martedì 26 aprile 2016

#GranCanaria #Canarie #Gite #Colline #Hills #Valsequillo #4Puertas #Cuevas #Grotte #Caves #GC100 #Ingenio #Aguimes #GC550 #BarrancodeGuayadeque #SantaLuciadeTirajana #GC65 #Fortaleza #Barrancos


Un altra scampagnata che merita, soprattutto per le bellissime strade e panorami, riguarda sempre alcuni paesini dell' interno, ma stavolta la zona è quella del centro-est, nell' interno di Telde e della zona dell' aereoporto. Da Telde appunto, si sale fino al paesino di Valsequillo, dove lungo la strada si possono vedere i campi di fragole rosse che pendono color rubino dai ciuffetti ordinati che le sovrastano.

Il paese è davvero piccolo, poche strade, con le casette tipiche che abbiamo incontrato finora negli abitati dell' entroterra, al finale ha un' areosa apertura sulle colline e sui picchi circostanti, che ospitano altre cittadine raggiungibili con belle strade sinuose che si addentrano ancor di più nel cuore di Gran Canaria.
Si potrebbe proseguire lungo la statale 41 fino a raggiungere San Mateo e Santa Brigida, ma la nostra meta oggi è più a sud , quindi facciamo un pezzo a ritroso, fino a Telde e imbocchiamo la GC100  che ci porterà a Ingenio passando per Quatro Puertas, un villaggetto con solo una via di case o poco più che sale lungo una collina e che nasconde tra le sue rocce un' antico insediamento troglodita, caratterizzato appunto da una grotta con 4 porte. Il vento in questi giorni è fortissimo e arrampicarsi sulle rocce è impegnativo, quel che ne guadagna invece è il cielo, di un color azzurro brillante che fa splendere queste rocce ferrose ricoperte di vegetazione gialla e verde.

La cima nasconde una rientranza e il vento da quest' altra parte non si sente, quindi si possono ammirare le vallate e il mare in lontananza senza sentir fischiare le orecchie. Faccio incetta di strane piante grasse come un' antico esploratore botanico. Continuiamo la discesa verso Ingenio, che ci ha ospitato qualche notte in questo viaggio, non ci fermiamo ma per chi volesse farlo, il parco di Nestor Alamo merita una passeggiata, ci arrivate proprio davanti seguendo la GC100, se poi prendete sulla sinistra troverete un vecchio mulino e salendo sbucherete nella piazza della Candelara con la sua bella chiesa e un ottimo ristorante italiano (di Massimo, già nominato in qualche post precedente, che vive nell' isola da 20 anni) che si chiama La Nuova Vicaria, se invece prendete a destra vi ritroverete ad arrampicarvi per stretti vicoletti tra casette colorate e viste mozzafiato sulla vicina Aguimes, nostra prossima meta.

Anche qui la strada non delude, tra curve dolci e gruppi di case strette tra loro, come in posa aspettando lo scatto prevedibile di chi le vede apparire dietro un tornante. Un piccolo gioiellino, colorato, caldo, accogliente, con la sua piazzetta davanti alla chiesa, dove si concentra la vita sociale degli abitanti. Questo è quello che ci piace di più degli isolani: che vivono i loro spazi, e il comune gliene da molti e molto curati. Ad Ingenio per esempio, alla fine della Candelara c'è un parchetto verde con panchine e sculture nato per essere un' oasi di lettura, ogni gruppetto di case, in ogni paese, villaggio o quartiere ha il suo spazio ricreativo, con giochi, alberi e qualche attrezzo ginnico.
Aguimes non è da meno e offre anche un ottimo ristorante chiamato Villa Rosa, noi ci abbiamo mangiato un' enorme bistecca con l' osso che pareva burro al prezzo di 26,50 € compresi il contorno, le birre e il coperto. La strada poi ci ha ripagato un' altra volta con panorami mozzafiato di colline in fiore e picchi solitari che dal fondo della valle si innalzano fino a svettare in alto per guardare l' oceano e creare foto suggestive. Qualsiasi principiante diventa fotografo con queste vedute, e la fotografia è il valore aggiunto di queste giornate, perchè si è bellissimo girare per queste valli, ma la memoria che sai ormai appartenerti è come se ti mettesse in pace lo spirito, perchè non puoi dimenticare anche se ti capiterà di dimenticare, perchè a questo forse serve la fotografia, per darti la possibilità di vedere senza dover immagazzinare tutto, che forse è anche la causa della così diffusa perdita della memorie delle nostre generazioni, ma è quella garanzia di riprovare le stesse vivide sensazioni sentite nel momento preciso dello scatto, anche ad anni di distanza.
La fotografia immagazzina in se stessa non solo l' immagine che l' obbiettivo ha inquadrato ma anche lo stato d' animo di chi ha scattato la foto e per questo anche immagini bellissime possono suscitare in chi le ha create sensazioni completamente differenti. La GC550 ci porta tra mille estasiate e compiaciute espressioni di apprezzamento verso Santa Lucia di Tirajana, e poi la 65 ci fa scoprire un altra faccia dell' isola. Siamo circondati da rocce dalle forme singolari che ora che si avvicina il tramonto sembrano voler attirare su di sè tutta la luce drammatica del sole che ancora non ne vuole sapere di morire.

