoltiamo canzoni di rock religioso che farebbero cadere i capelli al più blando dei metallari, infine, un esorcismo in diretta, dove al grido di "SALES, SAAAAALES, DIABLO ENFERMEDAD, DEJA ESTO CUERPO..SE VA? SE VAAAAAA!! POR LA GRACIA DEL SENOR..COMO TE ENCUENTRAS?(rivolta all' esorcizzato) SANO? ESTA' SANOOOO, POR LA GLORIA DE JESUS NUESTRO SALVADOR!!rivolta ad un' invisibile platea.
In lontananza si vede una grande città, tutta sui toni del rosso mattone, ormai abbiamo accettato l'idea che qui l'intonaco sia sottovalutato, è El Alto, che ci spinge su su su, per poi aprirsi su una profonda valle tutta stipata di case a perdita d'occhio da togliere il fiato, ecco cos'è La Paz, l'edificazione senza confini, un milione di abitanti sopra, un milione sotto, un traffico infernale, aria irrespirabile, inquinamento acustico e una teleferica per spostarsi dal basso in collina. Chiediamo all' autista se ci cambia qualche soles peruano in bolivianos ma rifiuta, eppure all'inizio della corsa i nostri li ha presi, sconcertati cerchiamo il banco di cambio che ci ha indicato e lo troviamo chiuso, i bancomat rifiutano le nostre carte. Smarrimento.

Cerchiamo altrove, chiediamo aiuto a tassisti, ci dividiamo e ci incazziamo l'uno con l'altro per non esserci avvertiti o non essercene accorti, chiediamo ad altri autisti che arrivano dalla frontiera, ma nessuno sembra volerci aiutare. I boliviani ci stanno già sul cazzo! Ci manca la disponibilità dei Peruani. Poi un giovane tassista di nome Juan, passandoci accanto, si sporge dal vetro della sua auto e ci carica per portarci ad una casa di cambio cosicchè avremo i soldi per pagargli la corsa e farci lasciare in ostello, finalmente tranquilli con la nuova valuta in mano. Lungimiranza e ovvietà! comunque un angelo. Riacquistiamo il sorriso, anche se amareggiati dalla nostra leggerezza, mentre a naso in sù perlustriamo la strada pedonale di piccole pietre a mosaico, dove sorge la casa coloniale che ospita il nostro ostello.
La targa sotto la grande croce verde che capeggia sul muro, ci racconta che un tempo questa via era un luogo tenebroso per la costante apparizione di fenomeni soprannaturali, fantasmi, anime in pena, rumori infernali di carri trainati da cavalli e catene trascinate al suolo, ma soprattutto per la presenza di una vedova dannata, che seduceva gli uomini che si ritrovavano ubriachi a tarda notte a passare di qua, per condurli in misteriose avventure. Finchè gli abitanti della strada, gente di gran fede, decisero di collocare sul muro la croce verde per allontanare definitivamente tutte le creature maligne che li terrorizzavano. In quanto a noi, la nostra dose di terrore per oggi l' abbiamo avuta, non c'e clangore di catena o cigolio di carretto aggiunto a scalpicìo di zoccoli che possa spaventarci più. E come sempre, tutto è bene quel che finisce bene, speriamo solo di non aver bisogno di un esorcismo domani mattina!

martedì 10 gennaio 2017

Puno, il lago Titicaca e le pacco experience #puno #lago #titicaca #peru #uros #islas #flotante #islands #time #anger #mirador



Nel giorno della nostra partenza, Arequipa ci accomiata con un bel sole e 20 gradi, ma non ci fa comunque vedere il suo vulcano Misti alle spalle della cattedrale. E' pur sempre iniziata la stagione delle pioggie perciò ringraziamo di poter godere di queste belle mattinate di sole. Ci facciamo portare da un taxi al terminal terrestre dove ci imbarchiamo su un "San Cristobal del Sur" carico di locals alla volta di Puno, al prezzo stracciato di 20Soles (circa 6€), la spavalderia del risparmio svanisce in breve quando dopo mezz'ora non siamo ancora partiti. In realtà poi, il viaggio prosegue senza intoppi nè ritardi e riusciamo persino a strappare i due posti fronte strada al piano superiore.

Ci spaparanziamo comodi a guardare la strada che corre tra colline e montagne mentre qualche vigogna bruca incurante del nostro passaggio. I nostri compagni di viaggio sono silenziosi e tranquilli, molti sono bambini, anche piccoli, eppure nessuno frigna e la cosa ci lascia sempre molto basiti.
Ci arrampichiamo ancora ad altitudini importanti mentre superiamo file e file di camion e autocisterne, scortati incessantemente dai suv della policia che con i loro lampeggianti facilitano la guida ai numerosi bus che percorrono la tratta. Piano piano il sole tramonta e tra una fermata e l' altra nel nulla, chiamata a voce mentre si percuote il vetro del conductor, arriviamo finalmente a Puno.
Il lago lo abbiamo già avvistato da tempo e quando iniziamo ad avvicinarci alla città, ci accolgono una miriade di luci arancioni che dall' alto sembrano tuffarsi nelle acque nere del lago addormentato. Troviamo un ostello gradevole e dopo aver mollato gli zaini, facciamo una passeggiata lungo la via principale per rifocillarci. Alicio osa l' impensabile e ordina un cuy chactado, una cavia d' allevamento che gli arriva fritta e splattata sul piatto con tanto di testa e denti, io mi limito ad una normalissima trota alla plancha con contorno di verdure. L' altitudine si fa sentire e stanchi morti ci trasciniamo in ostello, sotto la pioggia battente, per svenire fino all' indomani. La mancanza di persiane ci fa svegliare presto e con piacere scopriamo che fuori ci attende il sole, quale condizione migliore per una gita sul Titicaca.
Ora, non è che io voglia far polemica sullo sfruttamento del turismo da parte della popolazione degli Uros che abitano le isole flottanti, nonostante poi neanche siano più Uros perchè si sono estinti un secolo fa, ma più comuni Aymarà, il 12% della popolazione peruana, però la visita alla loro comunità, così come è concepita oggi, sa un pò di pacco. Mi spiego, perchè incorrerei altrimenti nei fraintendimenti dei soliti buonisti che appoggerebbero la crociata in favore degli indigeni, dicendo che loro si devono pur sostentare e io questo non lo discuto: innanzi tutto ci si dirige all' imbarcadero per pagare la quota minima di 10 soles per il passaggio in battello e 5soles per mettere piede sulle isole.
L' imbarcazione costeggia una delle isole che si estendono in lunghezza sulla superficie del lago, è bellissimo vedere queste distese di giuchi che galleggiano cosparse da capanne fatte dello stesso materiale, lievemente rialzate per evitare malanni reumatici, in quanto la base è molle e fradicia, le imbarcazioni attraccate tutte fatte a mano, le torrette di avvistamento e le decorazioni che abbelliscono il tutto, attracca e veniamo accolti dalla presidentessa Uros, che dopo pochi minuti di convenevoli ci informa che pagando un supplemento ci porteranno con la loro imbarcazione a visitare la laguna, sennò possiamo restare a terra.

Peccato che lo spazio calpestabile, scopriamo successivamente, essere limitato a pochi metri circondati da capanne da cui non si esce. E ci tocca stare in attesa del rientro dell' imbarcazione con quelli di noi che sono salpati. Sotto il sole cocente, senza riparo e incazzati per la fregatura, in quanto credevamo che avremmo potuto gironzolare per l'isola, dopo circa un'ora risaliamo sul nostro battello e raggiungiamo la seconda, che pare essere la capitale. Anche qui siamo limitati al quadrilatero in cui ci permettono di muoverci per i successivi 40 minuti e l' alternativa alla noia è bere una birra calda, o mangiare al loro ristorante.
Il resto è inutile e snervante attesa di quei 40 minuti che sembrano eterni, se ti scappa la pipì la fai nel lago al prezzo di un sol, sennò puoi sempre comprare la loro artesania. A nulla serve cercare di anticipare il rientro tramite una imbarcazione tale e quale alla nostra che sta abbandonando l'isola, perchè pretendono gli ripaghi l' intera tratta! Chissene frega, ci sdraiamo sul pontile a prendere il sole e ad ammirare il panorama. E' chiaro che tutta la lamentela in questione non riguarda il denaro, che a conti fatti ci si può permettere di sacrificare, quanto invece la sensazione di essere presi in giro e trattati come portafogli viaggianti, quando si sarebbe potuta trasformare in una bella esperienza, educativa e accrescitiva. Il messaggio che passa invece è ignorante e dice solo dacci i tuoi soldi oppure spreca il tuo tempo, perchè alla fine questo è stato, 3 ore del nostro tempo buttate senza ricavarne nè un bel ricordo, nè un' insegnamento su uno stile di vita a noi sconosciuto, e se me lo concedete, il mio tempo è molto importante, è la cosa più preziosa che ho e lo voglio spendere in maniera costruttiva.Comunque, pazienza, ogni avventura ha la sua "esperienza pacco", poco male. Ce ne torniamo a terra e gironzoliamo ancora un pò per Puno pianificando le prossime mete del nostro viaggio. Mentre risaliamo una delle tante strade che portano alla plaza des armas, pensiamo a quanto sarebbe bello vedere la città e il lago dall' alto, ed effettivamente sarebbe strano che non ci fosse un mirador per poterne godere...