I barranchi, gli orridi, le gole dell' immenso Canyon che canta da sotto la stretta strada non ha niente e voglio dire a gran voce NIENTE, da invidiare ai suoi famosi fratelli nel mondo. Per la prima volta in vita mia, penso che una piccola isola come questa non abbia di che sentirsi inferiore ad una più grande isola che da molto tempo occupa un posto speciale nel mio cuore, e mi sento di dire che un pò di cose meravigliose e magnificenti le ho viste in questi anni di giramondismo.
La fortaleza nasconde grotte, anfratti, sentieri che circumnavigano la montagna sopra uno strapiombo verde che risuona di cinguettii. Altri picchi si alzano fino qui, sembra di stare in una monument valley verde, mentre il sole piano piano si decide a ritirarsi. La strada ci porta dritti dritti a Vecindario e attraversato il ponte ci ritroviamo ancora a Pozo Izquierdo, dove ci ritiriamo con una cenetta delle nostre, che riempiono di profumi il corridoio dell' appartamento che abbiamo conquistato.

domenica 24 aprile 2016

#Teror #Arucas #ElRoque #PuertodelasNieves #DedodeDios #GranCanaria #Canarie #CanariesIslands #Spain #2016 #April #Ocean #AtlantisOcean #CofradiadePescadores #FredOlsen #fiordispanici



Visto che ancora non mi è riuscito di trovare un lavoro, perchè a quanto pare siamo in stagione bassa, posso almeno dare qualche spunto ed indicazione a chi volesse scegliere Gran Canaria come possibile meta per una vacanza rigeneratrice. Specifico che comunque turisti ce ne sono, sia al nord dove ancora il tempo non è stabile ma che ci ha regalato bellissime giornate di sole con cieli azzurri e scogliere schiaffeggiate dalle onde, che al sud dove il clima è prevalentemente soleggiato tutto l' anno e non si soffrono gli sbalzi termici, se non si considerano le ustioni per la prolungata permanenza in spiaggia.

Il lavoro non si trova in questo periodo perchè gli organici sono più numerosi di quanto ce ne sarebbe bisogno, quindi assumere ora qualcun' altro sarebbe ingiustificato. Comunque, bando alle ciance e andiamo a vedere le zone da non perdere in questa isola a forma di conchiglia.

Oltrepassando Las Palmas, la autopista prosegue verso le coste del nordovest e i paesini del centro, uno dei più carini e caratteristici, parlando di entroterra è sicuramente Teror, noi l' abbiamo scelto perchè da buoni amanti dei film horror ci evocava thrilling e scene brutali, ma in realtà pare sia la capitale religiosa dell' isola..è sempre il contrario di quel che si immagina. Questo pare sia dovuto ad un' apparizione mariana tra le fronde del pino di quella che in seguito è diventata la piazza principale del paese, la Plaza de la Virgen del pino appunto, che ospita anche l' imponente cattedrale de Nuestra Senora del pino.

A parte i misticismi, il fulcro della cittadina, la zona pedonale che si dirama dalla piazza principale dove si consiglia un pranzetto a base di piatti tipici alla economicissima Bar Cafeteria la Plaza, è impreziosito da deliziose casette coloniali alcune anche risalenti al XVI secolo come da targhe su alcune facciate. E se siete fortunati almeno quanto noi, potrete incontrare un pò di folclore locale nei panni di uno pseudo Rocky Balboa sovrappeso, in scarpette gialle, occhiale da sole a mosca e mani fasciate da vero pugile, che accenna qualche tiro di boxe davanti alla cattedrale. La strada che da Teror porta ad Arucas è molto pittoresca e offre la possibilità di scorci impagabili sul mare.
 Se il tempo lo permette regala colori magici che prendono vita grazie alla luce del sole, il verde delle colline si sposerà con l' azzurro del cielo e del mare e qualche sprazzo di viola, rosso e arancione regalato dalle bouganville contribuiranno a fermare nella vostra mente questa discesa. Quello che invece vi ricorderete di Arucas sarà la sua imponente cattedrale gotica, ben visibile mentre ci si avvicina all' ingresso della cittadina e da ogni vicoletto da cui farete capolino scendendo a piedi verso la zona pedonale. Una San Francisco in miniatura per i suoi sali scendi con pendenze allucinanti, offre oltre alla cattedrale, un ombroso giardino dove gironzolare tra scaloni e statue. Spostandosi poi sulla costa e puntando la macchina verso ponente, si può raggiungere in breve tempo il paesino arroccato di El Roque, che in se non è così affascinante dal suo interno, quanto se lo osservate e immortalate dal vicino El pagador, un golfetto con spiagge di pietre e scogli che arginano la furia delle onde, cavalcate da impavidi surfisti.

Con un paio di scarpe da ginnastica si può agevolmente saltellare di scoglio in scoglio fino a raggiungere i flutti in sicurezza oppure costeggiare alcune piscine artificiali racchiuse tra cordoli di cemento su cui improvvisare doti da equilibristi. L' autopista prosegue, si allontana dalla costa e scende in una valle dominata dal Pico de Galdar, fino a concludere la sua corsa a Puerto de las Nieves, pittoresco porto di pescatori con case dai sentori greci, per il bianco immacolato e gli infissi azzurri.

Fermo nel porticciolo il traghetto per Tenerife, aspetta di ingurgitare passeggeri. Questo è un' altro posto dove è bene capitare all' ora di pranzo, grazie al buon numero di ristorantini che si susseguono alla fine della sua  bella passeggiata, il paseo de los poetas.
L' atmosfera rilassante e la quiete fanno di questo posto uno dei più ispiranti e contemplativi di tutta l' isola, soprattutto quando si raggiunge la sua estremità meridionale, sormontata dal Dedo de Dios, un pinnacolo che si innalzava dal mare di fronte alle scogliere, che nel 2005 è stato divelto da una tempesta tropicale come si evince da una raffigurazione del prima e del dopo sul muro di una casetta.
Il dito non è più al suo posto, ma la sua base conserva ancora il vecchio fascino e insieme alla scogliera che racchiude il porticciolo ricreano nel mio immaginario la chiara impressione di trovarmi all' interno di un fiordo, pur non avendone mai visitato uno di persona.



sabato 16 aprile 2016

La ricerca continua #Maspalomas, #Playa del Inglès, #Meloneras #Clio #Ingenio



Abbiamo noleggiato una macchina, la Guagua è troppo cara per muoversi da nord a sud, in realtà con la spesa di due viaggi andata e ritorno ci abbiamo pagato la macchina per due settimane! Già! 46€ e pochi spiccioli. Con la macchina abbiamo la possibilità di muoverci meglio e battere tutta la zona del sud per la agognata ricerca del lavoro, infatti sono due giorni che non facciamo altro, ormai Maspalomas, Playa del Inglès e Meloneras sono tappezzate coi nostri curriculum.

Se avete amici o parenti da andare a trovare quest' anno preparatevi, perchè probabilmente gli interni dell' appartamento saranno diversi da come ve li ricordavate! Speriamo anche che tutto questo tappezzare al fine dia i suoi frutti, ma per ora, sembra che nessuno abbia ancora davvero bisogno di noi..peccato, sapessero con chi hanno a che fare. La soddisfazione sarà che una volta tornati in Italia, quando ci contatteranno, avremo un sacco di proposte da rifiutare! Ma anche qualcosa e qualcuno da ricordare.

Perchè alla fine quello che rimane sono i gesti, disinteressati, non necessari, soprattutto perchè ti viene da chiederti, nonostante ti piaccia che stia succedendo, perchè un uomo che vive da 20 anni sull' isola e dopo 15 si è aperto il suo bel ristorantino sulle alture della Villa di Ingenio, il posto dove ci piacerebbe sistemarci, dovrebbe prendersi a cuore la nostra situazione e aiutarci, consigliarci, mandarci a nome suo, volere le nostre referenze per cercare tramite i suoi contatti e le sue conoscenze di trovarci un lavoro?

Forse perchè anche lui 20 anni prima ha provato le nostre difficoltà e incertezze, forse perchè anche lui ha avuto qualcuno ad aiutarlo, forse solo perchè è una brava persona o forse perchè comunque per alcuni, essere cittadini dello stesso paese fuori confini ha ancora un valore, perchè una volta funzionava la solidarietà tra compaesani.
Vabbè a parte i sentimentalismi, le brave persone ci sono ancora e alle volte questo ci fa credere che anche noi ce la possiamo fare se non perdiamo la tenacia. Quindi oggi, oltre a visitare le grandi mecche dell' accomodation, vere cattedrali nel deserto dentro le quali ci si sente mignon, abbiamo anche messo a perdere i pensionati di Ingenio alla ricerca di appartamenti in affitto. Domani dovremmo andarne a vedere uno, speriamo ci piaccia. Quello che piace a noi e che abbiamo apprezzato finora dell' isola: 1) la programmazione radiofonica isolana non prevede il passaggio di pezzi ammorbanti e strappalacrime, ma solo canzoni allegre e leggere, nessuna Adele che rimpiange ex lasciati da tempo, nè Malike che lottano contro il tempo e contro le proprie paturnie. Voglia di sole e spensieratezza.

2) L' esperienza della spiaggia non assomiglia ad un incubo di David Lynch con personaggi deformi che si contorcono tra urla demoniache di bambini ingestibili, bonghi percossi fino ad incendiarsi le pelli ustionando il vicino di ombrellone, o Reggaetonate da Chicani che si chiamano Papi con fidanzate Paquitas a forma di pera, no, tutto molto calmo, silente, ordinato. 3) Traffico inesistente, rispetto del pedone con arresto del veicolo ben prima delle strisce pedonali, guida ordinata, rispetto delle carreggiate e sgombero delle corsie di sorpasso ed immissione in tempo reale.
4) Orgoglio riguardo ai prodotti locali che si tratti di cibo, risorse umane e bellezze del territorio, grande cura nella pubblicizzazione e nella sponsorizzazione dei frutti della loro terra, che siano Aloe, Chirurghi o terrazze a picco sul mare.
Per ora è tutto, al prossimo post speriamo di avere una casa e un lavoro di cui parlare.

martedì 12 aprile 2016

Perdita e ritrovamento della #motivazione #ilsud #thesouth #puerorico #amadoresbeach #playa #spiaggia #puertoMogàn #canarie #CanariesIsland #GranCanaria #Spain