lunedì 9 gennaio 2017

Il nostro viaggio nel cuore delle Ande, lungo il Canyon del Colca, tra cammelidi, condor e malas noches #arequipa #canyon #colca #peru #condor #llama #vigunas #alpaca #mujeres #andes #soroche #maldaltura #vertigo #landscape #folklore

Alle 8 del mattino, un pulmino ci passa a prendere in ostello per portarci dritti nel cuore del Canyon del Colca, uno dei più profondi al mondo creatosi non per erosione come altri, ma da una faglia del terreno. Ci inerpichiamo su per le colline passando svariate tipologie di paesaggi, dalle distese rocciose, alle brulle pampas costellate di ciuffi di vegetazione, tra cui facciamo il primo avvistamento di Vicunas, selvatici cammelidi delle Ande che si contendono la zona con i Guanacos, più schivi e diffidenti.
Le razze di cammelidi domestiche invece, sono i Lama e gli Alpaca da cui gli Indios ricavano preziosa fibra tessile per indumenti. La loro docilità è affascinante e toccarne il manto morbido fa ritornare bambini. Il tempo minaccia pioggia per tutta la giornata e mentre continuiamo a salire i primi sintomi di Soroche, il mal d' altura, iniziano a manifestarsi: giramenti di testa, stomaco che gorgoglia e reclama di svuotarsi, vertigini e debolezza. Ci fermiano in un microscopico pueblo dove beviamo mate de coca, un infuso di foglie di coca per combattere lo stordimento e ci scambiamo racconti di viaggio con due nuovi amici milanesi, Filippo e Gaia che stanno spendendo il loro viaggio di nozze in Perù da cinque giorni prima di noi.
L' autobus prosegue salendo fino all' altezza massima di 4.910 metri dove anche il movimento semplice di scendere per scattare una foto si presenta arduo per quanto l' aria sia rarefatta. Lo sforzo di infilare la giacca per non bagnarsi diventa epico. Io avendo mal vissuto la tratta in bus da Ica ad Arequipa, nonostante viaggiassimo in un lussuoso e confortevole bus Cama, con tanto di sedili reclinabili di 160°, schermo privato, cuscino e coperta, ho preventivamente iniziato ad assumere il Sorochipill da ieri e la mia soffferenza si limita all'affaticamento nei movimenti, ma Puddy che per i Peruani è Alicio, non sembra passarsela ugualmente bene. Quando prende la sua capsula ormai è tardi.

Si aggiunga a ciò che arrivati a Chivay, la nostra base per la notte, si scofana il mondo al buffet che ci hanno propinato per pranzo, tra stufato di Alpaca, frittelle, riso e chissà cos'altro. Ci ritiriamo nel nostro hotel senza riscaldamento e ci infiliamo sotto le coperte per recuperare un pò le forze. Per cena facciamo una conoscenza un pò più approfondita dei nostri compagni di viaggio; ci sono una nonna, una mamma e una figlioletta peruviane che viaggiano insieme per il paese, una coppia di coniugi Cileni molto simpatici, una ragazza danese che ha vissuto a Cuzco per due mesi lavorando in un asilo, poi Angelica, peruana di mezz'età che viaggia sola e ama le danze tradizionali tra cui ballare sulle note de "El condor pasa", quando gli intrattenitori della serata la rapiscono dal tavolo e la bardano con sombrero, gonna piroettante e bolerino. Siccome siamo un poco disturbati prendiamo solo due sopas e due jugos de Pina y Papaya, ma nonostante ciò, Alicio vivrà comunque la sua peggior nottata della vita riducendosi ad un cencio grigiastro.
La levataccia delle 5:30 lo schernisce crudele dalla sveglia del cellulare e scommetto che maledice di trovarsi a 3.500 metri per provare ad avvistare i detestabili condor che molto probabilmente non si faranno nemmeno a vedere! Ci infiliamo sul bus con facce funeree mentre scopriamo che anche altri viaggiatori hanno visitato ripetutamente le rispettive latrine nella notte. Anyway, oggi c'è il sole che fa capolino tra la nebbia e la strada verso il Mirador Cruz del Condor è meravigliosamente verdeggiante e ricca di animali al pascolo.