La demoralizzazione ci ha un pò tagliato le gambe, non tanto per la mia prima esperienza lavorativa, perchè eravamo consci che sarebbe potuto accadere, o forse anche dovuto, in quanto a volte pare sia un passaggio obbligato per poi accedere ad un livello successivo di consapevolezza, ma piuttosto per una telefonata ricevuta in cui si prospettava un' interessante proposta di lavoro a Genova per Ale e alla quale doveva rinunciare in quanto dal momento in cui era trapelata la notizia non avrebbero potuto aspettare che prendesse il primo volo per presentarsi al colloquio. Lo sconforto si è presto trasformato in rabbia, vista la beffa giocataci dalla sorte! Dopotutto eravamo a Genova fino a tre giorni prima!

Prima di addormentarci non c'era verso di pensare in positivo ed era stato tradotto tutto in grosso sbaglio: allontanarsi da casa, pensare di poter venire qui ad avere un' esperienza era costato caro, credere poi che qui si potesse agognare ad avere una vita migliore era subito stato sfatato, ci sentivamo come due sognatori a cui viene presentata brutalmente una triste realtà, dopo che hanno sentito decantare da altri solo una chimera. Pensavo solo all' equazione Paese dei balocchi, Lucignolo, Pinocchio e il risultato era sempre "aspettative tradite". Ci siamo messi a cercare voli per il rientro. Cori nelle orecchie di grilli parlanti ci attendevano al varco: "cri..cri..te l' avevo detto!..cri..".

E invece al risveglio abbiamo tirato fuori il martello, per chi capisce le citazioni, abbiamo ricomposto gli zaini per raggiungere il sud dell' isola, dove pare che il sole non manchi mai, raggiunto la stazione della guagua e comprato un biglietto per Puerto Rico, pernottato due notti in un appartamento fighissimo con la porta a vetri che si apre sulla piscina, guardato il sole finchè non tramonta dietro le rocce e avuto un promettente colloquio in due lingue grazie agli amici che ci hanno portato a perlustrare una zona che non conoscevamo.

 Magari non basterà neanche stavolta, magari ce ne vorranno molti altri, ma il punto è che se anche torneremo indietro sarà solo dopo averci provato. E allora anche dare la martellata al grillo perderà il suo valore. Quello che è triste riscontrare, e questa sarà il mio ultimo riferimento in merito, che si percepisce una sorta di mal celata goduria nei nostri connazionali, ad aspettare il fallimento di chi tenta di allontanarsi dalle regole del bel paese. Sono pochi quelli che sinceramente hanno buone parole per incentivarti a credere che stai facendo una bella cosa . Non si vuol parlare di scelte di vita, per carità, solo di tentativi, ma è più facile trovare coltri di serpi che aspettano il passo falso e la resa, piuttosto che sperare nel tuo successo che possa essere di ispirazione per altri.

Anche in loco, alcuni italiani con cui ci è capitato di parlare alla spiaggia, una volta con il culo al sicuro e le spalle parate da un lavoro, pare che si sentano obbligati ad innalzarti dal loro pulpito di granelli di sabbia per obiettare sulle tue possibilità, sulla difficoltà nell' ottenere i documenti, o di trovare un affitto basso. Ma ragazzi, capisco che la regola non valga per tutti, e che nella vita ci voglia culo, ma chi l' ha detto che la mano vincente ce la debbano avere sempre gli altri e poi, se fosse tutto così complicato, diamine, loro che ci fanno ancora qui? Regola II non fidarsi dell' italiano all' estero che fa di tutto per farti rimpatriare, selezionare bene le informazioni, non basarsi su quello che dicono altri, toccare con mano prima di decretare.Le ultime due parole vanno spese invece in favore di chi vive e parla con entusiasmo e possibilismo della vita sull' isola e che per il tempo che condividiamo ci regala più serenità e ottimismo rispetto a quello che per ora riescono a fare i nostri cervelli lambiccosi, voi sapete chi siete.

domenica 10 aprile 2016

Diario di una presunta esperienza lavorativa in quel di Gran Canaria


Gran Canaria _ Las Palmas Aprile 2016

Lasciamo Bergamo con il classico cielo plumbeo e l' aria odorosa di terra concimata intrisa, per atterrare circa 4 ore dopo sulla più tonda delle isole canarie, con un clima anche peggiore. Dopo aver illusoriamente sorvolato una soleggiata Fuerteventura, scivolando con gli occhi dalle sue pendici brulle fino ai porticcioli sul mare, ci avviciniamo virando a quella che sarà la nostra patria per i prossimi tempi. Sulla durata dei quali non ci è dato sapere.