Alle 7 ci fermiamo nel primo piccolo pueblo che ci accoglie lungo la ruta, dove intorno ad una fonte di pietra in mezzo alla piazza principale, al cospetto di imponenti montagne, alcune bambine ballano una danza propiziatoria in abiti tradizionali. L'ubicazione di questi villaggi, queste bianche costruzioni nel mezzo delle Ande, così imponenti e incombenti toglie il fiato dalla bellezza dei contrasti cromatici, antiche pietre, da cui sono state estratte cattedrali che si stagliano su cieli azzurri quando la nebbia si alza e lascia spazio al sole caldo, i colori esplodono sul petto delle donne andine nei maglioni fatti a mano, nei bardamenti dei lama candidi come la neve, che placidi accompagnano la vita della comunità, nei lunghi capelli corvini intrecciati e legati insieme da ponpon di lana. Meraviglie del Perù. Il mirador non ci regala sorprese rispetto ai pronostici, nonostante le correnti calde siano favorevoli al volo e la nebbia si sia posata sul fondo dell' orrido. Passeggiamo con gran fatica lungo i sentieri che costeggiano il bordo del rim, un drone ispeziona le gole senza successo, si ammira il panorama indescrivibilmente suggestivo.
Nonostante l' attesa non c'è traccia del condor e un pò abbacchiati torniamo ad occupare i nostri asientos sul bus, scambiando occhiate dispiaciute in direzione di Angelica che tanto ci aveva sperato con la danza propiziatoria della sera prima, quand' ecco che Jesus el conductor, se para en el medio de la calle al grito de "Condoooooor". Balziamo sulla carreggiata armati di cameras e assistiamo all' arrivo e alla vuelta del gallinaccio sopra le nostre teste, unici testimoni dell' imponenza della sua apertura alare. Gira e gira, tra il cielo bianco e la montagna di fronte a noi, ne arriva un secondo, e poi un terzo, il maschio con la cresta che lo distingue dalla femmina, l' adulto col piumaggio nero ad esclusione del collo e del bordo delle ali che lo distingue dal piccolo, sotto gli otto anni di età perchè ancora interamente marrone.

Angelica ha lo sguardo fiero e annuisce soddisfatta mentre tutti le rivolgiamo un prevedibile "el condor pasò"! Io e Puddy saltiamo il pranzo e ci prepariamo alla discesa ad altitudini più consone, tra distese verdi e zone brulle dove le torrette di pietre degli andini la fanno da padrone, tramandando fino a noi, antichi culti e reverenziali forme di saluto alle montagne che ci hanno accolto regalandoci ricordi indimenticabili.

domenica 8 gennaio 2017

La Penisola di Paracas, le Isole Ballestas e la Riserva Naturale #islas #ballestas #reserva #natural #paracas #peru #lobosmarinos #backpackers #viaje #latinoamerica


Il nostro terzo giorno peruano si apre con il primo spostamento in bus del viaggio, un Uber ci porta al terminale Perubus di avenida Mexico e partiamo alla volta di Paracas, la penisola che dal deserto si protende in mare. Cinque ore di viaggio tra panorami sabbiosi e rocciosi ci separano da quell'istmo di povertà a cui la sorte ha regalato una riserva marina di interesse internazionale, utile a sostentare gli abitanti che non ne vogliono più sapere di fare i pescatori.

E allora ecco manifestarsi i soliti caroselli di taxi strombazzanti in cerca di turisti da scarrrozzare per pochi soles, le "guìas", le guide bilingue che cercano di venderti il pacchetto del tour all'offerta più conveniente e tutti quegli intermediari non autorizzati che cercano di innestarsi nel settore a danno delle agenzie e che puntualmente vengono allontanati dalla polizia locale.
Dopo una rapida ispezione al molo, capiamo che il tour alle isole Ballestas è l'unica ragione a trattenerci in loco, la cittadina è poco curata, tra edifici fatiscenti, strade polverose non asfaltate, baracchette che vendono souvenirs e una fila di sedie e tavolini di plastica con alle spalle cucine microscopiche e improvvisate che offrono tutte le stesse proposte di pescado y mariscos sotto tetti di paglia. Ci mettiamo in moto per comprare i nostri due posti sulla lancia per la mattina successiva che ci porterà in mezzo al mare e ed entriamo in contatto con le dinamiche del commercio peruano: i tours sono uguali per tutti, agenzie e venditori clandestini, bisogna solo trovare quello disposto a trattare maggiormente sul prezzo. La spuntiamo davvero bene con il proprietario di un' agenzia, tra lo sguardo esterrefatto dei suoi collaboratori che ci mostrano i loro blocchetti delle prenotazioni a prezzi molto più elevati di quello che gli abbiamo strappato. Lui ridacchia imbarazzato, loro gli intimano scherzosamente di andarsene a casa che gli rovina la piazza. In quanto a noi, por favor, acqua in bocca con gli altri turisti!

Dopo aver a lungo vagato incerti alla ricerca di un ristorante che potesse chiamarsi tale, la cena questa volta é a base di ottima carne, "anticuchos" spiedini di cuore, "chuletas" il taglio della carne del maiale sopra le costine, e "pollo asado" tutto cotto sulla grande plancia alla brace e impreziosito da salsa chimichurri, e una bella Cusquena dorada per facilitare il boccone.
La mattina successiva il trauma bussa alle nostre porte con una levataccia alle 6:50 del mattino per la colazione e la partenza. Ci portiamo dietro uno zaino di ottimismo che verrà disilluso due ore dopo quando seduti sulla lancia verso le Ballestas una coltre densa ed umida ci avvolgerà congelando le nostre spoglie estive.

Ci incurviamo sotto un asciugamano per cercare di mantenerci caldi, mentre lui no, il capitano del Mesiah III si cristallizza al comando del mezzo, ardito e fiero, diritto nella sua divisa bianca inamidata, rimane ancorato al suo timone e anche bagnato dall'acqua, stoicamente non batte ciglio. Tradito dall'infame clima di Gennaio riesce comunque a condurci in questo tour cieco tra le isole portando a termine la spedizione contro ogni pronostico:"Oh Capitano, mio Capitano!".
Seppur poco limpido, lo spettacolo marino che offrono le isole Ballestas è quello di una natura primordiale ed incontaminata, tra rocce erose dal mare in grotte e archi, dove le colonie di leoni marini, pellicani e volatili della costa, riportano ad un mondo inesplorato dal genere umano.

Incuranti della nostra presenza los lobos marinos dormicchiano sulle rocce, sguazzano nell' acqua limpida e lanciano latrati dalla spiaggia su cui si riproducono nei primi due mesi dell' anno. I pinguini di Humbold ci guardano scivolare sull' acqua dall' alto delle rocce dove sono stipati, le sule volano disposte a freccia compiendo geometrie sopra di noi, alcune si lasciano andare in volo e qualcuno di noi viene "colpito"!
Non è una casualità, fino a qualche anno fa, l'abbondante guano depositato sull'isola, prezioso per l'edilizia, veniva raccolto e commerciato a terra.
Visti i limiti nell'osservazione, non ci affanniamo troppo a cercare di ammirare il Candelabro, una figura che viene annoverata tra le più conosciute delle linee di Nazca, l'unica visibile dal mare, neppure ne possiamo indovinare l'ubicazione. Tornati al molo riprendiamo colore e partiamo per la parte del tour terrestre dove anche qui una densa nebbia bassa ingloba tutto e non ci permette di avvistare i fenicotteri rosa mentre si cibano dei loro gamberetti preferiti che danno la colorazione al loro piumaggio, l'anno scorso in Messico a Celestùn una giornata particolarmente piovosa ci impedì di avvistarli, e quest'anno ad una latitudine e ad una longitudine diversa il risultato resta invariato.
Sigh! In compenso in alto il cielo è sgombro e iniziamo a rosolarci grazie anche alla sabbia del deserto. Giungiamo alla Playa Roja, l'unica spiaggia in Sudamerica che presenta un caratteristico ed inusuale manto sabbioso di colore rosso, le cui alghe ricche di collagene sono utilizzate nella cosmetica mondiale, e a guardarci bene col nostro colorito, siamo tra i pochi a fare concorrenza alla spiaggia. Sostiamo per il pranzo in una baia vicina e rubiamo qualche panoramica meravigliosa da un mirador sovrastante, colori accesi e vitali, il giallo del deserto e il blu dell'oceano che si rincorrono rubandosi spazio a vicenda, una lotta scandita dal corso del tempo.

Tutto intorno è libertà, uno spazio infinito in cui un piccolo essere umano non trova collocazione.
Concludiamo la giornata di esplorazione affacciati dalla scogliera opposta alla Cattedrale, un gigantesco monolite eroso dagli elementi naturali, la cui forma richiamava quella di una chiesa cristiana, ma che si è disgregata in acqua durate l'ultimo terremoto. La guida dice che forse a Gesù "no le agradaba".
La fine del tour coincide perfettamente con la nostra ripartenza verso l'interno del Paese. Da qui in poi abbandoneremo definitivamente la costa e l'estate e utilizzeremo quella parte di zaino destinata al nostro armamentario invernale.
Dopo una traversata notturna lunga quanto quella di Mosè nella Terra Promessa, il mattino successivo a bordo della Cruz del Sur approdiamo ad Arequipa, la ciudad blanca, non tanto per il colore dei suoi edifici come tutti pensano, che sono bellissime ex case in stile spagnolo, con tanto di corti e fonti al suo interno, ma perchè appunto era stata scelta dai conquistatori bianchi come loro dimora.
La conformazione della piazza centrale, sempre denominata Plaza des Armas, come a Lima, e come in tutte le ciudad a venire suppongo, è sempre la stessa: la fonte al centro, circondata da giardini fioriti, alberi a delimitare il quadrilatero, e la strada che lo separa dalla cattedrale, e dai palazzi coi portici sui restanti tre lati. Qui ci si riunisce, si passeggia, si parla di politica, si guardano i bambini dondolarsi sulle catene che circondano la fontana.