Il clima ci demoralizza da subito, il vento che tira anche di più, e noi non siamo granchè equipaggiati per affrontarlo. Abbiamo gli zaini stracarichi di maniche corte e gambe nude.Ci sistemiamo nella camera del nostro ostello e usciamo in perlustrazione, visto che il viaggio dall' aereoporto alla capitale ci ha mostrato, in sequenza, la zona industriale, quella dei grandi complessi commerciali, casermoni colorati che si inerpicano fin sui monti tutti appoggiati gli uni agli altri come a sorreggersi per non capitombolare a valle come cubi senza controllo.Ci imbattiamo nel parque di Santa Catalina, oasi di Las Palmas, non l' unica ma la più vasta forse. Una grande piazza pedonale tagliata in due dal passaggio della Guagua, la linea degli autobus cittadini, alberi, panchine, aiuole fiorite e tendoni come vele, sotto i quali si riparano dalla pioggia nebulizzata, tavolini di vecchietti che giocano a domino.
Ci fermiamo a mangiare lungo la passeggiata che sovrasta la playa de las Canteras, un cameriere italiano ci da le prime dritte. Ora siamo in bassa stagione, lavoro in zona ce n'è poco, ma qualcosa si può trovare nel centro storico di Triana e Vegueta, più interni e più riparati.


 Il giorno dopo andiamo a perlustrarli e lascio il mio primo curriculum ad un ristorante italiano.
Il giorno successivo ritorniamo per battere ancora la zona, ma il clima infame dà l' impressione che nessuno avrà voglia di accomodarsi nei dehors delle caffetterie e dei piccoli ristorantini che animano le traverse della Calle Triana. La sera il cellulare squilla per tre volte e in pochi minuti prendo accordi per il mio primo giorno di prova. Mi presento come concordato alle 11 ma i titolari non ci sono, al loro posto un bislacco personaggio con l' accento romanesco, un pò scoppiato, un pò derelitto, si presenta come quello che sta aiutando i proprietari a tirar su il locale, data la sua competenza in materia. Italiani fastidiosi all' estero parte I.


Io detesto l'italiano all'estero. Ha quel costante modo di porsi come se ne sapesse sempre più degli altri, quel fare da "arrivato",da sopravvissuto, che è qui da prima quindi è sempre un passo avanti, qualsiasi cosa tu sappia fare lui la fa meglio e da più tempo, si è fatto da solo, ha visto girare più soldi che il casinò di Saint Vincent, ha gestito i meglio ristoranti dell' isola, ma..adesso è finito qui, in una bettolina di 40mq compresi cucina, magazzino, bagno e dehor.

 Fino alle 15 non entra un cane che sia uno, ne approfitto per smontare tutto il bar che è uno schifo, disordinato è il primo aggettivo a cui ho pensato appena sono passata al di là del banco, (che non ha pedana, al posto della classica linea di sportelli refrigerati in metallo ha 4 frighetti da gelati con apertura superiore in cui sono state lanciate o fatte cadere alla rinfusa decine e decine di birre di qualsiasi marca e provenienza, e un lavandino posto ad un' altezza da terra di 50 cm nascosto sotto il banco, dove anche lavare una singola tazzina può compromettere la colonna vertebrale per sempre) poi ho capito che era un eufemismo. Mi convinco che oltre a essere porto franco, zona economica speciale, paese con iva al 7% e benzina a 0,83 cent. al litro, Gran Canaria gode anche di una politica sui controlli igenici molto più blanda della nostra, perchè altrimenti questo posto avrebbe chiuso prima ancora di attaccare l' insegna!


Comunque, dopo il suddetto mazzo che ha interessato una minima parte del delirio presente, vengo liberata fino alle 18 per poi fare ritorno e prestare servizio fino alle 23 passate. Si susseguono avventori attirati dalla musica dal vivo in strada che rallegra il vicolo, inizio a trottare e quindi a divertirmi, molti sono clienti italiani, qualche spagnolo, pochi inglesi, soprattutto donne.


Più passa il tempo e più osservando il personaggio e i proprietari mi rendo conto che l' italiano all' estero è così: male imbelinato, approssimativo, ma piace. Piace la chiacchiera, il gesticolare che invita ad entrare, il suggerimento su cosa assaggiare, e alla fine, il romano diventa il top della ristorazione made in italy, con la sua aria da "mi arrangio", con i suoi capelli lunghi e disordinati, il suo muso pronunciato e gli angoli della bocca tirati verso il basso, lui che non sorride mai ma non gli manca la voglia di chiedere agli avventori da dove vengono, che attività hanno, magari cercando nuovi sbocchi per la sua permanenza sull' isola. Si muove tranquillo, mi ordina birrette e spritz, mentre dalla cucina escono pizze decongelate e cotte in un fornetto elettrico, che alla fine riescono persino ad essere belle e invitanti.

Un gruppo prende linguine allo scoglio e io osservo saltare in padella i frutti di mare col pomodoro fresco, aggiungere la pasta precotta e trasformare un rettangolo di ceramica bianca che fino a poco prima era vuoto, in un piatto allegro di colori e profumi che potrebbe uscire dalla cucina di un vero ristorante e non da questo buco piccolo e senza attrezzature. E invece è così, miracolo italiano all' estero. La regola del mi arrangio vince sulla mia indignazione di professionista seria. Il tutto mi stupisce e mi abbatte, so che non voglio adeguarmi agli standard, eppure riconosco chi sono i veri vincitori. Alla fine di tutto, quando sto per mollare la mia indignazione per dare una possibilità a questa gente, vengo retribuita con 35€! Saluto con un addio per sempre, non mi avrete.