martedì 3 gennaio 2017

Del secondo giorno a Lima tra croci, catacombe e scherzi da prete #Lima #cerrosancristobal #sancristobal #perù #mirador #view #landscape #barriochino #chifa #cebiche #pescado #travel #backpackers #adventure #travelblog #tripforlife #inka #Rìmac #suburbio #paseodelosenamorados #amor #poesied'amore #paseo #micaelavillega #sanfrancisco #catacombe #ossa #skull&bones #bones


Signori, ho perso gli occhiali. Neanche un giorno e già mi arrendo a guardare il mondo carente di diottrie. Un paio perso a Melbourne, uno a Lima, potrei quasi iniziare a pensare di farlo consciamente, tipo " io coleziono farfalle e tu? - Io perdo occhiali all' estero!". Comunque..Durante il nostro secondo giorno limeno, dopo un' interessante visita al mercato centrale, ci concediamo un ottimo pranzo nel barrio Chino. Di per se il quartiere non si differenzia da un qualsiasi altro Chinatown del mondo, ma qui la cucina ha subìto più che un influsso dal paese ospitante, infatti i Ristoranti Chifa propongono piatti della cultura peruviana.

Ecco che allora andare a cena al cinese sarà come accomodarsi in una comida casera peruviana, che offre menù misti per poter assaporare più proposte allo stesso tempo. Attraversata Avenida Abancay, arteria trafficata del centro storico di Lima, saltiamo fuori fermata su un autobus a "cielo aperto" diretti al Cerro de San Cristobal, un mirador sulla città da cui svetta una grande croce bianca, postavi la prima volta a metà circa del 1500 da Francisco Pizarro come simbolo di protezione cristiana. Fu oggetto e memoria dei grandi scontri tra spagnoli e indigeni per la riappropriazione di Lima e fu sostituita e rimpiazzata ancora e ancora e ancora del corso della storia.

Per arrivare al cerro si attraversa il fatiscente ma tradizionale quartiere di Rìmac, sulla ala destra dell' omonimo fiume, un tempo il principale quartiere cittadino, con l' imponente Alameda de los descalzos. In epoca coloniale pare che questo giardino al suo stato originale, fosse adorno di fontane e alberi che servivano non solo a donare un pò di frescura ai passeggiatori, ma anche ad occultare scappatelle, amoreggiamenti e inciuci proibiti. Le tresche della città de los Reyes venivano consumate qui tra cui anche la più famosa tra il Vice Re Manuel Amat y Juniet e la fascinosa Micaela Villega. La storia narra che la donzella, attrice e ballerina molto in voga sul finire del 1700, sebbene pratica delle arti seduttive e conscia del suo ascendente sull' altro sesso, si fece turlupinare come una fessa dallo scherzo della luna nel pozzo.

 Mi spiego meglio: il Vice Re astuto volpone navigato, per ingraziarsi la capricciosa donzella e farla cedere alle sue lusinghe, aveva fatto costruire un paseo con fontane e vasche e l' aveva invitata a fare una passeggiata. Durante il corteggiamento la giovane, che nonostante il presumin aveva un terzo dell' età del Vice Re, tronfia del suo fascino e dell' ingenuità tipica della sua età la spara grossa e promette la sua mano all' uomo solo se questi le metterà la luna ai suoi piedi. Niente di più facile per un sessantenne consumato dal desiderio: riflesso della luna nell' acqua della vasca, avvicina i palmi delle mani alla sfera e hop..la gnucca vicino al bordo vede la luna ai suoi piedi.

Dalla base della collina il pullman inizia a salire tra case abbarbicate una sull' altra in un dedalo di viuzze strette, sulla destra si avvista la prima delle 14 croci di questa via crucis estenuante che porta alla sommità del cerro. Man mano che saliamo ci rendiamo conto di quanto sia enorme, infinita, a perdita d' occhio la città di Lima. Una distesa di costruzioni monotono tra cui spicca un' arena, un grande ponte, qualche altra costruzione di notevoli dimensioni. Il sole è ustionante. Si può dire che in questa giornata siamo passati dalla vetta più alta della cristianità al fondo più oscuro dell' interramento religioso, visitando le catacombe di San Francisco, grande ossario risalente a quando il Perù non contemplava i cimiteri come luoghi di sepoltura.
Erano le chiese e i conventi infatti, i siti adibiti alla tumulazione dei corpi e chi vi dice che siamo tutti uguali di fronte alla morte mente, perchè anche nel lutto ci si divide in classi sociali, perciò alla medioalta veniva riservata una zona, alla quale il ceto più basso non poteva ambire. Sgattaioliamo dalla visita guidata per soffermarci da soli nelle catacombe, trovando anche una certa arte e simmetria nella disposizione delle ossa o di un teschio forse volutamente posizionato come guardasse verso di noi. Rapida visita al ristorante in cui abbiamo pranzato ieri alla ricerca degli occhiali smarriti ma niente. Si prosegue in bus verso Barranco, una lunga passeggiata costeggiando il Pacifico ci conduce dopo svariati chilometri al paseo de los enamorados di Miraflores mentre il sole tramonta in acqua e diffonde una tiepida luce arancione.

E parte il paragone-cazziatone: impossibile non notare la calma che pervade il parco e i suoi occupanti, lontano dal traffico e dai taxi che suonano ad ogni forma umana che vedeno muoversi su un marciapiedi, impossibile non accorgersi che i bambini, anche di età diverse giocano tutti insieme, pattinano, vanno in bici, si arrampicano sui giochi, si rincorrono, rotolano giù dalle collinette erbose, nessuno piange, nessuno fa il prepotente, una gioia mai molesta e chiassosa. nello stesso ambito e tempo i cagnolini giocano coi cagnoni, nessuno ringhia, nessuno abbaia, nessun padrone urla o insegue o sgrida o strattona.
Padri a spasso con figli piccoli per mano in pace, parlano calmi e si divertono delle ingenuità dei bimbi, nessuna madre iperprotettiva, frustrata, distrutta o isterica. Così, al parco, così sugli autobus stipati come carri bestiame, così per strada. Centinaia di donne con bebè al seguito, nessun vagito, nessun pianto a dirotto, dai più piccoli ai più grandi...perchè? Qual' è il segreto di questa calma? Come si impara questa accettazione pacifica? Il sudamerica insegna più che la storia delle antiche civiltà, mostra più che il degrado e la vita guadagnata fino all' ultimo soles dei vecchi che caricano pesi enormi con le facce cotte dal sole e le mani che non si chiudono più dall' artrite. E siamo a Lima, non ancora in mezzo alle Ande dove la vita è dura davvero...

lunedì 2 gennaio 2017

Capodanno in volo e Lima primo giorno #partenza e #arrivo #Lima #Perù #newyear #2017 #capodanno #travel #backpackers #hostalima #primogiorno

Viaggiare\Volare in date anomale è curioso, perchè ti spetti di ritrovare in un contesto atipico le usanze canoniche che vivresti a terra. Volare la notte di capodanno rende lecito domandarsi se l' equipaggio dell' aereo avrà previsto il brindisi di mezzanotte o se il volo è una cosa talmente seria da non farsi distrarre da simili abitudini popolari. Ebbene quale occasione migliore per scoprirlo se non essere seduti su un aereomobile in partenza da Madrid alle 23.55 del 31\12?
Il capitano intanto è italiano, i passeggeri sono imbarcati e tutto è pronto per la corsa sulla pista, l' annuncio dalla cabina arriva direttamente da lui, il pilota che ci informa che tenterà di collegarsi con Radio Madrid che trasmette direttamente dalla porta del sol per la tradizionale scampanata di mezzanotte, intanto le hostess con il carrello iniziano a distribuire alle fortunate prime 8 file, tra cui la nostra, bicchierini di Cava, il metodo classico spagnolo, gli altri, ahimè, brinderanno quando l' aereo avrà raggiunto la posizione orizzontale. Sfigati! Ecco la radio che gracchia e diffonde il countdown di questi ultimi momenti del 2016 per tutto l' aviòn, le campane risuonano e noi brindiamo e festeggiamo con chicchi d'uva bianca insieme a tutto l' equipaggio, mentre l' aereo inizia la sua corsa e si alza in volo, il cielo di Madrid è illuminato dalle esplosioni dei fuochi d' artificio simili a fiori che sbocciano e si appassiscono nella frazione di un secondo.
Tutto il resto, mi stupisce e inorgoglisce dirlo perchè non mi è mai successo, è sonno profondo, interrotto anche quasi con un certo fastidio, dal pasto un paio di ore più tardi e dalla colazione servita due ore prima dell' atterraggio. Qualora uscisse fuori che AirEurope narcotizza i suoi passeggeri tramite le bocchette dell' aereazione vi informo già da ora che io non testimonierò contro!
Lima ci accoglie nebulosa verso le 6 del primo giorno del nuovo anno, un nuovo timbro sul passaporto è la cosa più eccitante del risveglio dopo 12 ore di poltrona. Siccome siamo backpackers raggiungiamo il primo spiazzo da cui passano i combi e ci infiliamo sul primo van scassato da cui ci viene urlato "La paz, La paz, Ejercito, Mirafloooores" insieme ai locals e attraversiamo i malfamati quartieri che portano all' oceano. Lo strillone è secco, segnato in volto e gli manca metà della parte superiore dell' orecchio, il suo ruolo è urlare in direzione dei pedoni sul marciapiede le destinazioni battute dal pullmino, aprire la porta scorrevole per farli accomodare, registrare dove devono scendere e riscuotere il pagamento di 4 soles che però alla fine diventano 4.50 perchè oggi è festivo. Non importa se fai 100 metri o 25 minuti di viaggio come nel nostro caso, la tariffa non cambia.
Tanto le fermate sono approssimative perchè gli autisti seguono la loro rotta e molte volte non conoscono neanche molto bene tutte le vie dei vari quartieri. Alejandro l' autista si premura di conoscere la nostra provenienza e di darci il benvenuto in Perù come primo contatto della nostra lunga avventura, il suo fiato alcolico e la sua guida fanno da contorno al teatrino che ci regala ogni volta che incrociamo una ragazza per strada o scorge una coppietta intenta in effusioni vicino ad un palo. Arriviamo accaldati e sudati al nostro hostel aiutati dalla scorta di un poliziotto in motocicletta che ospitalissimo vuole darci il suo contributo, non sono neanche le 8 e tutti dormono dopo i bagordi del capodanno. Ci apre un ospite in calzette e faccia assonnata, ci accomodiamo dentro aspettando l' arrivo di Juan che si rivelerà un pozzo di informazioni e gentilezza.