A nulla servono i salamelecchi sulla mia bravura, o i tentativi di farmi credere che in altri locali paghino anche meno per le stesse ore. Prima regola: occhio ai connazionali sfruttatori, Seconda regola: da domani ci si informa prima su orari e compensi. Torno in ostello che mi fumano le orecchie.



martedì 10 novembre 2015

Istruzioni al viaggio - farneticazioni postume di una viaggiatrice transoceanica


Un altro viaggio è finito, un altro posto è stato esplorato. Ogni luogo conserva i suoi segreti, comunque, e il fatto che l' essere umano abbia una visione soggettiva, spesso basata sulle emozioni, oltre che sulle esperienze "qui e ora", assicura al mondo di essere sempre un bel posto da visitare, sempre nuovo agli occhi di chi lo vuole guardare, magico e sempre attuale.
D' altronde poi i viaggi modaioli non sono il mio forte, perciò non corro il rischio di prediligere mete blasonate. Che poi anche questo non è vero. E comunque, il "mio" viaggio, ovunque mi porti, sarà sempre e solo il "mio" viaggio.  E parlo volutamente al singolare, non per escludere chi ha condiviso e condividerà con me mete ed esperienze, ma perchè poi, senza tristezze e male interpretazioni, anche in coppia o in gruppo in certe cose si è da soli, e il viaggio, seppur diviso a metà, sarà comunque anche un viaggio in solitaria, introspettivo.
Meglio soli o in coppia, è la domanda che mi sentirò fare nei prossimi giorni e che mi sono già fatta durante questo mese eterno messicano.
Niente è meglio di niente. Viaggiare soli è bello, è coraggioso, è libertà di fare solo quello che vuoi tu, con i tuoi tempi e con le tue deviazioni. E' parlare con se stessi la maggior parte del tempo e diventarsi amici, riscoprirsi affini, è parlare con gli altri con estrema facilità, è necessità di dialogo, voglia di conoscere altre storie, capirle e spesso condividerle, provare ammirazione e trarre spunto senza mai allontanarsi dal proprio stile, è sapere quello che è giusto per te anche quando non sai neanche dove stai andando nè cosa farai il giorno dopo.
E' sorridere da dentro e illuminare il fuori, mentre gli altri "non viaggiatori singoli" ti osservano e non capiscono, è incrociare lo sguardo di un altro come te e ritrovarci la stessa espressione, la stessa beatitudine, e condividere un piccolo segreto di serenità e amore per tutto quello che ti circonda e che finalmente riesci ad ascoltare. Ed è quello che ricerchiamo, a tratti, quando viaggiamo in coppia e ci stacchiamo dal contatto creandoci il nostro spazio. Abbiamo bisogno di quel distacco, abbiamo bisogno di elaborare cosa vediamo, masticare le nostre sensazioni, assaporare le emozioni che ci provoca quello che stiamo vivendo. E anche se siamo in due e non c'è cosa più bella che dire all' altro " guarda che cielo, guarda che incanto..", la digestione di quel momento è solo nostra, del tutto personale.
Profondamente personale. Questo è quello che manca ad un viaggiatore singolo, qualcuno a cui dire " guarda che cielo, guarda che incanto..", ma è qualcosa che non dura, dal momento che inizi presto a dirlo a te stesso, perchè è con te che stai viaggiando. Da sempre. Ininterrottamente. Ma per assurdo lo scopri solo in quel momento. E ti piace talmente tanto che vorrai farlo ancora, finendo per chiederti se sarai mai più capace di viaggiare con qualcun altro che non sia te stesso.
Il bello di viaggiare in due è guardare l' altro e ritrovare in lui la beatitudine di cui sopra, la stessa che calma il tuo animo, che dipana il dubbio che ti assale quando pensi che il tuo ruolo sia quello di rendere il vostro viaggio indimenticabile. A tal punto da convincertene e rivestirti di un incarico che non ti compete e che dovresti invece lasciare alla natura. Lei ha il potere di stregarti, tu di saperla apprezzare. La preoccupazione che le mete che hai scelto, la tappa giornaliera, siano all' altezza delle aspettative del tuo compagno di viaggio, non ti farà godere il viaggio stesso. Ricordati sempre che non sei un tour operator e non hai a fianco un cliente esigente da soddisfare, ma qualcuno che con molta probabilità ha scelto di seguire te, prima ancora che il tuo itinerario.
Quindi saziati di quell' espressione beata che gli si dipinge in volto ogni volta che apprezza quello che vede e quando la riconosci, prendigli la mano, perchè in quel momento stà assaporando, masticando e gustando quello che avete avuto l' onore di vedere e vivere insieme, e quel tocco leggero di una mano che scivola dentro un' altra è solo e unicamente dire " eccoci qui, io e te, nello stesso posto ad emozionarci per la stessa cosa, nello stesso istante, anche se le sfumature saranno diverse".