Raggiungiamo il centro di lima in bus troppo vestiti, dopo aver consumato un Caldo de Gallina al mercato tra banchi di frutti colorati e vere e proprie "reinas de la venta"(regine della vendita), ci facciamo stregare dai bambini peruviani, che sono tantissimi, bellissimi e socievoli. Una coppia di genitori incontrati al banco dove abbiamo mangiato ci accompagna lungo il viaggio in bus, raccontandoci un pò di meraviglie del Perù che andremo a visitare e dandoci il suo indirizzo per questi giorni di permanza a Lima, qualora avessimo voglia di andarli a trovare.

Fa già un caldo tremendo, la Plaza Mayor, assolata, ci ricorda la sua omonima di Mèrida con il suo fulcro centrale tra panchine, palme e la fontana dei delfini, posta al km 0 rispetto alla Panamericana nord e alla Panamericana sud (le strade che portano agli estremi confini del paese) e circondata dai più importanti palazzi della città, la cattedrale, il palazzo del Gobierno e quello della Municipalità con i loro portici. Un folto gruppo di uomini e donne percorrono il quadrilatero intonando una cantilena tra balli e pestassi di scarponi. Gli uomini indossano pantaloni con una toppa sul sedere, stivali alti, una mantella e una maschera con un viso disegnato sotto un grande cappello con lunghe piume di pavone, le donne invece camicie bianche e gonne arancioni e nere, cappelli scuri e un piccolo mantellino. Al termine di ogni strofa dal centro si alzano le braccia di alcuni uomini che fanno roteare le raganelle o tric trac, quei medievali strumenti musicali che si vedono durante le feste popolari o alcune funzioni religiose in meridione. Nel cortile del palazzo del gobierno si sta svolgendo il cambio della guardia accompagnato dalle note della banda, come ogni giorno tra le 11:30 e le 12, nella grande cattedrale dagli immensi portali e soffitti decorati è in corso la messa, mentre la gente visita il bel presepe allestito nella campata ovest. Lungo la calle che porta alla chiesa di San Francisco una donna dà da bere aranciata ad un lama seduto a terra, i piccioni eseguono ripetuti voli circolari intorno alla fontana di fronte alla facciata barocca dell' antico convento dei francescani, nella chiesa Domenicana una donna canta infinite strofe di una canzone eucaristica e noi ci infiliamo in un ristorante per locali ad assaggiare Tamalito, Cebiche de Pescado, Cabrito con arroz y Yuca e Chicarron de Pescado, accompagnati da refrescos de Maracuja.

Accaldati e rintronati torniamo in ostello dove Puddy si concede una siesta mentre io gironzolo lungo in Paseo che costeggia il pacifico.
Lo raggiungo per cena, quando passeggiamo nel parco 28 di Junio sgranocchiando un' enorme frittella croccante cosparsa di quel che sembra un miele all' arancia e sorseggiamo Inka cola a cui siamo già definitivamente assuefatti! Aiuole verdi, gattini, bambini che giocano tutti insieme, genitori sorridenti, cagnetti che si fanno le feste, il primo giorno di Lima l' orribile, come fu ribattezzata da uno dei suoi cittadini illustri, non è stato poi così male!