La strada non è tua, non la conosci, tua è solo la responsabilità di mettere un piede davanti all' altro per continuare ad andare avanti, nella direzione che ti sei scelto e che ti regalerà emozioni, se solo permetterai ai tuoi occhi di guardare, al tuo naso di riempirsi di profumi e odori nuovi, alla tua mente di svuotarsi per accogliere altri ricordi. Viaggiare è un' arte, adattarsi è sopravvivere, cambiare testa, capire anzichè giudicare e accettare quello che non si può cambiare, anche il fatto di essere diversi. Il viaggio è conoscenza, non solo di ciò che esplori a passi, non solo di ciò che assaggi con la bocca, non solo di ciò che catturi con lo sguardo. E' conoscenza di se stessi in una dimensione diversa da quella in cui siamo abituati a contestualizzarci, è prendere visione dei nostri limiti ed è scoperta delle nostre capacità che abbiamo testato così poco fino ad ora, è presa di coscienza, e consapevolezza che quel traguardo superato non potrà più essere taciuto, nè dimenticato.
Ciò che si impara in viaggio non si dimentica una volta tornati a casa. E' crescita sbalorditiva di parecchi centimetri ogni volta che si trova una soluzione ad un imprevisto, e gli imprevisti spesso si rivelano opportunità. L' opportunità di sentire drizzarsi la schiena per intero per la prima volta dopo tanto tempo, nel tipico gesto di chi finalmente diventa fiero di se stesso. Viaggiare è raffrontare il proprio mondo con quello degli altri, senza fare paragoni, senza decretare un vincitore, senza sentirsi migliori, ma solo talvolta sentendosi felici per quello che si ha. A volte sognando di vivere in un posto diverso invece.
Viaggiare è sfidarsi con amore senza costringersi, è guidarsi fuori da un involucro di finte sicurezze e di necessità non necessarie, è  imparare a distaccarsi dal superfluo e ad attaccarsi all' imprescindibile, è mostrare a se stessi una certa via e scoprire che non vi si potrà più rinunciare.
Viaggiare è sapere a priori, già dal primo giorno, senza aspettare l' ultimo, che se tornassi indietro ripercorreresti esattamente le stesse strade che hai percorso e rifaresti le stesse scelte che hai fatto, perchè è grazie a questo che il tuo viaggio è stato quello che è stato, e se vorrai viverne un altro, uno diverso, potrai sempre ripartire e tutto sarà nuovo ancora una volta.Viaggiare è abbandonare un pezzo di sè in ogni parte del mondo e portarsene via molti di più. Viaggiare è rendersi conto della fortuna che abbiamo a poter fare un' esperienza del genere. Viaggiare è anche tornare, che sempre strada è. Quella di casa.




giovedì 5 novembre 2015

#Puebla #Popocatepetl #Muerte #Sueno #lamiamorte #Cholula #chiese #Mexico


Atterriti,terrorizzati, frustrati all' idea di prendere un altro autobus per raggiungere la città di Puebla che pare disti appena 5 ore di viaggio da Oaxaca, ci carichiamo mesti gli zaini sulle spalle. Per complicare la situazione non andiamo al terminale Ado che ci costerebbe quasi 1000 pesos, ma preferiamo servirci di un bus di seconda classe. Quando però vediamo dove sorge la stazione e le fattezze di alcuni vecchi autobus posteggiati iniziamo a tremare. Davanti agli occhi ci si prospettano scene da incubo di cassoni lanciati a folli velocità tra rombi assordanti, sbuffi di fumo nero dallo scarico, gomme bucate in mezzo a strade impraticabili con i passeggeri uomini costretti a fare da crick umano per sostituire una, due o anche tutte le ruote!
Bisognerebbe capirlo che ci sono paesi e paesi in cui fare i tirchi! Inoltre per complicare il tutto, il nostro autobus non ferma a Puebla, ma ci lascerà nelle vicinanze.
Invece, grazie al cielo ci capita un bel Volvo fiammante e due bei posti i prima fila vista strada, con ampio spazio per le ginocchia di Terry e nessun vecchio sdraiato davanti!
Il problema è che l' autista non va più veloce dei 60 neanche entrati in autostrada, contribuendo alla necessità di bestemmia  dei sottoscritti. Terry per la disperazione si mette a dormire e rimango da sola a sacramentare mentre tutto il Messico ci supera. Ogni tanto l' autista effettua fermate abusive, nel bel mezzo della carreggiata per raccogliere viaggiatori che stazionano nei pressi di cavalcavia o che bellamente passeggiano sulla corsia di emergenza.
Poi sale una venditrice ambulante con cestini ricolmi di ingredienti separati tra loro e inizia a riempire Tacos di carni varie, riso, insalate e salse..l' intero autobus si accalca sul davanti per servirsi e accaparrarsi il suo pasto. Ovviamente tutto mentre il viaggio prosegue e pure l' autista non rifiuta il suo taco e coca cola. Dopo due ore e mezza abbiamo percorso solamente 75 km e ce ne mancano circa 225..di questo passo arriveremo di gran lunga oltre le aspettative, immaginate l' impennata di Cristi quando becchiamo anche coda, invece, non si sa come, alle 17:15 l' autista ci deposita in mezzo all' autostrada, dicendoci che se raggiungiamo la rampa inferiore potremo prendere un bus per Puebla. Siamo interdetti. Ma non abbiamo alternativa, per fortuna il sole non si è ancora eclissato! Prendiamo il bus che viaggia per circa mezz'ora, e poi un' altro che dopo altri 15 minuti ci vomita nei pressi del centro, che è chiuso al traffico per le celebrazioni di coda del dia de los muertos.
Migliaia di gente in strada, un cordolo senza fine si è schierato da entrambi i lati del Boulevard 5 de mayo, quasi ad accogliere gli extraterrestri con gli zaini sulle spalle e i capelli a spazzoletta! Risaliamo tutta la calle 4 da oriente a poniente, girando di continuo le teste a destra e a sinistra a guardare tutto quello che ci passa di fianco, già ci siamo resi conto dal viaggio in bus che Puebla è enorme, ora scopriamo anche che è enormemente ricca e viva.
Molliamo gli zaini in ostello e usciamo a scoprire cosa ci aspetterà nei prossimi 3 giorni in questa città di cultura, di chiese colorate e di piccole corti nascoste all' interno di grandi palazzi, decorati con mattonelle di ceramica moresca e mattoni rossi.
Il sole ci sveglia filtrando dal soffitto alto a travi dell' ostello e ci predispone ad una nuova giornata di passeggio immersi nel reticolato urbano di questa città così attiva e dirigendoci verso la cattedrale un grande teschio gonfiabile attira la nostra attenzione: "La muerte es un sueno" recita il titolo dipinto sulla calavera e gli attori si pongono l'obiettivo di regalare un'esperienza sensoriale simile al trapasso.
"Solo los muertos lo saben", dice un' altra scritta, ed ecco quello che ci apprestiamo a vivere: l' esperienza della morte vissuta da chi ci lascia invece che come siamo abituati a concepirla, dalla parte di chi resta. Prima di consegnarci una mascherina per coprirci gli occhi, i nostri traghettatori ci invitano a lasciarci andare, al fine di vivere pienamente questa esperienza, di sentirci liberi di ridere, piangere, ballare e urlare se ne sentiamo l' esigenza. Poi le maschere calano sugli occhi e mi sento prendere le mani per essere condotta all' interno di quella che presumibilmente è una stanza all' interno della calavera gonfiabile. Mi fanno sedere su una sedia mentre una musica inizia a risuonare e piccole gocce vaporizzate di acqua profumata mi fanno drizzare i peli sulle braccia, mani mi accarezzano poi mi viene messo tra le mani un orsacchiotto, le mani premute sul petto, un cioccolatino premuto delicatamente sulle labbra e lasciato entrare in bocca. La musica cambia, al posto dell' orsacchiotto un fiore stretto a forza tra le dita e schiacciato di fretta al petto, un velo calato sul viso fino alle ginocchia.
Sono morta, nella cassa, le orecchie rimbombano di note convulse, respiro più rapido. la musica si placa, note dolorose, pianti e singhiozzi, femminili, maschili, vicino alle mie orecchie, intorno a me. Mi piangono, e io li sento, ma non li posso vedere. Soffrono, mi parlano. Del tempo trascorso insieme, del pezzo di vita condiviso. Mi ringraziano. Sono al mio funerale. Estremi saluti. Poi silenzio. Rimango nel mio buio, in attesa che qualche anima venga in mio soccorso, arrivano, mi accarezzano, mi soffiano aria fresca, mi abbracciano con le mie stesse braccia e io mi sento e mi proteggo, poi mi prendono le mani e mi fanno alzare, musica di festa, voci allegre e cori sempre più forti, balliamo, una danza leggera, la musica mi entra nelle orecchie e immagino un prato verde in cui danzare leggeri e bianchi, tra la leggerezza di un corpo senza più preoccupazioni.
I suoni si attutiscono, goccioline di pioggia sulla pelle, pace. Una voce ci guida e le maschere si alzano, ma gli occhi rimangono chiusi, alziamo il viso verso l' alto, per rimanere ancora connessi per un pò con i nostri morti, la porta è ancora aperta, il filo ci lega ancora. Li vedo tutti lì, sopra di me, i loro volti, la serenità negli occhi, le facce sorridenti, le lacrime iniziano a sgorgare tra le ciglia degli occhi serrati, poi piano piano li apriamo e ci guardiamo in faccia, tra il commosso e l' imbarazzato. Ci abbracciamo tra noi, per ricordarci che noi ci siamo ancora, per non permetterci di sprecare quello che abbiamo ora che potremmo non avere più domani, per ringraziare quello che abbiamo la possibilità di vivere e troppe volte diamo per scontato.
Il resto è bello, bellissimo, cattedrali, chiese, un piccolo vulcano di 13 metri, nato da un' eruzione di 400 anni fa del Popocatepetl, in cui calarsi dentro, il più piccolo al mondo, Cholula, la città delle chiese, si dice 365, una per ogni giorno dell' anno, ma nessuno lo sa con certezza se è davvero così, una piramide, enorme, la piramide più grande del mondo, non per altezza, ma con la base più grande del mondo, ricoperta e annientata costruendoci sopra una chiesa, che svetta sulla città, prolungamento dei tentacoli di Puebla. Il Popocatepetl osserva dall' alto fumando bianco. Comida tipica, il mercato dei sapori, la città rombante e strombazzante di traffico di giorno e silenziosa e addormentata alle 11 di sera, quando in pace torniamo verso la nostra stanza, per aspettare ancora un altro sole che domani mattina ci darà ancora il buongiorno, lui che non si stanca mai di farlo.